Alice Scalas Bianco, la vincitrice del ‘Campiello Giovani’ sceglie di vivere e studiare all’ombra delle Due Torri

Con il suo ‘Ritratto di Parigi’ ha vinto l’ultima edizione del Premio Campiello Giovani, sezione junior di uno dei riconoscimenti letterari più importanti del nostro paese. Ma Alice Scalas Bianco, 18enne di Vigevano, provincia di Pavia, non ha intenzione di fermarsi al primo successo. Si è appena iscritta alla facoltà di Lettere Moderne dell’Alma Mater di Bologna, dove intende proseguire il suo percorso di formazione letterario e diventare una scrittrice vera e propria. “Ma io non mi definisco ancora una scrittrice, ci vuole ancora un bel pò di tempo per diventarlo”, racconta Bianco, che punta proprio sulla vita all’ombra delle Due Torri come palestra per realizzare il suo sogno. 

“La bellezza di Bologna per me sta nel fatto di essere una città multiculturale, dove poter conoscere realtà diverse dalla propria. E dove poter trovare, attraverso lo scambio con gli altri, tanto materiale per scrivere”. Il talento, requisito essenziale per spiccare il volo, sembra esserci tutto. “Il racconto di Alice Scalas Bianco ha la qualità di unire in un solo gesto ingenuità e intelligenza, dispersione e lampi di lucidità ironica. Ai luoghi comuni inevitabilmente vincenti, l’autrice ha cercato di resistere con la dolcezza di un racconto che si fa leggere fino alla fine”, si legge nelle motivazioni con cui la giuria del Campiello le ha assegnato il premio. 

Il riconoscimento è stato per Bianco un’opportunità di avvicinarsi alla letteratura contemporanea, “che spero di approfondire anche grazie agli studi che farò a Bologna”. Al momento infatti, i suoi riferimenti letterari sono più tradizionali. Si va da Virginia Wolff a James Joyce, da Italo Svevo fino a Nikolaj Gogol e Fedor Dostoevskij. Come dice lei stessa, “mi trovo in quel periodo della vita, da 18enne neodiplomata, dove si iniziano ad affrontare i grandi classici”. Ma la sua breve opera di esordio non è ambientata nè in Gran Bretagna, nè in Irlanda, nè in Italia, nè in Russia. Bensì in un altro dei centri storici della letteratura: Parigi. 

“Ho scritto il libro durante un periodo molto difficile per me, durante il secondo lockdown, che è stato molto più pesante del primo. È stato una sorta di sfogo, durato le tre settimane di completo isolamento in cui mi sono ritrovata, e che hanno partorito il libro”. L’opera racconta l’incontro tra un padre e una figlia persisi di vista da un sacco di tempo, ed è una critica alla società basata sull’apparenza, su una perfezione solo di facciata. Che nasconde il rimpianto di aver sacrificato sull’altare della pressione sociale tutto quello che faceva sentire veramente felici. Un tema dunque che testimonia la volontà di Bianco di avere un impatto sul mondo che la circonda, attraverso la sua scrittura. “Ma indipendentemente dai temi su cui uno scrive, penso che scrivere debba essere mettersi a nudo, senza essere timidi o temere le censure. Qualsiasi cosa si scriva deve avere un messaggio, ed è quel messaggio che diventa un atto sociale”. 

Da qualche mese Bianco sta preparando il suo vero e proprio romanzo d’esordio, iniziato durante l’estate. Sarà l’occasione per capire se Bologna e la sua Università potranno aggiungere un’altra stella a un firmamento già zeppo di grandi autori e autrici che hanno reso lustro alla città e al suo ateneo.

 

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