A Bologna l’arte concettuale e partecipativa di John Giorno

Alla Sala delle Ciminiere del Mambo fino al 3 maggio prossimo è possibile visitare la prima grande retrospettiva italiana dedicata a uno dei protagonisti più radicali e visionari della cultura contemporanea. John Giorno: The Performative Word celebra il poeta e performer magnetico che ha saputo trasformare la parola in forma d’arte. 

Nato il 4 dicembre 1936 a New York da una famiglia di origini italiane, John Giorno studia alla Columbia University, dove si laurea in Storia dell’Arte nel 1958. In quegli anni si avvicina alla poesia, ma fu l’incontro con l’arte visiva a determinare la svolta decisiva nella sua carriera. A partire dagli anni Sessanta, Giorno entra nel cuore pulsante dell’avanguardia newyorkese, diventando parte integrante di una vivace comunità artistica. Già nel 1963 era riconosciuto come una delle voci più originali e attive della scena artistica, anche grazie alla sua partecipazione come protagonista nel celebre film Sleep di Andy Warhol. 

Figura cardine della New York d’avanguardia, poeta, artista e attivista, John Giorno ha infranto i confini disciplinari facendo della poesia un corpo vivo, un gesto capace di abitare luoghi inattesi. Le sue amicizie e collaborazioni con alcune delle figure più significative di quegli anni. Oltre a Andy Warhol, Robert Rauschenberg, William Burroughs, John Cage e Patti Smith. La fondazione, nel 1965, della Giorno Poetry Systems – la piattaforma no-profit che ha rivoluzionato la diffusione della poesia intrecciandola con musica, arti visive, impegno politico e pratiche comunitarie – testimoniano l’impatto imprescindibile che Giorno ha avuto nella storia dell’arte.

John Giorno’s Dial-A-Poem. 1970. Photo credit: Unknown. 8 x 10 inches, b/w, photographic print.

«John Giorno ha incarnato, come pochi altri, la possibilità di una poesia che si fa esperienza del mondo, che abita il corpo, la voce e lo spazio, aprendosi alle forme e ai linguaggi dell’arte contemporanea», spiega Lorenzo Balbi, curatore della mostra. 

L’esposizione ripercorre la pratica multiforme di John Giorno attraverso diversi nuclei di opere, mostrando come l’artista abbia valorizzato il linguaggio poetico nelle sue dimensioni plastiche, relazionali e performative spingendo la parola a sconfinare nel territorio delle arti visive e delle reti di telecomunicazione. Larga parte della sua produzione artistica reimpiega estratti delle sue poesie replicati su diversi supporti, con l’uso di colori accuratamente scelti e un font iconico. Epicentro è Dial-A-Poem, l’iconica opera interattiva con cui l’artista ha reso fruibili al pubblico, attraverso un numero di telefono da comporre, le registrazioni delle voci di poeti, artisti, musicisti e attivisti intenti a leggere le proprie composizioni. Il progetto pioneristico che trasformò il telefono in uno strumento di diffusione poetica su larga scala fu originariamente prodotto nel 1969 e presentato successivamente nel 1970 nella mostra Information al Moma – Museum of Modern Art di New York. L’opera divenne un lavoro emblematico dell’arte concettuale partecipativa, ampliandosi negli anni fino a raccogliere 282 registrazioni di 132 autori, tra cui Patti Smith, Allen Ginsberg, Amiri Baraka e generando edizioni internazionali in diversi Paesi come Dial-A-Poem France, Dial-A-Poem Mexico, Dial-A-Poem Brazil, Dial-A-Poem Thailand, Dial-A-Poem Switzerland.

John Giorno, Dial-A-Poem (2012 version), 1968-2012, Telephone, soundfile player with 200 digitally recorded poems from 80 poets, courtesy of Giorno Poetry Systems

In occasione di John Giorno: The Performative Word, nasce la versione italiana dell’opera ideata appositamente per il Mambo, Dial-A-Poem Italy, che ha visto il coinvolgimento di oltre trenta poete e poeti italiani contemporanei, selezionati da Caterina Molteni, curatrice del museo, che hanno prestato la voce al progetto sonoro che conduce il pubblico nel cuore pulsante della visione di Giorno. Tra questi, ricordiamo Antonella Anedda, Domenico Brancale, Milo De Angelis, Valerio Magrelli e Patrizia Valduga. Come nell’opera storica, anche nella sua versione italiana l’ascolto rimane imprevedibile: una chiamata, una voce inattesa, un frammento poetico che trasformano l’esperienza in una performance privata. Un nuovo numero telefonico + 39 051 0304278 è stato attivato in occasione della mostra ed è raggiungibile gratuitamente ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, da chiunque. 

All’interno del percorso espositivo, una sezione dedicata ai materiali d’archivio a cura di Nicola Ricciardi con la collaborazione di Eleonora Molignani, e con un allestimento progettato da Studio Ex (Andrea Cassi e Michele Versaci): poster, lettere, libri e contratti, in alcuni casi mai esposti, tracciano l’evoluzione della traiettoria di John Giorno tra arte e attivismo e mettono in relazione la sua esperienza con quella di altri artisti.

Veduta di allestimento, Sala delle Ciminiere, Courtesy Mambo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di Bologna, Foto di Ornella De Carlo

Immagine di copertina: John Giorno with Dial-A-Poem, photo by Michael McClanathan, 1970 courtesy of Giorno Poetry Systems

Lara De Lena

Lara De Lena

Laureata in Lettere moderne, si specializza nel 2017 in Beni storico artistici con una tesi in arte contemporanea. Dallo stesso anno collabora con il CUBo.

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