Bicentenario Felice Giani

Palazzo Bentivoglio (Via del Borgo di San Pietro 1 – Bologna) celebra il bicentenario dalla morte di Felice Giani con una mostra a lui dedicata e visitabile fino al 25 febbraio 2024. Pittore e decoratore di interni, Felice Giani è stato uno dei più rilevanti esponenti del Neoclassicismo italiano, riuscendo a tenere insieme uno sguardo appassionato e libero verso l’arte del passato e tensioni nuove, anticipatrici del Romanticismo. Insieme alla sua bottega nomade, lavorò in diverse città italiane che conservano testimonianze del suo operato. Bologna, dove si è anche formato, è una di queste. In mostra 44 opere selezionate accuratamente da Tommaso Pasquali, storico dell’arte e direttore di Palazzo Bentivoglio, scorrono su un nastro azzurro e oro, incantando il visitatore. Il curatore ci ha concesso per l’occasione un’interessante intervista, svelandoci alcune delle tante curiosità sulla mostra…

Perché una mostra su Felice Giani?

«Il progetto espositivo ha diversi moventi, tra questi l’intreccio tra Palazzo Bentivoglio e il percorso di Felice Giani che fu molto prolifico sul nostro territorio. Uno dei suoi progetti decorativi bolognesi è conservato proprio nel palazzo che ospita la mostra. Si tratta di una stanza da pranzo realizzata nel 1810 con Gaetano Bertolani, suo principale collaboratore, e per anni rimasta sconosciuta. La decorazione includeva anche due tondi figurati, a tempera su muro, che furono strappati e messi sul mercato quasi un secolo fa e che ho ritrovato sul mercato nel 2020. Il ritrovamento, insieme alla ricorrenza del bicentenario, ci ha convinti dell’opportunità di organizzare un percorso monografico, che include opere della collezione permanente di Palazzo Bentivoglio insieme a molti prestiti».

Il Trionfo di Cibele e il Trionfo di Bacco sono quindi tornati nel loro luogo di origine?

«I due tondi con trionfi, oggi applicati su tela, sono stati collocati negli spazi espositivi sotterranei del palazzo grazie alla disponibilità della collezione privata italiana che oggi li conserva. Si trovano in una saletta dedicata, all’inizio del percorso, in cui è possibile vederli da vicino. La sala da pranzo in cui erano un tempo collocati che conserva tutto il resto della decorazione di Felice Giani e bottega, sarà invece accessibile nel corso di visite dedicate, il venerdì pomeriggio».

Felice Giani, Villa Doria ad Albano, 1812, Palazzo Bentivoglio, Bologna
Felice Giani, Villa Doria ad Albano, 1812, Palazzo Bentivoglio, Bologna

Oltre alla sala dedicata ai due tondi, come si articola il resto del percorso?

«Il percorso si snoda per nuclei tematici e cronologici. Giani ha una produzione grafica torrenziale e una grammatica che contempla variazioni ma rimane costante e riconoscibile tanto da rendere a volte difficile datare le sue opere, per questo non era possibile una mera scelta cronologica. I nuclei tematici individuati includono una prima serie di opere giovanili, lavori che evocano il rapporto con i modelli antiquariali e quelli pittorici del Cinque e Seicento. C’è poi una terza sala dedicata ai paesaggi, fra reali e d’invenzione e, infine, un’ultima sala che svela l’abilità di Giani come decoratore e include fogli preparatori, bozzetti a tempere per soffitti insieme a opere invece svincolate dalla produzione per interni e che testimoniano la ricchezza degli orientamenti di Giani anche negli ultimi due decenni di vita. Franco Raggi, che ha disegnato l’allestimento, ha pensato a impunture di lana rossa che, sul feltro azzurro del fondo, segnano il passaggio da un momento all’altro».

Ci sono opere inedite lungo il percorso?

«Una dozzina delle opere in mostra sono inedite, mentre altre sono note agli studi, ma mai esposte prima in pubblico. Ne diamo notizia nelle schede del catalogo, che include uno scritto di Anna Ottavi Cavina, già ordinaria dell’Università di Bologna e punto di riferimento per gli studi su Giani e sull’arte del Settecento. Con la sua monografia del 1999 ha avuto il merito di collocare la vicenda di Giani in un contesto davvero internazionale».

Felicissimo Giani, Palazzo Bentivoglio, 2023, ph. Carlo Favero

Parlava di opere in prestito, da dove provengono?

«Per la prima volta Palazzo Bentivoglio beneficia di prestiti di musei e istituzioni pubbliche italiane e straniere oltre a quelli di collezioni private. La Pinacoteca Nazionale di Bologna, il Musée des Beaux-Arts di Orléans e l’Accademia Nazionale di San Luca hanno concesso opere che arricchiscono di lavori importanti il percorso. Ad esempio, da Orléans vengono i due bozzetti a tempera su tela preparatori per i due soffitti della Galleria dei Cento Pacifici e di Palazzo Conti a Faenza che Giani realizza all’inizio della sua carriera. Questi due bozzetti sono stati restaurati proprio con il contributo di Palazzo Bentivoglio in vista di questa occasione».

Felicissimo Giani, Palazzo Bentivoglio, 2023, ph. Carlo Favero
Felicissimo Giani, Palazzo Bentivoglio, 2023, ph. Carlo Favero

Alcune opere di arte contemporanea punteggiano le sale. Una di queste è collocata alla fine del percorso espositivo. Perché è così emblematica?

«L’erma di ceramica CanopoGianoFeliceGrottescheIANI è stata realizzata nel 2016-2017 da Luigi Ontani per la sala da pranzo di Palazzo Bentivoglio decorata da Giani nel 1810. La struttura evoca un grande vaso canopo che presenta un’impaginazione decorativa neoclassica. Il coperchio, un duplice autoritratto di Ontani che evoca il dio bifronte Giano, con cui Giani ha talvolta firmato le sue opere, incarna il principio del doppio e guarda sia al passato sia al futuro, tratto caratteristico di un artista sospeso tra le epoche che ha saputo coniugare felicemente linguaggi distanti e antitetici e interpretare le complessità della società del suo tempo»

Felicissimo Giani, Palazzo Bentivoglio, 2023, ph. Carlo Favero
Felicissimo Giani, Palazzo Bentivoglio, 2023, ph. Carlo Favero

Foto copertina; Felice Giani, Ratto di Ganimede, Palazzo Bentivoglio, Bologna ph. Carlo Favero

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