Alla Fondazione Palazzo Magnani torna il festival dedicato alla fotografia contemporanea
Anche quest’anno, torna Fotografia Europea, il festival dedicato alla fotografia contemporanea organizzato dalla Fondazione Palazzo Magnani e dal Comune di Reggio Emilia, con il contributo della Regione Emilia-Romagna. Dal 30 aprile al 14 giugno 2026, la città di Reggio Emilia si trasforma in un palcoscenico privilegiato da cui osservare i mutamenti della contemporaneità attraverso gli occhi di fotografi e fotografe internazionali chiamati a riflettere su un tema specifico. Fantasmi del quotidiano è il titolo dell’edizione 2026, filo conduttore delle retrospettive ospitate in diversi palazzi e sedi storiche, a cura di Arianna Catania, Tim Clark e Luce Lebart. Ad accompagnare le mostre, insieme a un ricco palinsesto di eventi collaterali, sarà presente una ricognizione storica curata da Walter Guadagnini, in occasione dei duecento anni della fotografia.
Che ci si creda oppure no, la nostra esistenza è costellata di fantasmi: presenze latenti di ciò che non esiste più, ma che non è mai del tutto dimenticato. È su questo assunto che gli artisti e le artiste sono chiamati a riflettere in occasione di Fotografia Europea 2026, presentando ciascuno la propria idea di presenza spiritica. Da sempre, arte, cinema e letteratura sono stati profondamente affascinati dalla dimensione del fantasmatico. Un esempio emblematico è Il giro di vite, scritto nel 1898 da Henry James, opera che ha ispirato numerosi registi e scrittori del Novecento e anticipato molte tecniche della narrativa moderna. Nel romanzo, il fantasma emerge come presenza di un’assenza: una memoria che induce la protagonista a mettere in dubbio la propria percezione della realtà. Il giro di vite non offre risposte, ma apre interrogativi, costruendo una chiusura ambigua che evita spiegazioni definitive e invita il lettore a formulare una propria interpretazione. I fantasmi coincidono con le pulsioni inconsce, le più sopite e spesso sconosciute, talvolta represse perché considerate socialmente inaccettabili. Non sono semplici apparizioni, ma tracce del passato che continuano a riaffiorare. Per questo abitano le crepe della memoria, nutrendosi silenziosamente di insicurezze e paure che si annidano negli spazi più reconditi della mente umana.

Tuttavia, i fantasmi non rappresentano necessariamente entità malevole: in molti casi agiscono come forme di protezione, una sorta di coperta calda e rassicurante con cui ripararsi, un sostegno per affrontare gli ostacoli della vita. Possono essere presenze rarefatte, ricordi cristallizzati che danno forma al presente e aprono nuovi orizzonti all’immaginazione. Il percorso di Fotografia Europea 2026 inizia ai Chiostri di San Pietro (Via Emilia San Pietro, 44c), cuore pulsante del Festival e sede del nucleo di mostre a cura di Tim Clark e Luce Lebart. Gli spazi cinquecenteschi, un tempo parte dell’antico monastero benedettino, oggi accolgono i progetti di Felipe Romero Beltrán, Mohamed Hassan, Salvatore Vitale, Marine Lanier, Ola Rindal, Tania Franco Klein, Giulia Vanelli, Frédéric D. Oberland, Simona Ghizzoni e Francesco Colombelli.

Attraverso sensibilità e linguaggi differenti, le opere restituiscono al pubblico una materializzazione dei “fantasmi” che abitano il quotidiano, affrontando temi contemporanei come i regimi di frontiera, la salute mentale, le trasformazioni del lavoro digitale, la biodiversità, la fragilità della memoria, il rapporto tra visibile e invisibile, la rappresentazione del femminile e la persistenza di miti e tradizioni popolari che ancora oggi attraversano il presente. Fotografia Europea prosegue a pochi passi dai Chiostri, nel piano nobile di Palazzo Da Mosto (Via Giovanni Battista Mari, 7), dove è esposta Ghostland, a cura di Arianna Catania. La mostra riunisce i lavori di Alisa Martynova, Zoé Aubry, Mykola Ridnyi, Vaste Programme, Visvaldas Morkevicius, Indrė Šerpytytė, Sara Bezovšek e Carolyn Drake in un percorso collettivo che offre al visitatore una visione più estesa dello “schermo”, inteso non solo come dispositivo digitale ma come ambiente culturale capace di influenzare comportamenti e percezioni.

Al piano terra di Palazzo Da Mosto sono invece allestiti i progetti di Federica Mambrini ed Emilia Martin, selezionati nell’ambito della Open Call del Festival. Palazzo Scaruffi (Via Francesco Crispi, 3) — new entry del circuito di Fotografia Europea 2026 — ospita 200×200. Due secoli di fotografia e società, l’ampia retrospettiva a cura dello storico della fotografia e docente dell’Accademia di Belle Arti di Bologna Walter Guadagnini. La mostra propone un percorso per immagini, con opere di grandi pionieri del medium fotografico come Louis Daguerre, raccontando il ruolo della fotografia nella vita di uomini e donne nei due secoli dalla sua nascita. Si prosegue con Ghostwriter, la mostra di Elena Bellantoni a cura di Fulvio Chimento, ospitata nella Chiesa dei Santi Carlo e Agata (Via San Carlo, 1), che riflette sulla questione femminile attraverso figure simboliche che prendono forma nel corpo dell’artista.

Numerose sono le iniziative che gravitano attorno a Fotografia Europea, con una proposta variegata di attività collaterali, tra cui Speciale diciottoventicinque, progetto formativo dedicato ad artisti e artiste tra i 18 e i 25 anni, e Circuito Off, appuntamento collettivo e indipendente che amplia e anima il Festival con un ricco calendario di mostre diffuse su tutto il territorio. Palazzo dei Musei (Via Lazzaro Spallanzani, 1), sede principale dei Musei Civici di Reggio Emilia, presenta due iniziative: Luigi Ghirri. A Series of Dreams, mostra che esplora il rapporto tra suono e immagine nella ricerca di Luigi Ghirri e Voci, progetto inserito in Giovane Fotografia Italiana che indaga, attraverso i lavori di sette artisti e artiste selezionati, la capacità della fotografia di rivelare ciò che resta invisibile. Lo Spazio Gerra (Piazza XXV Aprile, 2) propone invece una riflessione sul tema del ricordo a partire dalla poetica di Francesco Guccini con Canterò soltanto il tempo, dove emergono le ricerche fotografiche di Paolo Simonazzi e Kai-Uwe Schulte-Bunert. Fotografia Europea 2026 si conclude alla Collezione Maramotti (Via Fratelli Cervi, 66) con Heaven’s truth, prima personale italiana di Ndayé Kouagou, giovane artista e performer che vive e lavora a Parigi. In un percorso espositivo che attraversa video e performance, Kouagou conduce il visitatore in un universo sospeso ispirato all’estetica del fotoromanzo, mettendo a nudo le ambiguità della comunicazione e le fragilità della società contemporanea.
Foto copertina:Eva Rivas Bao, Una storia Italiana, ©Eva Rivas Bao

