Bologna Festival: l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia debutta al Manzoni
Durante la serata di venerdì 8 maggio, presso l’Auditorium Manzoni, è andato in scena uno degli appuntamenti più attesi della rassegna Grandi Interpreti della quarantacinquesima edizione del Bologna Festival. Il concerto sinfonico che ha visto protagonista l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, che secondo la rivista britannica Bbc Music Magazine corrisponde alla settima migliore del pianeta. Alla rigorosa e calibrata bacchetta il direttore Daniel Harding, che assieme al celebre soprano Christine Karg, ha realizzato una perfetta rappresentazione dei brani di Richard Wagner e Gustav Mahler, eseguiti senza pause, con lo scopo di proporre al pubblico una completa immersione nell’armonia romantica che lega i due compositori.
L’apertura della serata ha svelato sin dal principio una cura cerimoniale di estremo interesse per lo spettatore. L’ascesa al palco dei rispettivi gruppi strumentali nei quadranti dell’orchestra, è avvenuta in maniera quasi didattica. Anticipata dall’ingresso del primo violino e scandita dagli applausi del pubblico, l’orchestra s’è assemblata sul proscenio. Raggiunto l’accordo fra gli strumenti ecco il direttore salire sul podio, inchinarsi e mulinare la bacchetta per dare inizio al primo brano, Vorspiel und Isoldes Liebestod, tratto dal Tristan und Isolde di Richard Wagner. Daniel Harding (unico ad avere fra l’altro un frac color blu che lo stagliava cromaticamente sulla compagine orchestrale, nel rispetto della tradizione musicale abbigliata in frac neri) ha offerto una direzione magistrale, conducendo perfettamente i due momenti del brano wagneriano, Langsam und schmachtend ed il tragico Sehr mässig beginnend senza concedersi variazioni personali o compiacimenti retorici. In entrambe queste pagine, il primo violino Carlo Maria Parazzoli ha dato prova del suo magistero, rimanendo coinvolto in un’esecuzione frenetica e al contempo misurata, con lo sguardo sempre rivolto alla bacchetta. Al netto della densità del tessuto sonoro wagneriano, la concentrazione ha mantenuto un equilibrio perfetto, conducendo la prima parte della serata ad un successo immediato e all’acclamazione calorosa del pubblico. 
Spostando ora l’osservazione sulla seconda parte dello spettacolo, il proscenio è stato occupato dalla monumentale Sinfonia n.4 in sol maggiore per orchestra e soprano di Gustav Mahler. Il primo movimento, caratterizzato da un andamento riflessivo, inizia con una apparente leggera marca di campanelle e fiati leggeri, un incipit delicatissimo che introduce l’ascoltatore in un clima sospeso. In vero, l’abilità tecnica di Harding è emersa proprio nella gestione di queste peculiari strutture, non perdendo mai di vista, nemmeno per una frazione di secondo, un angolo dell’orchestra, dando gli attacchi precisi e stando attento a valorizzare il suono di ogni singola sezione. Dipoi, un lietissimo secondo movimento, nel quale l’architettura della sinfonia si è dischiusa, preparando il pubblico in platea al terzo movimento, in cui ha conquistato il palco la voce della Karg. Il soprano tedesco ha messo in mostra una delicatissima voce, mai coperta dall’orchestra, rivelandosi perfettamente accordata alla musica e interamente protesa ad assecondare l’andamento sinfonico dato dalla bacchetta, amplificandone il senso mistico e sognante.
Quindi, al netto di una lettura filologica e priva di interruzioni, questo spettacolo ha oscillato fra una presa di posizione decisa da parte del direttore, convinto di valorizzare l’unità formale dei due autori, e l’abile mossa di sfruttare l’intesa tra solista e i complessi ceciliani per rendere lo spettacolo più concentrato, puntando i riflettori sul connubio emerso dalla perfezione vocale e dall’impetuosa direzione musicale. Il cerimoniale conclusivo ha suggellato il trionfo della serata con dettagli di singolare cortesia ed intensità. Agli applausi finali il direttore è rimasto deliberatamente nel mezzo della compagine orchestrale, lasciando l’intera scena alla cantante alla quale una maschera del Manzoni ha portato un gran mazzo di fiori avvolto in carta rosata. Il primo violino è stato fortemente acclamato dal pubblico da ripetuti ‘’bravo’’ che hanno attraversato la platea tutta. Un finale applauso, più scandito dal caratteristico batter di tacco degli strumentisti sul legno del palcoscenico, termina le ovazioni del pubblico, richiamato dal quarto inchino inaspettato del maestro Harding e della Karg, a ratificare il successo di un evento unico.
Foto copertina: il direttore Daniel Harding

