A Forlì in mostra ‘Anatomie Digitali’
Si intitola Anatomie Digitali la mostra che inaugurerà questa sera, 1 settembre, negli spazi della Fondazione Dino Zoli di Forlì (Viale Bologna, 288) e che resterà visibile fino al prossimo 12 ottobre 2025. Pensata come prologo alla decima edizione di Ibrida Festival delle Arti Intermediali – la rassegna curata da Francesca Leoni e Davide Mastrangelo nell’ambito di Vertov Project, che dal 2015 si occupa di tutelare e promuovere la videoarte sperimentale, la performance art e le nuove tecnologie audiovisive – Anatomie Digitali celebra i primi 10 anni del fortunato progetto, con oltre 55 artiste e artisti internazionali provenienti da più di 15 paesi.
Un viaggio lungo un decennio per ripercorrere la ricerca proposta da Ibrida Festival nel multiforme e variegato universo della videoarte. Perché Anatomie Digitali è più di una semplice mostra: è un grande organismo in divenire, che cresce, muta e si evolve, esattamente come fa un corpo in carne e ossa. È per celebrare questo primo importante traguardo che i direttori artistici del festival, Francesca Leoni e Davide Mastrangelo, hanno accuratamente selezionato un nucleo di artisti e artiste e una serie di opere che hanno lasciato un’impronta significativa nella costruzione dell’identità visiva di Ibrida. Non è un caso, quindi, che il titolo, Anatomie Digitali, rimandi a una dimensione organica, viscerale, intrinsecamente umana: il pensiero corre alla dissezione chirurgica dei corpi, metafora perfetta del taglio artistico e simbolico operato dai due direttori. Condotta con grande attenzione, pazienza e cura, l’incisione ha seguito i profili degli organi vitali, restituendo un’immagine nitida di quello che può essere definito il vero cuore pulsante di Ibrida: l’evoluzione della sperimentazione.

Il risultato finale di questa dissezione è Anatomie Digitali: un’indagine ponderata e approfondita sull’evoluzione del corpo nell’ultimo decennio, attraverso l’immagine e la tecnologia. Cinque sezioni tematiche esplorano il gesto, l’ibridazione dei codici, le tecnologie di intelligenza artificiale e i linguaggi più specifici di performance, animazione e glitch. Il percorso non poteva che iniziare con una Genesi, evocativo titolo della prima sala, e con due figure chiave, testimoni del delicato passaggio dall’analogico al digitale: Gary Hill e Robert Cahen. In questa sala, gli artisti e le artiste raccontano le origini della videoarte e del corpo mediale, con opere ibride – anche interattive – che disorientano e sorprendono l’osservatore.

Il cammino prosegue con Corpi Elettronici, sala in cui il corpo perde la sua accezione terrena e diventa medium tra presenza fisica e rappresentazione mediatica, grazie ad una nuova interfaccia evanescente e fluida. Nelle opere presenti emergono tematiche delicate, come la convivenza con la malattia e i cambiamenti meno conosciuti che essa comporta, raccontati nel video di Francesca Lolli, attraverso un linguaggio che intreccia materia organica e codici digitali.

Nella terza sala, il segno inizia a farsi più tangibile e materiale; attraverso il linguaggio, la memoria e la disgregazione, Anatomia del Segno riunisce animazioni sperimentali – come nel caso di Compost n.3 del duo Citron/Lunardi – manipolazioni visive e oggetti. Il percorso espositivo prosegue con Ibrida Prize, una selezione delle opere vincitrici delle ultime edizioni del festival, ospitata nella quarta sala e termina, infine, con Segnali, la quinta ed ultima sala.

Qui, il segno torna a disgregarsi e farsi sempre meno comprensibile, abbracciando gli errori del glitch – parola inglese che indica letteralmente un guasto momentaneo in un sistema elettronico o digitale – e cogliendo i nuovi impulsi offerti dalle neonate tecnologie AI.
Gli artisti e le artiste ospitati in questa sala, riflettono sulle possibilità e sui turbamenti che queste pratiche post-umane possono scatenare nel fruitore. In questo nuovo mondo, il presente può arrivare perfino a rappresentare una trappola alienante, come testimonia l’opera di Matteo Campulla. L’articolata disamina di Anatomie Digitali delinea un universo metamorfico che, a tratti, può apparire spaventoso o respingente, ma che in realtà si rivela veicolo di nuovi stimoli e prospettive. Le tecnologie e linguaggi del futuro si intrecciano, in attesa di essere scoperti, pronti ad arricchire e rinnovare lo sguardo del fruitore.
Foto copertina: Gary Hill, Self series, Courtesy l’artista e Galleria Lia Rumma Milano, Napoli

