A MODENA con Lanfranco e Wiligelmo
«Inter scultores quanto sis dignus onore, claret scultura nunc Wiligelme tua»
«Quanto tra gli scultori tu sia degno di onore, è evidente ora, o Wiligelmo, per la tua scultura»
(Epigrafe, Duomo di Modena)
Il Duomo di Modena rappresenta uno dei più importanti capolavori dell’Arte Romanica in Italia e in Europa.Il termine Romanico compare nell’Ottocento in Francia, per indicare uno stile artistico e architettonico che accomunava gli edifici di tutta Europa tra XI e XII secolo d.C. e che recuperava, reinterpretandoli, i modelli dell’antichità romana, in base al rinnovato clima socio-politico, culturale ed artistico del tempo. Così, in linea coi valori del tempo anche a Modena si volle una nuova Cattedrale in grado di offrire una più degna sepoltura al Santo Patrono.
II 9 giugno 1099, come ci informa una iscrizione sulla facciata, viene posata la prima pietra del Duomo. Il materiale con cui viene costruito è in gran parte di reimpiego: proviene dai resti della antica Mutina romana, che giace sepolta sotto metri di depositi alluvionali riversati sulla città dalle onde di piena dei fiumi che si verificarono nei secoli delle invasioni barbariche. Il compito della sua progettazione viene affidato al celebre architetto Lanfranco e sul suo progetto si innesta armoniosamente l’opera scultorea di Wiligelmo e della sua bottega.
A Wiligelmo dobbiamo in particolare la realizzazione delle quattro lastre con le sculture a rilievo dal Libro della Genesi che si trovano sopra i due portali della facciata del Duomo: possiamo ammirare la storia dell’uomo, dalla creazione di Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso terrestre, puniti e costretti a lavorare la terra, fino alla salvezza dell’uomo dopo il diluvio universale. Le qualità di Wiligelmo e della sua bottega si esprimono anche sugli altri portali del Duomo: la Porta dei Principi, la PortaRegia e la Porta della Pescheria.
Dai tralci abitati dei portali (decorazioni con motivi vegetali contententi figure di uomini, animali e esseri fantastici) ai capitelli e fino alle metope poste sui salienti del tetto, il Duomo è pieno di creature mostruose e fantastiche che sembrano osservare e mettere in guardia il visitatore sui pericoli del mondo: ermafroditi , antipodi (esseri che camminavano a testa in giù), uomini a tre braccia, sirene bicaudate, ittiofagi (creature mostruose che si nutrivano solo di pesce) e fanciulle gigantesche … esse rappresentano una galleria unica di straordinaria semplicità e impatto allo stesso tempo, e riassumono bene lo spirito, le paure e la visione del mondo dell’uomo medievale.
Alla scuola di Lanfranco e Wiligelmo segue in una seconda fase l’opera dei Maestri Campionesi, famiglie di artisti e artigiani a cui dobbiamo alcune modifiche alla Cattedrale, il completamento della Ghirlandina, il bel rosone che vediamo sulla facciata, arricchito nel Quattrocento da vetrate decorate con la tecnica del mosaico su vetro con grisaglia, che permette alla luce di entrare: pratica e spirituale a un tempo.

