Baldo Despota Museale

di Marco Bortolotti

Mi hanno regalato un libro-monumento: 550 pagine e tre chili di bella carta, con illustrazioni tutte inedite. Sulla copertina, la figura velata della Pudicizia modello in terracotta di Giacomo De Maria per una scultura di palazzo Hercolani, guarda e pondera il titolo del volumone: Antico e Moderno. Acquisizioni e donazioni per la storia di Bologna (2001-2013), Bologna, Bononia University Press, 2014, che proclama l’opera spavalda, magnanima, di Fabio Roversi-Monaco, già Rettore Magnifico ed ora presidente di Genus Bononiae, museo della Città. É lui, sebbene vi figuri solo in fotografia sorridente, l’autore e patrono dell’opera magna, doviziosa di parole dotte, di immagini preziose, di indagini sagaci. Roversi-Monaco è già leggenda nei discorsi di chi ha assistito alle sue prodezze; aneddoti e dicerie fioriscono tra devoti che si chiedono quali saranno le prossime mosse e novità di un personaggio che ha terremotato gli assetti museali e culturali cittadini (e non solo quelli) costruendo dal nulla un nuovo, inedito museo in palazzo Pepoli Vecchio, dando spazio con talento, coraggio e tanti soldi – troppi per coloro che non misurano eminenza e dignità dell’impresa – al riscatto di capolavori della nostra cultura figurativa emigrati altrove. Con azioni e progetti persuasivi, ha convinto tanti bolognesi a cedere le loro raccolte ad incremento degli studi e pubblico profitto. Ricordo quando si andò in visita, era il 1990, dal prof. Antonio Brighetti nella sua villa di fronte allo Stadio comunale, colma di cimeli e di ogni frustulo documentario riguardante usi e costumi, luoghi, fatti, persone, della nostra Bologna. Ed ora, grazie al saper fare magistrale di Roversi, quella stupefacente raccolta di stampe, disegni e documenti, inferiore forse solo alla milanese collezione Bertarelli in Castello Sforzesco, è assicurata alla città; darà spazio ed occasione a nuove ricerche di storia cittadina, a forme rappresentative di sentimenti radicati nei luoghi affettuosi della memoria. La raccolta Brighetti è solo un capitolo fra i tanti riguardanti le donazioni ed acquisizioni: sculture, dipinti, strumenti musicali, libri e documenti, donatori e studiosi che hanno raccolto e indagato capolavori acquisiti o donati, compongono un vasto dominio di saperi, un rigoglioso e copioso cantiere di socialità che dal museo roversiano, si riverbera sulle istituzioni ed alimenta turismo, cultura, economia. Un solo appunto: il volume attesta che a Bologna la cultura museale è soprattutto bolognese mentre dovrebbe fondarsi su radici non solo municipali.

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