A spasso per Zamboni

di Virginia Pedani

Nota tra le pagine dei libri di storia come Strada San Donato, dopo la riforma toponomastica della seconda metà dell’Ottocento divenne via Luigi Zamboni in tributo a uno dei primi martiri in nome dell’Unità d’Italia e – sostiene la cosiddetta ipotesi bolognese – ideatore assieme a Giovanni Battista De Rolandis del tricolore italiano.

Via Zamboni è espressione di coordinate che racchiudono in sé l’anima più sincera e trasversale del capoluogo emiliano-romagnolo; infatti, questa arteria che parte dalle Due Torri di piazza di Porta Ravegnana e arriva fino a Porta San Donato è un concentrato di arte, musica e scienza rimasto intatto, o quasi, al trascorrere del tempo.

In un momento in cui non ci è possibile visitare fisicamente – se non tramite prenotazione e con limiti di capienza molto ridotti – alcuni dei luoghi che hanno concorso e continuano a concorrere alla prestigiosità accademica di Bologna, intraprendere un tour virtuale potrebbe essere una buona idea. O almeno, una piacevole distrazione.

Palazzo Malvezzi de’ Medici

Subito dopo le Due Torri, simbolo della Città, inizia via Zamboni e poco dopo, sul lato sinistro, al civico 13, si trova Palazzo Malvezzi de’ Medici. Palazzo imponente e dal fascino rinascimentale, fu fatto costruire tra il 1560 e il 1590 su ordine di Paola di Antonio Maria Campeggi, vedova di Gianni di Bartolomeo Malvezzi, esponente di una delle casate più conosciute dell’epoca, già presente in città sin dal XII secolo.

Il palazzo è anche chiamato “Palazzo dal portico buio”, appellativo che trae origine dalla caratteristica penombra del porticato. Nel 1931 il palazzo venne acquistato dall’amministrazione provinciale di Bologna, anche se curiosamente gli arredi e la biblioteca non rientrarono nell’acquisizione e risultano tuttora dispersi nel mercato antiquario. Attualmente ha una funzione amministrativa ed è sede della Città Metropolitana.

Conservatorio di musica Giovanni Battista Martini

Neanche due minuti a piedi e il nostro sguardo può riposarsi su piazza Gioacchino Rossini. In questo affascinante slargo (nutrito recentemente con un po’ di verde), ha sede l’illustre conservatorio “Giovanni Battista Martini”, che trae il suo nome in memoria dell’omonimo musicista bolognese che fu tra i  maestri di Wolfgang Amadeus Mozart. Edificio fondato agli inizi dell’Ottocento, questo conservatorio – prima liceo musicale- rientra fra gli istituti superiori di studi musicali più rinomati d’Italia.

Piazza Verdi

Proseguiamo in direzione nord. Lasciato alle spalle il conservatorio di musica G. Martini, ecco che davanti troviamo la piazza universitaria per eccellenza: piazza Giuseppe Verdi, chiamata così a partire dal 1951. Da qui si snodano alcune fra le vie cittadine più famose come via Giuseppe Petroni, via Dei Bibiena, Largo Respighi, via del Guasto e qui si affaccia Palazzo Paleotti, costruito nel XV secolo e ora adibito ad aula studio universitaria. All’interno di questa piazza, nel cuore universitario della città, sorge imponente il Teatro Comunale. 

 

 

Palazzo Poggi

Al civico 33 s’incontra il maestoso palazzo Poggi, sede centrale dell’Alma Mater e del rettorato. Dentro il palazzo si trovano i pregevoli Musei universitari e la Biblioteca universitaria. In particolare, salendo al primo piano, nell’ala destra dell’edificio, si trova il museo Poggi, costituito dall’insieme delle collezioni dello storico Istituto delle scienze, attiva dal XVIII secolo su iniziativa di Luigi Fernando Marsili, famoso scienziato e geologo italiano. La collezione dell’Istituto di Scienze è vastissima ed è doveroso citarne almeno le sezioni più rilevanti. Anzitutto, il museo delle Navi e delle Antiche Carte Geografiche, dove sono conservati modellini navali risalenti al XVII-XVIII secolo con relative carte geografiche dell’epoca. Troviamo poi il museo di Architettura Militare, luogo dedicato agli esercizi militari e balistici che ospita nella prima sala molteplici schemi di fortificazione progettati dagli ingegneri più apprezzati del periodo. Infine vi è il museo di Anatomia umana, famoso a livello mondiale e che custodisce delle cere anatomiche settecentesche appartenute all’Istituto delle Scienze. Ma non finisce qui: nel corso degli anni, infatti, l’Istituto cominciò a raccogliere anche varie collezioni pittoriche oltre alla collezione cinquecentesca di Ulisse Aldrovandi, figura chiave della scienza degli ultimi decenni del Cinquecento e punto di riferimento per i naturalisti italiani contemporanei.

 

 

Biblioteca universitaria (Bub)

Rimanendo dentro Palazzo Poggi vale la pena entrare nella ricca Biblioteca universitaria . Nel 1755 papa Benedetto XIV regalò alla Biblioteca dell’istituto 25mila volumi a stampa e 450 manoscritti. L’anno successivo fu decretata ufficialmente l’apertura al pubblico. Interessante, rara, preziosa. Questi sono solo alcuni degli aggettivi che descrivono questo spazio ed è qui che possiamo ancora trovare una vasta collezione di incunaboli, i primi libri a stampa, databili tra fine Quattrocento e inizio Cinquecento. Oggi, dopo anni di ristrutturazioni e trasferimenti logistici, alla biblioteca storica si affianca una nuova sede con due sale di consultazione in cui hanno trovato casa circa 500 mila volumi, per un totale di un milione e 250mila.

 

 

Biblioteca giuridica Antonio Cicu

Dopo neanche 75 metri ecco il portone della biblioteca giuridica Antonio Cicu, accademico di origine sarda che all’Alma Mater ricoprì il ruolo di docente di diritto romano, diritto agrario e filosofia del diritto. Qui, il patrimonio bibliografico è talmente consistente da riuscire a coprire tutte le aree di interesse delle discipline giuridiche. Qualche numero? La biblioteca ogni giorno mette a disposizione dei propri utenti e studenti più di 250mila monografie moderne (di cui circa un terzo straniere), tremila riviste su carta (di cui oltre 700 attive) e l’accesso a mille periodici elettronici. Ma la parte più suggestiva dell’intero palazzo è sicuramente la parte dedicata al patrimonio antico, con 6.089  volumi registrati, uno spazio composto da libri originariamente conservati presso la Bub ai quali, negli anni, si sono aggiunte intere collezioni donate da professori, avvocati e associazioni notarili.

 

 

Piazza Puntoni

Via Zamboni finisce qui, ma lo stupore e la bellezza di Bologna continuano. Arrivati in piazza Puntoni si scorge infatti via delle Belle Arti, sulla quale cui si affacciano la Pinacoteca Nazionale e l’Accademia. La prima, che ha sede nell’ex noviziato gesuita di Sant’Ignazio, divenne museo autonomo nel 1808 e si qualifica nel tempo come una delle più importanti raccolte d’arte europee. Il museo offre ai suoi visitatori un percorso completo e variegato della pittura emiliana dal XIII al XVIII secolo. Vitale, Simone dei Crocefissi, Giotto e Lorenzo Veneziano, ma anche Vivarini, Cossa, Costa, Perugino e l’eterno Raffaello. La sezione seicentesca non è da meno, con sale dedicate ai tre Carracci, a Guido Reni e Guercino.

E così arriviamo a Porta San Donato, la fine del nostro tour.

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