Le culture dell’antica America in mostra al MIC

di Fausto Desalvo

Si è inaugurata a Faenza, nei locali del MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche, la mostra “Aztechi, Maya, Inca e le culture dell’antica America”, aperta dall’11 novembre al 28 aprile prossimi curata da Antonio Aimi e Antonio Guarnotta.

L’esposizione vuole presentare una visione complessiva dell’America precolombiana in grado di offrire al visitatore sia una sintesi dei tratti pan-americani comuni alle diverse culture, sia gli approfondimenti specialistici e monotematici più interessanti.

La mostra pone particolare attenzione alla Mesoamerica e all’Area Peruviana e lo fa attingendo alle notevoli collezioni del MIC, 250 in totale, per lo più con pezzi custoditi nei suoi depositi e finora mai esposti al pubblico; 40 pezzi sono stati imprestati. Il fatto che una mostra di questo livello e di queste dimensioni si sia potuta costruire ricorrendo per la maggior parte ai tesori di casa, conferma la ricchezza e l’unicità del patrimonio del Museo faentino, considerato il più importante del settore nel mondo.

Sono raccolti reperti (terrecotte e tessuti) di proprietà insieme ad altre opere (propulsori dorati, sculture, stele, ecc.) provenienti dai più importanti musei italiani di antropologia e da due collezioni private, che offrono una sintesi nuova e aggiornata sulle più importanti culture dell’antica America e presentano al contempo alcuni dei temi più interessanti emersi dalle ricerche più recenti: la conquista dell’America vista dalla parte dei vinti, la condizione della donna (che era migliore di quella europea coeva), i sistemi di calcolo dell’antico Perù, la scrittura maya (presente in alcuni dei vasi esposti) e l’arte precolombiana presentata come arte e non solo come archeologia, oltre ad aspetti ludici come il gioco della palla, praticato in Mesoamerica, anche se più che di uno sport si trattava di un rituale religioso. In mostra, accanto a testimonianze di questa antica tradizione, un video consente di ammirare i giocatori di oggi in azione e ascoltare, con audio guida, registrazioni realizzate con gli antichi strumenti musicali esposti, dei quali è mostrato, grazie alle moderne tecnologie, anche la ricostruzione dell’interno.

La mostra è integrata dalle vetrine permanentemente dedicate a queste civiltà presenti nel MIC.

A parte la straordinaria bellezza dei pezzi esposti (ovviamente questione di gusti, a me questo tipo di arte piace moltissimo), due aspetti mi hanno colpito particolarmente: la possibilità curiosa di conoscere la propria data di nascita “tradotta” nei tre calendari dei Maya (diventati famosi il 20 dicembre 2012 perché esaurivano il loro ciclo di Lungo Computo, 5.125 anni, e qualche astuto buontempone aspettava la fine del mondo) e la possibilità di cimentarsi nei calcoli come facevano gli Inca, usando un abaco a base 40 simulato in un PC (non ovviamente quello originale esposto nella bacheca) al quale ho dedicato molta attenzione e posso confermare che funziona.

Per ogni altra informazione rimando al sito: www.micfaenza.org/it/

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