Blockchain, la valuta del futuro che farà risparmiare aziende e consumatori

La tecnologia blockchain, nota soprattutto per essere alla base di esperimenti innovativi in campo finanziario come il Bitcoin, potrà essere molto utile anche per gli atenei del futuro. Ne è convinto Cosimo Laneve, professore ordinario del Dipartimento di Informatica – Scienze e Ingegneria dell’Università di Bologna e attivo nell’Innovation Lab on Blockchain and New Technologies. 

La tecnologia si basa infatti, tra le altre cose, sull’eliminazione di intermediari deputati a controllare la validità di processi e transazioni. Per capire la blockchain, bisogna pensare a una sorta di libro mastro contenente una serie di eventi registrati a livello cronologico, inalterabile, e che si aggiorna in automatico. Un elemento che potrebbe essere utile soprattutto nella stipula di accordi commerciali. 

Prof. Cosimo Laneve Dipartimento di Informatica – Scienza e Ingegneria

“Se un contratto tra l’università e un altro ente stipulato tramite blockchain non viene rispettato nei termini pattuiti, potrebbe essere bloccato o decurtato in automatico il pagamento”, spiega Laneve. “Pensiamo a un contratto con un’azienda edile per poter costruire uno studentato nuovo. Invece di usare un notaio fisico come intermediario, si potrebbe interagire con l’azienda tramite blockchain, non pagando nulla e avendo una sicurezza maggiore. Se l’azienda non ottempera ai suoi obblighi, allora sarà costretta a pagare una penale sul totale, scalata in automatico, senza bisogno di intermediari”, sottolinea il docente.

Ci potrebbe essere un netto risparmio economico e di tempistiche, e gli atenei potrebbero guadagnarci molto. Ma anche per l’azienda interessata potrebbe esserci uno stimolo molto maggiore nel rispondere secondo programma ai suoi impegni. Senza potersi appigliare a cavilli o ai tempi lunghi di eventuali cause legali. 

Tutto questo può accadere grazie ai cosiddetti smart contracts, protocolli che assicurano il funzionamento delle operazioni fatte tramite blockchain. Proprio gli smart contracts sono tra i temi di ricerca di Laneve. Pensiamo all’impatto sulle cosiddette supply chains, le catene che descrivono tutte le tappe della vita di un bene, dalla produzione alla vendita. Gli smart contracts sono utili per mettere insieme diversi attori con esigenze contrapposte, sanando eventuali divergenze. “L’azienda produttrice vuole essere sicura che al cliente arrivi un prodotto originale, il negoziante che lo vende vuole garanzie sul prodotto che ha in vetrina, il cliente vuole pagare il prodotto solo se è confacente alle sue aspettative”, fa un esempio Laneve. In cosa può essere utile la blockchain? “Se un cliente vuole restituire un prodotto che ritiene essere contraffatto, uno smart contract sviluppato ad hoc può ‘congelare’ il denaro versato per l’acquisto, bloccandolo fino a che non c’è una verifica e quindi l’ok definitivo del cliente sul prodotto. A quel punto la transazione viene effettivamente effettuata”. Grandi aziende come Louis Vuitton stanno già creando tecnologie blockchain personali per combattere la contraffazione dei loro prodotti. La ricerca in ambito universitario di Laneve e del suo dipartimento intende ulteriormente migliorare queste tecniche. 

Anche perché, negli ultimi anni, sono state approvate leggi a livello italiano e internazionale per cui i contratti formalizzati tramite blockchain hanno valore legale. Un elemento che ha dato ulteriore impulso alle ricerche del dipartimento di Laneve, perché adesso “ciò che si stipula usando questa tecnologia può essere vincolante”. Con colleghi dell’ateneo bolognese come Giovanni Sartor, Laneve sta lavorando “su linguaggi di programmazione relativi agli aspetti legali, costruendo protocolli che hanno una precisa semantica e che potrebbero essere utilizzati su larga scala”. 

Ne è testimonianza un altro dei progetti dell’Innovation Lab, sviluppato insieme a Cirfood, azienda attiva nel campo della ristorazione collettiva, consistito nel rendere tracciabili i pasti in consegna agli studenti. “Dovevamo garantire che i pasti consumati da ragazzi nelle scuole fossero a chilometro zero. Su ogni confezione, c’era un codice a barre che poteva essere controllato, con un’applicazione collegata allo smart contract che verificava la regolarità di tutti i passaggi. Tutte le fasi registrate di volta in volta nella blockchain”. Un processo utile per tutelare la qualità degli alimenti, una delle mille applicazioni possibili di queste nuove tecnologie. Insomma, sia per le necessità delle università, sia in termini di ricerche da queste sviluppate, l’utilizzo della blockchain può essere una grande opportunità da cogliere.

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