Among the invisible joins: la collezione Enea Righi al Museion di Bolzano 

Iniziamo con un consiglio. Se andate a Bolzano, magari in treno, una volta scesi, non fermatevi a guardare il profilo delle Dolomiti che già si mostrano dal binario di arrivo (ma se volete, fatelo, di fermarvi, del resto è difficile non farlo, per la bellezza del panorama) ma andate oltre, verso il centro di Bolzano, superate anche piazza Walther con i suoi mercatini natalizi (se andate a dicembre), passate davanti al palazzo dell’Università (magari qui fermatevi un attimo, giusto il tempo necessario per un rapido raffronto, almeno architettonico, con la nostra, di Università) e dopo pochi metri, sulla sinistra, troverete un enorme e bellissimo albero che da un lato nasconde un delizioso palazzetto che diresti presidio fortificato di un castello ancora da venire, e dall’altro lascia spazio ad un edificio dall’architettura contemporanea (è del maggio 2008), di grande impatto visivo, con ampie facciate trasparenti.

Museion facade – Photo: Luca Guadagnini  
Museion facade – Photo: Luca Guadagnini

Ma andate ancora oltre, oltre l’edificio, fino al confine segnato dal ponte che passa sul torrente Talvera e, ora sì, lasciatevi stupire per tutto il tempo che volete per il fatto di essere in centro a Bolzano ma circondati da prati verdi con vista mozzafiato sui rilievi che incombono maestosi.

Retro di Museion
Retro di Museion

Ora tornate indietro ed entrate nell’edificio, che è la sede di Museion (https://www.museion.it/it/), il museo d’arte moderna e contemporanea di Bolzano (fondato nel 1985 dall’Associazione Museion), luogo di promozione dell’arte internazionale, la cultura e l’innovazione in Alto Adige. La collezione di Museion è davvero ricca e attualmente comprende circa 4.400 opere a cui si affiancano, nella biblioteca, circa 30.000 cataloghi e monografie e 800 libri rari e d’artista.

Appena varcata la soglia, verrete accolti da un soffitto argentato, che è già una delle opere esposte, [Speech Bubbles (silver) di Philippe Parreno]. Poi, se passate attraverso il portale specchiante (creato dal gruppo di architetti e architette Campomarzio di Trento) che vi accoglie all’ingresso, vi ritroverete Among the invisible joins – Works from the Enea Righi Collection.

il portale specchiante
il portale specchiante

Questo è infatti il titolo della mostra, visitabile fino al 2 marzo 2025, dove sono raccolte un numero significativo di opere provenienti dalla Collezione Enea Righi*, una raccolta di arte internazionale contemporanea, che abbraccia arti visive, design e libri d’artista. La mostra è curata dal direttore di Museion Bart van der Heide, Frida Carazzato, Brita Köhler e Leonie Radine, in collaborazione con il collezionista Lorenzo Paini.

La mostra è articolata su tre piani, oltre al pianoterra, lungo un percorso espositivo dai volumi ampi in cui le opere esposte trovano ognuna lo spazio ideale per rappresentarsi. 

Segnalarle tutte è impossibile, si tratta di più di 150 opere di 82 artiste e artisti differenti per anagrafe e ricerca artistica (pensate che al terzo piano, una delle prime opere che vi accolgono è una Natura morta di Giorgio Morandi). 

Provo perciò a fare un sunto per piano, lasciando poi a voi il piacere e l’onere di vederle tutte, le opere, se deciderete di farvi un salto.

Piano 0: superato il portale- specchio, le opere Break-through (three) di Thomas Hirschhorn e May you break free and outlive your enemy di Dominique White sembrano alludere ad un uragano appena passato, con macerie che pendono dal soffitto smembrate e sospese:  «Queste ultime si palesano come apparizioni fantasmatiche, che rimandano ad antichi miti greci ma anche agli attraversamenti forzati per mare della diaspora africana e riportano l’attenzione sul corpo richiamandone la presenza in questa apparente dispersione» (estratto dal libretto della mostra)

Thomas Hirschhorn, Break-through (three), 2013
Thomas Hirschhorn, Break-through (three), 2013

Piano 2°: dopo aver attraversato diversi spazi ritrovandosi in periodi storici differenti (dalle formalizzazioni degli anni Settanta di Lupaș, Rosler e Alighiero Boetti verso le espressioni artistiche concettuali più storiche, tra pratiche post-moderniste e poi più contemporanee), dopo aver ascoltato il canto dell’istallazione video Billy Sings Amazing Grace di Theaster Gates e aver empatizzato con le figure ritagliate di Anna Boghiguian (Woven Winds. The Making of an economy – Costly Commodities), troverete una piccola e bellissima sala dove sono esposte opere di esponenti dell’architettura radicale e del design italiano e non solo (Superstudio ed Enzo Mari), e una ricca collezione di libri d’artista connessi alle ricerche su architettura e design.

Piano 3°: come già anticipato, al terzo piano si incontra subito la Natura Morta (1943) di Giorgio Morandi, che raffigura tre conchiglie, ma anche, proprio di fronte e a fianco, le suggestive fotografie di Cy Twombly. Ma è l’opera dell’artista Zoe Leonard, dal titolo Robert, una torre di vecchie valige abbandonate di diversi colori e differenti ampiezze, ad imporsi subito dopo: «La torre è alta esattamente 1 metro e 85 centimetri. E il papà dell’artista era alto esattamente così. Il papà dell’artista si chiamava Robert. Robert purtroppo è morto. Con la torre di valigie l’artista ricorda il suo papà. Per questo la torre si chiama anche “Robert”» (estratto dal libretto in lingua facile della mostra).

Zoe Leonard, Robert, 2001 - Photo: Augustin Ochsenreiter
Zoe Leonard, Robert, 2001 – Photo: Augustin Ochsenreiter

Al termine di un bianco (ma del resto tutto è bianco qui) corridoio tappezzato di fotografie di Hans-Peter Feldmann, che ritraggono 101 componenti della sua famiglia e della sua cerchia di amici, la cui età varia dalle otto settimane ai cent’anni, la scultura di Francesco Vezzoli dal titolo Self-portrait as Emperor Hadrian Loving Antinous vi lascerà spiazzati riportandovi ad un’età classica a cui di sicuro non pensavate. Con quest’opera Vezzoli assume le sembianze dell’imperatore Adriano che guarda il suo giovane amante Antinoo, copia in marmo settecentesca dell’antico Antinoo del Belvedere.

Francesco Vezzoli, Self-portrait as Emperor Hadrian Loving Antinous, 2012 – Photo: Luca Guadagnini
Francesco Vezzoli, Self-portrait as Emperor Hadrian Loving Antinous, 2012 – Photo: Luca Guadagnini

Piano 4°: basta questa immagine per farsi un’idea. 

Massimo Bartolini, La Strada di Sotto, 2011 – Photo: Luca Guadagnini
Massimo Bartolini, La Strada di Sotto, 2011 – Photo: Luca Guadagnini

L’opera di Massimo Bartolini, dal titolo La Strada di Sotto, è composta di scintillanti lampadine colorate, un insieme di luminarie da festa di paese a ricoprire buona parte del pavimento di questo piano.

Ne vale la pena.

«In questa mostra le persone vedono opere della collezione privata di Enea Righi.

Collezione privata significa: 

una persona compra delle opere d’arte.

Questa persona tiene le opere d’arte nella propria casa. 

E solo poche altre persone possono vedere queste opere d’arte.

Enea Righi vive a Bologna e ha una collezione privata di opere d’arte. 

Enea Righi pensa:

Le opere d’arte sono molto interessanti.

E io tengo le opere d’arte nella mia casa.

Ma anche altre persone devono poter vedere queste opere d’arte. 

Per questo Enea Righi e il suo partner Lorenzo Paini fanno vedere le opere d’arte in questa mostra.

E Lorenzo Paini aiuta Enea Righi a organizzare le mostre.

Per esempio questa mostra al Museion.»

(estratto dal libretto in lingua facile della mostra)

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*Enea Righi è uno dei più attenti e importanti collezionisti italiani di arte contemporanea (di stanza, tra l’altro, proprio a Bologna) nonché direttore operativo di Artefiera (Arte Fiera Bologna)

Link di riferimento

Sito di Museion

 https://www.museion.it/it/

Sezione del sito dedicato alla mostra

 AMONG THE INVISIBLE JOINS Opere dalla Collezione Enea Righi – Museion 

Libretto della mostra

AMONG_THE_INVISIBLE_JOINS.pdf

Libretto in lingua facile della mostra

LS_IT INNENTEIL_AMONG THE INVISIBLE JOINS

 

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