Almabike: cosa dicono le città?

Mesi fa abbiamo parlato di Almabike, la bici Alma Mater che rileva la qualità dell’aria. Il progetto, oltre ad avere l’obiettivo di ridisegnare i nostri percorsi verso strade poco inquinate, ci fa riflettere sui moderni principi di progettazione urbana che vedono la città come un organismo vivente che comunica tramite suoni, flussi e qualità dell’aria. In questo contesto, le soluzioni di mobilità sostenibile assumono una precisa connotazione in termini di cura e identità di noi stessi e dello spazio in cui viviamo. Ne parliamo con Roberto Battistini, mobility manager dell’ateneo e PhD del Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali. 

Almabike è entrato nel vivo i mesi scorsi. Qualche anticipazione sugli esiti?

I dati raccolti hanno permesso di identificare le prime strade più esposte agli inquinanti. In luglio via Irnerio, via del Borgo e altre vie che portano in centro, hanno superato di 50 microgrammi/mc di PM2,5 e PM10 in presenza di specifici fattori ambientali, condizioni meteo, giorni e orari. Entrambi i valori portano, nei mesi invernali, al blocco del traffico.

@ Francesca Sibilla, Bangkok, 2018

Perché gli spostamenti nei centri urbani e la vivibilità delle nostre città saranno temi sempre più cruciali?

Metà della popolazione mondiale vive oggi negli aggregati urbani. Nel 2030 è attesa un’ulteriore crescita di 5 miliardi dei soli residenti nelle città da fonte Un Habitat. Da aggiungere pressioni temporanee esterne come il turismo, che generano domande ulteriori di servizi dalla mobilità alla gestione dei rifiuti, mettendo in discussione la capacità del sistema di rispondere a crescenti esigenze contenendo l’impatto sull’ambiente. 

Per evitare il collasso dei sistemi urbani, la ricerca può aiutarci con nuovi strumenti di interpretazione e progettazione delle città?

Rilevanti sono gli studi dei ricercatori Cadenasso e Pickett della Scuola di ecologia urbana di Baltimora. Gli autori definiscono la città come un ecosistema per la complessità delle sue interazioni biologiche e fisiche. Come l’ecosistema in natura si mantiene vivo con processi di scambio e trasformazione tra materia ed energia, similmente anche le nostre città vivono di flussi antropici di denaro, energia, oggetti, persone.

@ Francesca Sibilla, Singapore, 2009

Cosa significa che la città è un ecosistema?

Significa riconoscerle un’espressione vitale. Una prima rappresentazione di città come organismo vivo emerge osservando stili di vita, flussi della vita notturna, organizzazione e attrattività degli spazi o periferie deboli, dove la pandemia ha lasciato i segni della crisi economica e i capannoni industriali abbandonati creano vuoti che rappresentano la totale assenza di vita, come scheletri.

Se la città è un ecosistema come tutti gli ecosistemi comunica. Qual è il suo linguaggio?

Le città comunicano tramite elementi sensoriali: il suono, gli odori, ciò che respiriamo e anche tramite segni visivi, la forma urbis e gli skyline. Mappe urbane disarticolate rispetto a forme compatte trasmettono informazioni distinte. Skyline caratterizzate da ammassi centrali elevati comunicano un approccio socio-economico relazionato alla densità in contrapposizione a sistemi più alternati o sistemi estesi e di bassa altezza. 

E come cogliere il suono che la città ci trasmette?

L’artista israeliano Kutiman, insieme al British Council e The Space, ci ha provato. Partendo dal presupposto che ogni città ha un suono, ha avviato un progetto per esplorare il suono delle città creando il proprio mashup musicale da un semplice sito web. Da questa esperienza sono nati i brani Mix Tel Aviv e Mix Instanbul. Suoni di strumenti musicali e di vita urbana registrati e rielaborati, voci e rumori in un percorso partecipato musicale.

@ Francesca Sibilla, Singapore, 2009

Attraverso quali segni visivi invece la città comunica?

Le città assumono forme che rappresentano le connessioni spazio-temporali o tipi di relazioni socio-economiche. Una ricerca di Rokem del 2018 dimostra che le reti infrastrutturali dei trasporti di massa, come il tram, svolgono un ruolo essenziale nel ricucire etnografie tra popolazione araba ed israeliana a Gerusalemme, creando un tracciato grafico fatto di incontri e opportunità. Relazioni sociali che seguono un messaggio implicito nella forma stessa della città. Un messaggio di possibile pace.

Ogni flusso comunicativo ha sempre un sorgente e un recettore. Come destinatari della comunicazione  come percepiamo cosa desidera condividere la città?

Alcuni studi ci aiutano. La piattaforma Envirate di Pekka, ad esempio, sintetizza e classifica le città per ciò che comunicano in termini percettivi tramite un’applicazione che genera un rating ambientale in termini di 3 items: Hear, Look e Breath. Altro esempio è Stateofplace, piattaforma di J.Messangale che calcola la qualità del luogo sulla base di più di 290 items di qualità ambientale (alberi su strada, marciapiedi, barriere architettoniche ecc.), trasformando la presenza di elementi qualitativi in significati linguistici.

@ Francesca Sibilla, Bangkok, 2018

E la mobilità che ruolo gioca?

E’ sempre una forma di comunicazione fatta di linee, nodi interconnessi, persone in movimento, qualità dell’aria. Raccogliere dati collettivamente ed usare le informazioni per soluzioni di mobilità sostenibili (crowd sensing) come nel progetto Almabike, diventa uno strumento per raccontare qualcosa delle città. Privilegiare approcci di healthy street basati sulle persone per favorire l’uso di trasporti e di spazi pubblici come luoghi di incontro ha un preciso valore. Una comunicazione dentro una comunicazione, fatta di poche parole, ma con un rilevante significato. 

Realtà o fantascienza?

Pensando a Ciclovía di Bogotá, anni ’70, o  Bicycle Sundays di Seattle, 1965, dove la chiusura delle strade ai mezzi ha dato il via all’esperienza delle open streets, tutto questo è già realtà. Strade che diventano laboratori per attività ricreative, sportive e commerciali con benefici su stili di vita, economia e città. Strade come catalizzatori della trasformazione verso una nuova identità ed ecologia urbana.

 

Foto copertina: Francesca Sibilla, Bangkok, 2018

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