Al teatro Comunale torna dopo 150 anni Lohengrin di Wagner

di Giovanni Neri.

Lohengrin di Richard Wagner è stata la prima opera del compositore tedesco ad essere rappresentata in Italia proprio al Comunale di Bologna. In scena dal 13 al 20 novembre. Poi il teatro chiuderà per ristrutturazione e le attività verranno spostate in fiera. 

Una produzione indubbiamente di buona qualità che conclude degnamente una stagione non esaltante. Ma cominciamo dal lato meno positivo. La scenografia del primo atto prevede un araldo e i soldati in una uniforme che ricorda quella nazista. Mentre l’araldo fa i suoi annunci si aggirano Telramund e sua moglie Ortrud agghindati come due carabinieri in attesa di suonare la carica, con tanto di banda a tracolla (peccato che sia messa dalla parte sbagliata…).

Il vestito bianco da educanda di Elsa (scarpe basse con calzettini) non dà certo nell’occhio (eufemismo). Arriva Lohengrin tutto di bianco vestito e qui casca l’asino perché è totalmente privo di phisique du rôle. Ovviamente l’abito non fa il monaco ma in questo caso siamo semplicemente “oltre”. Certamente la sua figura stride al confronto della esile Elsa. Il re, prima vestito da generale, indossa per ergersi a giudice una pesante palandrana rossa. Nel secondo atto il balcone di Elsa è costruito come un Minbar da moschea ma tutto considerato non è una trovata malvagia. Intorno a Elsa sotto il Minbar si aggira Ortrud in tuta da incursore (da “testa di cuoio” per intenderci) che infine riesce nel suo disegno malvagio dopo avere opportunamente infinocchiato il povero Telramund sul punto del suicidio. Elsa e Lohengrin indossano un vestito illuminato dal di dentro che fa risaltare il biancore del tessuto. La scenografia ci risparmia (e risparmia…) il corteo nuziale affidato alla sola orchestra.

Il terzo atto si apre nella stanza nuziale dei due novelli sposi e qui siamo alle comiche perchè il povero Lohengrin ci viene presentato in pigiama e a piedi nudi (più allusivo di così…). No further comment. Rivestito di bianco, dopo avere steso l’infelice Telramund, e tradito da Elsa in veste di Eva tentatrice, si presenta per il finale rivelatore con disdetta evidente di Ortrud e apparizione del piccolo ritenuto vittima di Elsa.

Molto buona l’idea di rappresentare il cigno sullo schermo evitando la farsa del cigno che si presenta sul palcoscenico. Una scenografia luci e ombre che il pubblico ha abbastanza gradito (un solo buh è stato da me udito) che certamente è molto migliore di quelle “alla Michieletto”. Veniamo al lato musicale. Asher Fish è una presenza così di consuetudine che lo si potrebbe considerare una secondo direttore del teatro comunale. Bravo, comunque a  “domare” una partitura assai complessa dove una parte rilevante hanno gli ottoni. Non si può che dire bene di un direttore che insieme alla direttrice “ufficiale” sta portando l’orchestra a ottimi livelli.

Quanto alle voci, sopra una palmo di tutti, la Ortrud di Ricarda Merbeth, voce potente e drammatica capace di sottolieneare tutti gli aspetti malvagi e insidiosi del personaggio. Una Ortrud che raramente si ascolta dotata anche di una forte presenza scenica. Subito sotto Albert Dohmen come re Enrico anche se talvolta l’enfasi lo porta a strafare. Quanto a Telramund soffre il confronto con la consorte ma ha una voce drammatica di ottima qualità. Meno bravi i due protagonisti. A Elsa manca totalmente la drammaticità del ruolo per cui la sua interpretazione è risultata poco convincente e altrettanto dicasi di Vincent Wolfsteiner che in particolare nella grande aria finale non ha saputo esprimere la grandiosità unitamente alla drammaticità della situazione. Un successo contenuto che comprova ancora una volta come il pubblico bolognese, immemore del suo passato wagneriano, sia però drogato dal melodramma italiano.

Almeno, per una volta, la clacque non è intervenuta. E non è poco.

 

Articolo dal blog Kurvenal dell’autore Giovanni Neri

E-mail: giovanni.neri@unibo.it

 

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