Al museo Cubo Unipol in mostra ‘Beverly Pepper. Space Outside’

Beverly Pepper. Space Outside è il titolo della nuova mostra che inaugurerà il 16 ottobre 2025 negli spazi di Cubo, il museo d’impresa del Gruppo Unipol. Trentasei opere, allestite come di consueto nelle suggestive sedi di Porta Europa (Piazza Sergio Vieira de Mello, 3/5) e Torre Unipol (Via Larga, 8), offriranno al pubblico un’ampia panoramica sulla ricerca dell’artista statunitense Beverly Pepper (Brooklyn, 1922 – Todi, 2020). La mostra, curata da Ilaria Bignotti e Marco Tonelli, in collaborazione con Fondazione Progetti Beverly Pepper di Todi, sarà visitabile fino al prossimo 24 gennaio 2026.

Americana di nascita, ma italiana di adozione, Beverly Pepper inizia la sua carriera artistica come pittrice, formandosi tra Italia e Francia. A partire dagli anni Sessanta, l’artista concentra le sue sperimentazioni sulla scultura, scegliendo materiali come ferro, acciaio, corten e bronzo, con i quali realizza opere di grandi dimensioni.

Beverly Pepper con Virgo Rectangle Twist, 1968-1969, Courtesy Fondazione Progetti Beverly Pepper, Todi

Il nome di Pepper entra ben presto nella rosa dei grandi protagonisti dell’arte monumentale e ambientale, fino a essere riconosciuta come una pioniera della Land art: una corrente che celebra l’“anti-monumento”, luogo laico capace di custodire la memoria collettiva invece di glorificare un singolo eroe. Nonostante il riconoscimento internazionale, nel 1972 Beverly Pepper sceglie di ritirarsi a Todi, città medievale arroccata sulla collina umbra che guarda la valle del Tevere, conducendo una vita lontana dai riflettori.

Beverly Pepper a fianco alle opere Normanno Wedge e Horizontal Wedge (part.), 1998, Courtesy Nora Comunicazione

La produzione di Pepper è vasta e diversificata, ma guidata da un’idea ben precisa: l’opera pubblica deve essere motore primario di inclusione, coinvolgimento, condivisione e luogo ideale di esperienza collettiva. Ed è proprio su questo principio essenziale della ricerca dell’artista che prende forma Beverly Pepper. Space Outside. Il percorso espositivo si sviluppa a partire da due opere monumentali appartenenti al patrimonio artistico di Gruppo Unipol, esposte rispettivamente nelle due sedi di Porta Europa e Torre Unipol: Prisms (1967-1968) e Virgo Rectangle Twist (1967). Le due sculture in acciaio inox segnano un punto di svolta fondamentale nella ricerca dell’artista, costituendo il trait d’union tra Land art e Connective art.

Beverly Pepper, Steel Waterfall, 1970, Courtesy Nora Comnicazionec

Come suggerito dal suo sinonimo, “art as connection”, la Connective art è la rappresentazione di un atto artistico non fine a sé stesso, ma al contrario, attivatore di legami sociali, culturali ed ecologici, che riconnettono l’essere umano al tempo e allo spazio condivisi. Prisms e Virgo Rectangle Twist vengono accompagnati da una serie di disegni ambientali e progettuali delle sculture, a testimonianza del costante fluire di pensiero dell’artista e della sua intenzione di concepire un’opera d’arte totale. Per Pepper, l’arte è prima di tutto connessione, luogo sicuro dove riconoscersi e ritrovarsi, come testimonia Amphisculpture, l’opera monumentale ideata dopo il tragico sisma che ha scosso l’Aquila nel 2009 e donata alla comunità nel 2018, di cui l’esposizione propone la maquette.

Beverly Pepper, Spazio Teatro Celle studio (Gori), 1987-1992, Courtesy Fondazione Progetti Beverly Pepper, Todi

Ogni opera viene realizzata ragionando a fondo sullo spazio pubblico, rispettando la memoria storica e la cornice ambientale del luogo. I luoghi di Pepper, così intimi, sicuri e accoglienti, offrono “querencia”: un termine spagnolo legato originariamente alla corrida che indica il punto dell’arena in cui il toro si rifugia per sfuggire alle sevizie del matador, poi utilizzato in senso più ampio per indicare uno spazio di radicamento dove sentirsi “a casa”. A cornice del percorso di mostra, un’ampia proposta iconografica accompagna il visitatore nell’universo di Pepper, dalle sue origini in fonderia – dove, per imparare il mestiere ed essere accettata, si taglia i capelli corti e si fa chiamare George – alle grandi sculture, accanto alle quali si fa ritrarre come musa ispiratrice.

Beverly Pepper, Prisms I (part.), 1967-1968, Courtesy Gruppo Unipol

Il suo luogo di “querencia” Pepper lo trova proprio a Todi, che, pochi mesi prima della sua scomparsa, le dedica un parco, oggi luogo di memoria in cui venti sculture monumentali uniscono arte e natura. Oggi più che mai, l’arte di Pepper si conferma come un linguaggio necessario, capace di affrontare temi urgenti di unione e connessione e di offrire, al contempo, un messaggio di speranza in un’epoca attraversata da conflitti e fragilità.

Foto copertina: Beverly Pepper al lavoro, 1970, Courtesy Nora Comunicazione

Sara Cosimini

Sara Cosimini

Storica dell'arte specializzata in Beni Storico-Artistici all'Università di Bologna. I suoi interessi principali sono incentrati sull'arte contemporanea.

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