Bologna celebra l’epica antieroica di Mimmo Paladino

di Lara De Lena.

Il legame con l’artista campano parte dalla prima esposizione nel 1976 presso la Galleria d’Arte Duemila per arrivare a oggi. Alle opere conservate dentro (e fuori) il MAMbo, quest’anno nell’ambito delle celebrazioni per il cinquantenario del Dams due importanti avvenimenti lo hanno visto protagonista: la mostra Mimmo Paladino. Dalla pittura alla letteratura presso la Biblioteca Sala Borsa e la laurea ad honorem rilasciata dal nostro Ateneo il 14 maggio scorso al Teatro Comunale. 

Mimmo Paladino, Scudo con fontana, 1987/1993, ©MAMbo (fonte http://www.mambo-bologna.org/)

Originario di Paduli (Benevento), Mimmo Paladino, classe 1948, ha una formazione iniziale nell’ambito dell’arte concettuale che però rientra già dal 1977 nei medium più canonici della pittura e scultura. La scelta di tornare alla tradizione a ventinove anni fu allora «il segno di una ritrovata libertà», come scrisse Pier Giovanni Castagnoli in occasione della mostra che l’artista tenne a Bologna a Villa delle Rose nel 1990. Grazie al critico Achille Bonito Oliva, che all’inizio degli anni Ottanta lo annovera fra gli esponenti della Transavanguardia, Paladino raggiunge la fama internazionale. 

Le opere di Paladino rimandano a un repertorio iconografico di culture arcaiche, le figure che appaiono nei suoi dipinti, illustrazioni e sculture raccontano molto di quel «nomadismo intellettuale» espresso in libere forme e liberi colori dagli artisti neo-espressionisti e richiamano allo scorrere del tempo che sedimenta strati di storia e di materia in un continuo ciclo vitale. È così per Scudo con fontana all’interno della grande vasca dei Giardini del Cavaticcio, composta da una scarna figura maschile e un grande disco provvisto di una testa animale dalla cui bocca sgorga uno zampillo, e per Teste, altra sua opera appartenente alla collezione comunale di Bologna, questa volta grafica, che rappresenta una moltitudine di volti fluttuanti e che fino al 19 settembre è esposta nella Project Room del MAMbo in occasione della temporanea Contenere lo spazio, a cura di Sabrina Samorì, dedicata alla percezione di spazio vuoto e spazio pieno attraverso un dialogo con le opere delle Collezioni Comunali d’Arte e del Museo internazionale e biblioteca della musica.

 

Mimmo Paladino, Teste, 1994, ©MAMbo (fonte https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/)

In questo gioco di rimandi tra il passato e la contemporaneità, Teste si accosta ai volti della famiglia Insom ritratti da Pelagio Palagi nel 1815, contrapponendo la ripetizione massiva di volti anonimi all’intimità domestica dell’opera di Palagi. In questo insolito dialogo l’opera di Paladino emana una forte energia collettiva priva di qualsivoglia gerarchia di potere, che invece lega i ritratti di Palagi definendo i rapporti familiari e domestici tra i soggetti ritratti. 

È esattamente questa energia di legami universali con cui da mezzo secolo l’artista racconta l’uomo, la cultura e la storia che ha fatto da motore per la scelta del Dipartimento delle Arti del nostro Ateneo per l’assegnazione della recente laurea ad honorem all’artista, definito nel corso della cerimonia «uno degli artisti visivi italiani più noti al mondo per la sua sofisticata epica anti-eroica e l’attitudine transdisciplinare».

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