Alla Fondazione Magnani Rocca i cento anni del Surrealismo
Per festeggiare il traguardo del primo secolo dal celebre Manifeste du Surréalisme – pubblicato da Andre Breton con i pittori Francis Picabia e Max Ernst e i poeti Paul Eluard e Robert Desnos sulla rivista “Revolution Surrealiste” nel 1924 – la Villa dei Capolavori celebra una delle avanguardie più determinanti e longeve del XX secolo e racconta il suo rapporto con gli artisti e la scena culturale italiana dalla fine degli anni Venti alla fine degli anni Sessanta.
«Non è il timore della pazzia – scrive André Breton – che ci costringerà a lasciare a mezz’asta il vessillo dell’immaginazione», ed è un viaggio verso l’immaginazione più pura, declinata in moltissime forme, a volte anche in contraddizione tra loro quello che offre la mostra “Il Surrealismo e l’Italia”, curata da Alice Ensabella, Alessandro Nigro e Stefano Roffi che, attraverso oltre 150 opere testimonia la vastità di mezzi e linguaggi del Surrealismo e ne esplora l’impatto e l’evoluzione nel nostro Paese, offrendo una prospettiva inedita e affascinante su un movimento che ha lasciato un segno indelebile nell’immaginario artistico contemporaneo.
Il percorso espositivo si sviluppa in due grandi capitoli, dedicati rispettivamente al Surrealismo internazionale e al suo arrivo in Italia e alle correnti e ai protagonisti della scena surrealista italiana attraverso le tangenze con il movimento francese da cui traggono origine.

In principio fu Dada, Apollinaire e l’esprit noveau. Come racconta la storica dell’arte Paola Dècina Lombardi in Surealismo 1919-1969 Ribellione e Immaginazione, nella primavera del 1917 al Théâtre du Châtelet arriva il balletto Parade su testo di Jean Cocteau che mima la parata dei personaggi del circo per invitare gli spettatori a unirsi alla festa. Ed è li, tra le scenografie di Picasso fitte di Arlecchini e Pierrot, gli acrobati che volteggiano in calzamaglia stellata e gli attori ingabbiati nelle carcasse robotiche di Depero che Apollinaire parlerà per la prima volta di “sur-realismo”, un neologismo coniato per descrivere il superamento del rapporto tra arte e natura a favore di un nuovo realismo creativo e ricco di fantasia. Perché non essere liberi di immaginare, come si fa nell’infanzia, come fanno i matti? «Solo la parola libertà ancora mi esalta. Io la credo atta a mantenere acceso indefinitamente l’antico fanatismo degli uomini. E senza dubbio risponde alla mia sola legittima aspirazione»: sono parole vecchie di un secolo ma ancora così attuali nel mondo che viviamo adesso, dove la realtà tangibile e quella simulata hanno confini spesso così sottili.

Le opere dei maestri del movimento storico ammirabili nelle prime sale – Magritte, Dalí, Man Ray, Ernst, Masson, Miró, Tanguy, Duchamp, Matta, Lam, de Chirico – evidenziano una profonda eterogeneità estetica e formale (c’è l’arte astratta ma anche quella figurativa), così come una moltitudine di media utilizzati (pittura, collage, assemblage, fotografia, ready-made, objets trouvés).
Già a partire dagli anni Trenta in Italia si delineano di due tendenze principali: da una parte, la nascita di un gruppo che si ispira a pratiche artistiche nuove e che intrattiene rapporti col gruppo francese, come è possibile vedere nelle opere di Sergio Dangelo o di Enrico Baj. Dall’altra, un filone figurativo fantastico, caratterizzato dalla produzione di opere visionarie, a cui appartengono, tra gli altri, Leonor Fini, Fabrizio Clerici, Stanislao Lepri, per cui l’opera di de Chirico e Savinio fu capitale. Questi ultimi attirano la critica internazionale, come dimostra la loro presenza nel numero monografico della rivista americana “View”, pubblicato nel 1946, intitolato Italian Surrealists.

Un’attenzione particolare viene infine conferita al contesto della diffusione del Surrealismo in Italia, mettendo in luce gli attori e i luoghi che ne sono stati gli artefici, in particolare galleristi (Schwarz, Tazzoli, Cardazzo, Del Corso, Jolas, Sargentini, Brin, etc.) e collezionisti (Guggenheim, Passaré, etc.).
Fino al 15 dicembre.
https://www.magnanirocca.it/surrealismo/
Immagine di copertina: Leonor Fini, Femme assise sur un homme nu, 1942, olio su tela © Leonor Fini, by Siae2024

