Art City Bologna, ‘Nuova Mixage Up’ di Flavio Favelli

Nuova Mixage Up è il titolo dell’installazione realizzata dall’artista fiorentino Flavio Favelli (1967) per gli spazi della Biblioteca della Fondazione Zeri (P.za Giorgio Morandi, 2). Il progetto, inaugurato lo scorso 15 gennaio e visitabile fino al 28 marzo 2025, è stato realizzato grazie al patrocinio dell’Università di Bologna ed Hera e rientra nel contesto di Art City Bologna, il ricco programma di eventi che accompagna Artefiera. 

Abbiamo intervistato il curatore della mostra, Roberto Pinto, professore associato di Storia dell’arte contemporanea del Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna. Nuova Mixage Up, composta da 216 bottiglie di superalcolici sistemate ordinatamente su due scaffalature dalle linee minimali, crea una sorprendente sinergia sia con lo spazio che la ospita che con gli elementi già presenti, aprendo uno scenario di inedite visioni. 

Nuova Mixage Up è un titolo che può apparire enigmatico. Può raccontarci da cosa è stato ispirato l’artista? E per lei invece, cosa rappresenta?

«Questo lavoro è il frutto di una raccolta (compiuta da Favelli negli anni, nda) di bottiglie originali di liquori italiani che vengono presentate alla Fondazione Zeri prive di etichette e di marchi. In questo modo, questi oggetti, nati dall’incontro tra artigianato e industria, vengono trasformati in prodotti estetici. La conversione, tuttavia, non li priva della loro storia e  non li spoglia del fascino che assumono attraverso le forme e i colori dei liquori contenuti. Sono bottiglie provenienti da tutta l’Italia e prodotte per la maggioranza a partire dagli anni Cinquanta. Il titolo allude alla possibilità di mescolare i liquori oltre che ad accostare forme e colori di queste bottiglie».

Flavio Favelli, Nuova Mixage Up, 2024, Courtesy Sara Cosimini
Flavio Favelli, Nuova Mixage Up, 2024, ph. Sara Cosimini

Il fil rouge che lega l’intera produzione di Flavio Favelli è senza dubbio la volontà di rappresentare oggetti di uso comune isolati dalla mera realtà materiale, così da elevarli ad una dimensione artistica. In che modo questa installazione dialoga con il suggestivo spazio che la ospita? 

«Credo che si sia instaurato un dialogo tra i libri e la grande installazione di Favelli in modo molto più naturale di quanto ci si possa immaginare. Le bottiglie sono ordinate in scaffalature non molto diverse dalle librerie già presenti nel salone della Fondazione Zeri. Come accennavo, sono presentate in sequenze di colori che le rendono particolarmente “ordinate”, come in un archivio, un campionario di possibilità. Questi oggetti si integrano perfettamente con l’ambiente, quasi a mostrare come la conoscenza e il sapere rappresentato dai libri sia figlio della stessa cultura e dello stesso sistema di “potere” (come sottolinea Favelli) che ha prodotto tutte quelle bottiglie così diverse l’una dall’altra».

Rimuovendo le etichette agli amari, alle grappe e ai liquori di Nuova Mixage Up, viene sospesa anche la loro immediata riconoscibilità da parte del pubblico. Le bottiglie, impilate ordinatamente sugli scaffali, acquistano così un nuovo significato intrinseco, diventando oggetti fuori dal tempo e dallo spazio. Data questa piccola premessa ed essendo a Bologna, il paragone con le bottiglie di Giorgio Morandi viene quasi automatico. Crede che in qualche modo la dimensione metodica e riflessiva tipica di Morandi appartenga anche alla poetica di Favelli? 

«Direi che spesso appartiene all’arte. Anche per la vicinanza con lo studio del maestro bolognese, che si trova a pochi passi dalla Fondazione Zeri, Nuova Mixage Up crea dei corto circuiti (anche) formali con Giorgio Morandi. Sono, però lavori molto distanti tra loro e non soltanto nel tempo. Se l’idea di composizione e rappresentazione a partire dagli oggetti comuni, familiari – in questo caso l’oggetto “bottiglia” – e l’estrema attenzione agli equilibri e alla cura dell’immagine complessiva, possono essere simili, l’idea di accumulo, di assemblaggio, di recupero, che spesso contraddistingue il lavoro di Flavio Favelli, si allontana dagli obiettivi di Morandi. E probabilmente è diverso anche il ruolo di attivatori di memorie che le loro opere rivendicano».

Flavio Favelli, Nuova Mixage Up, part. bottiglie con erbe, 2024, Courtesy Sara Cosimini
Flavio Favelli, Nuova Mixage Up, part. bottiglie con erbe, 2024, ph. Sara Cosimini

L’installazione di Favelli è stata appositamente pensata per dialogare con i libri appartenuti a Federico Zeri e custoditi oggi nella Biblioteca, dando vita ad una felice e colorata sinergia tra moderno e contemporaneo. Crede che questo dialogo tra passato e presente possa aprire nuovi scenari per l’arte?

«Io lo spero. Credo la biblioteca d’arte della Fondazione Zeri possa essere enormemente stimolante per un artista, sia per le caratteristiche architettoniche della sala sia, soprattutto, perché è un enorme contenitore di libri d’arte. Al contempo, spero che sia altrettanto interessante per uno studioso trovarsi accanto alla sua postazione di studio un intervento artistico come quello di Favelli, che, in fondo, ragiona proprio sul valore simbolico con cui l’arte interpreta la nostra realtà».

Flavio Favelli, Nuova Mixage Up, II, 2024, Courtesy Sara Cosimini
Flavio Favelli, Nuova Mixage Up, II, 2024, ph. Sara Cosimini

Foto copertina:Flavio Favelli, Nuova Mixage Up, part. bottiglie verdi, 2024, ph. Sara Cosimini

Sara Cosimini

Sara Cosimini

Storica dell'arte specializzata in Beni Storico-Artistici all'Università di Bologna. I suoi interessi principali sono incentrati sull'arte contemporanea.

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