Auditorium Manzoni, concerto per la giornata internazionale della donna

Nella mattinata dell’otto marzo scorso, in occasione delle celebrazioni per la giornata internazionale dedicata alle donne, il Teatro Comunale di Bologna si è schierato in prima linea nel sostegno e nella manifestazione dell’importanza del sentimento culturale che vivifica questa ricorrenza annuale. Il repertorio offerto al pubblico che affollava la platea, mostrava un tema affine a quello delle Eroidi ovidiane, versato però in chiave armonica. Attraverso la narrazione musicale diretta dalla bacchetta di Danila Grassi, sono state riportate sul proscenio dell’auditorium Manzoni le gesta dei più noti personaggi femminili del mondo lirico quali Medea dall’opera di Cherubini, Giovanna d’Arco da quella di Verdi e la Carmen di Bizet.

Le componenti femminili della compagine orchestrale del Teatro Comunale di Bologna, ancor prima del cominciamento dello spettacolo, sono state messe in risalto da un gesto di rara delicatezza simbolica dei due ideatori dell’evento. Il direttore artistico Pierangelo Conte e la sovrintendente Elisabetta Riva che passando di seduta in seduta, hanno donato dei luminosi ramoscelli di mimose a ciascuna delle orchestrali, in segno di celebrazione e vicinanza ai temi ed alle protagoniste dell’evento. A pochi attimi di distanza, il senso civile animato dal dono delle mimose è stato ripreso fermamente dall’intervento di una ragazza che, leggendo un foglio davanti alla platea, ha introdotto lo spettacolo ponendo l’accento sulla questione dell’impoverimento salariale che grava sui lavoratori del settore teatrale.

La parte iniziale dello spettacolo è stata caratterizzata dalle delicate melodie eseguite dell’arpista Cinzia Campagnoli, mosse nel segno dello spartito delle celebri Deux Danses di Claude Debussy. Durante l’esecuzione della prima di queste due particolari composizioni, Danse sacrée, che rievoca i caratteri dorici del mondo antico, la Campagnoli ha accostato il suono della sua arpa cromatica a quello dell’orchestra, contribuendo, con la delicatezza del suo tocco, alla resa evocativa dipinta dal fondo orchestrale. Mentre per la seconda, Danse profane, i cui motivi melodici richiamano quelli di un valzer, il dialogo fra l’arpista e la direttrice si è fatto più denso, l’infiorare degli archi, il cadenzato tempo ritmico dato dalla bacchetta e gli assoli dell’arpa hanno unisoni costruito un’atmosfera introduttiva quasi magica per lo spettacolo.

Arpista Cinzia Campagnoli

Il secondo brano in scaletta ha rappresentato, sul piano musicale, una variazione significativa. Dall’etereo fluire delle melodie di Debussy s’è passati, dopo la riorganizzazione del palco e lo slittamento dell’arpa dal primo piano all’organico degli orchestrali, alla vibrante tragicità dell’opera di Luigi Cherubini, che vede come sua protagonista la mitica principessa della Colchide, maga delle fiamme e nipote adorata del dio Apollo, Medea. Il passaggio dalla prima a questa seconda opera segna un cambio drastico sul piano della punteggiatura drammatica, cambio studiato perfettamente, atto ad introdurre a sua volta due tipi di eroides ancora più vicine ai nostri giorni. In questo momento dello spettacolo la direzione della Grassi ha fatto la differenza, la capacità di condurre con quel vibrante vigore la musica dell’orchestra, intenta a rappresentare una donna funestata dalle angherie del mondo antico, ha saputo restituire al pubblico quelle morali di redenzione e di forza della volontà umana che risiedono nella protagonista dell’opera del Cherubini del 1797.

A seguire, un momento di caratteristico interesse musicologico ha accompagnato la rappresentazione della seconda eroina femminile scelta per lo spettacolo, Giovanna d’Arco, dall’opera omonima di Giuseppe Verdi. Di fatto, per rendere giustizia all’originale versione timbrica composta dal maestro di Busseto, è stato utilizzato uno strumento che raramente si incontrerebbe nei teatri contemporanei, il cimbasso, meglio noto come trombone di Verdi. Questo strumento, ibrido fra trombone basso e tuba, è infatti capace di conferire quella profondità e quella maestosità ai bassi degli ottoni, caratteristiche che solamente le partiture verdiane sono in grado di esigere. La scansione puntuale elaborata dalla Grassi, non solo sul piano della selezione degli strumenti, ma anche della direzione, ha saputo manifestare la splendida misura che l’orchestra del Teatro Comunale di Bologna è in grado di seguire durante le rappresentazioni, in questo caso esaltando il carattere al contempo delicato ma battagliero della pulzella d’Orleans.

La rappresentazione si è poi chiusa nel segno dell’opera del compositore francese Georges Bizet. Con l’orchestrazione delle due suite della Carmen, l’orchestra a percorso un terreno con cui aveva già avuto modo, negli anni passati, di mostrare il suo magistero. A cominciare dalla prima suite, che eseguita completamente ha incluso il famosissimo Intermezzo e il beneamato brano allegro e giocoso de Les Toreadors, sino ad arrivare alla seconda in cui compare il brano di spicco di tutta l’opera, l’Habanera. La Grassi ha saputo rendere giustizia ai tratti tipici di questo brano vivace e rappresentativo, infondendo quel calore iberico e quella delicatezza francese durante l’esecuzione e confermandosi un’ottima interprete dei brani di Bizet.

Foto copertina: direttrice Danila Grassi

Lascia un commento