Banksy a Palazzo Fava
Dal 27 marzo al 2 agosto 2026, le sale di Palazzo Fava (Via Manzoni, 2) diventano custodi di memoria con Banksy Archive 01 – The School of Bristol (1983–2005), la prima mostra che ricostruisce in modo sistematico il contesto sociale, urbano e politico in cui nasce e prende forma la ricerca artistica di una delle figure più affascinanti e discusse della contemporaneità: Banksy. La grande retrospettiva, a cura di Stefano Antonelli e Gianluca Marziani, con la curatela scientifica di Giovanni Argan, è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna nell’ambito del progetto culturale Genus Bononiae. Con oltre trecento opere — affiancate da documenti inediti, materiali d’archivio e ricerche accademiche indipendenti — l’esposizione ricostruisce il contesto urbano, fortemente sperimentale, in cui prende forma il fenomeno Banksy.
Tra le diverse forme d’arte, la street art è sicuramente una delle più divisive. Nata tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta negli Stati Uniti, si sviluppa a partire dai graffiti e dai tag (le firme) lasciati dai giovani writer sui muri e nelle metropolitane, configurandosi come un fenomeno profondamente legato a identità, territorio e cultura urbana. Le prime forme di rappresentazione della street art sono legate ai graffiti, nati in contesti spesso marginali come strumenti di espressione e identità, inizialmente utilizzati come segni distintivi di appartenenza e riconoscimento sociale da parte di gruppi estranei al sistema dell’arte. Lasciare il proprio tag sui muri è un gesto di affermazione contro le convenzioni sociali e un modo per farsi riconoscere da altri writer, segnalando la propria presenza in uno specifico spazio urbano.

Il fenomeno della street art si intreccia inoltre con la musica, sviluppandosi fin dagli esordi insieme alla cultura hip-hop e rap, e diventando una forma di espressione per comunità spesso relegate ai margini, capace di rendere l’arte accessibile senza la necessità di passare attraverso le istituzioni pubbliche e private. In questi anni, la città si trasforma in una grande tela, pronta a essere dipinta e raccontata dai writer. Negli anni Ottanta, artisti come Keith Haring e Jean-Michel Basquiat portano il linguaggio urbano nelle sale di musei e gallerie, dimostrando che la street art non è destinata a rimanere confinata nelle strade, ma può essere riconosciuta come forma d’arte a pieno titolo. Alla base rimane l’impulso di riappropriarsi dello spazio pubblico — spesso senza autorizzazione — insieme alla volontà di criticare consumismo e politica e di rendere l’arte accessibile a chiunque, senza barriere sociali e culturali.

Se è vero che la street art muove i primi passi negli Stati Uniti, è nel Regno Unito che inizia a strutturarsi come vero e proprio fenomeno culturale e sociale. Il movimento più interessante è quello noto come “School of Bristol”: non una scuola in senso stretto, ma un’etichetta utilizzata per descrivere una scena artistica particolarmente rilevante nata a Bristol tra gli anni Ottanta e Novanta. Proprio in questi anni, la città inglese si distingue per la sua vena musicale alternativa che confluisce nel trip hop, genere lento e malinconico che mescola hip-hop, elettronica, soul e dub giamaicano, dando vita a gruppi come Massive Attack e Portishead, espressione dell’anima multiculturale della città. Parallelamente alla musica, si sviluppa una scena di arte urbana sempre più definita, fatta di graffiti e stencil caratterizzati da un forte contenuto politico e sociale. È in questo vivace contesto culturale che si forma Banksy, destinato a portare questo linguaggio da Bristol al resto del mondo.
Nonostante le recenti indiscrezioni lo identifichino in Robin Gunningham — street artist nato nel 1973 a Bristol e talvolta associato allo pseudonimo David Jones — la vera identità di Banksy non è mai stata confermata ufficialmente. Tuttavia, per comprenderlo, non è tanto rilevante stabilire chi sia, quanto riconoscere la portata rivoluzionaria della sua ricerca nel mondo dell’arte urbana. La mostra di Palazzo Fava mira a ricostruire l’arco temporale compreso tra il 1983 e il 2005, il più significativo per la costruzione dell’iconografia e delle strategie visive che andranno a definire la cifra distintiva di Banksy.
Definirlo un artista isolato sarebbe, a questo punto, riduttivo, poiché il fenomeno Banksy nasce nel contesto corale e sperimentale di Bristol. Tra gli anni Ottanta e Novanta, la città diventa un punto di riferimento per chi sperimenta con il linguaggio dei graffiti. In questo contesto emergono artisti del calibro di Tom “Inkie” Bingle, tra i collaboratori più vicini a Banksy, e gruppi sperimentali come la Dbx Crew, che, attraverso la loro ricerca, pongono le basi per lo sviluppo del linguaggio sintetico a stencil di Banksy. Dietro le immagini che lo hanno reso celebre — come Girl with Balloon, Flower Thrower e Police Kids — si cela un’evoluzione stratificata e una ricerca complessa che affonda le proprie radici in una dimensione collettiva. Nonostante la genialità di Banksy e la sua capacità di creare un linguaggio universale da utilizzare come arma politica e sociale rimangano un assunto indiscutibile, Banksy Archive 01 – The School of Bristol (1983–2005) restituisce al pubblico la dimensione corale da cui prende forma il successo dell’artista.
Foto copertina:Banksy, Flower thrower, Courtesy Genus Bononiae

