Carambola museale

di Marco Bortolotti.

Ho un amico, scienziato giramondo e curioso di antichità. Su una bancarella nei pressi di un tempio indù fu attratto da un dischetto di avorio con strane figure. Da lì è partita una sua raccolta ora di centinaia di pezzi, ognuno diverso dai compagni, tutti bisognosi di scandagli critici e antropologici che le ricerche potranno offrire ad oggetti inediti e tanto singolari. Paolo Forti ha scritto un libretto su questi “percussori”, ovvero Striker di avorio dei secoli XIX e XX, di un gioco assai antico che si svolge su tavola di legno; una sorta di subbuteo dalle regole intrecciate a tradizioni ludiche cosmopolite, universali.

L’interesse etnografico del fenomeno, attraversato da una quantità di ragioni culturali e storiche, è oggettivamente alto. Incontri e contaminazioni figurative, ma soprattutto la curiosità per oggetti che riconosciamo prossimi al sogno, e parlanti le virtù espressive dell’India favolosa e popolare che viene a trovarci. Paolo mi dice della sua intenzione di donare la raccolta all’Università; uguale intenzione di Giuseppe Samoggia, figlio dell’urologo Luigi, che coltivava la sua passione di storico della medicina ed aveva per gli strumenti della professione medica, rispetto quasi sacrale.  

Dell’India so poco, e mi piacerebbe saperne di più, come mi è accaduto con la cultura, e l’arte giapponese grazie alle sapienti mostre che Nino Peternolli allestisce in Palazzo Poggi. L’arte delle figurazioni indiane non saranno da meno, anzi ad esse si aggiunge il fascino non più così esotico, delle dottrine induiste, dello yoga,  nel nesso e fluire taumaturgico di un saper fare filosofico esistenziale che, per me, restringe tanta sapienza a gergo iniziatico. L’Università potrebbe aiutarci a capire: detiene, in condizioni taciturne, una collezione indiana e del Sud Est asiatico che non ha ottenuto finora considerazione espositiva. La raccolta di Paolo potrebbe essere l’avvio di un progetto di conoscenza e di interrogativi. I rapporti internazionali dell’Università,  studiosi  e dilettanti, animati dall’entusiasmo e da interessi culturali per un paese affascinante, potrebbero essere il motore per attività di ricerca che guiderebbero l’intarsio di quei reperti del subcontinente asiatico alle collezioni di palazzo Poggi.  

Queste due donazioni siano come prime gocce per una pioggia salutare. Avrete notato che Archiginnasio, Cineteca, civici musei e  fondazioni cittadine ricevono donazioni storiche ed artistiche, subito festeggiate con esposizioni e cataloghi. Incrementi che svegliano la città e distinguono la presenza di quelle istituzioni accrescendone il prestigio…

Fenomeno che non tocca l’Università, ancora percepita come ente statale estraneo alla coscienza intima dei cittadini:il Nono Centenario è cosa lontana, favolosa, con esiti straordinari conseguenti all’eccezionalità dell’evento, ma non ha persuaso la città! L’Università è sì risorsa strategica cittadina, ma fenomeno ancora non percepito in tutte le sue conseguenze. Cosa si può fare per rimediare? I doni offerti alla loro Università da bolognesi benemeriti, siano incoraggiati e premiati: vengano subito esibiti, illustrati, aperti al pubblico delle scuole e ai turisti.

Per tutto l’anno, Archiginnasio e musei civici organizzano mostre cadenzate e gratuite, offrendo oasi di nuova conoscenza che rinsaldano la presenza di quelle istituzioni nella coscienza cittadina. L’Università, detiene tesori e risorse documentarie  incomparabili. Il prestigio dell’Alma Mater deve essere alimentato anche dalle risorse museali, non solo esibite, ma vissute. Eppure  mostre e  cataloghi sono eventi rari. Perché? Forse non sono considerati titoli vantaggiosi per la carriera accademica e vengono quindi negletti… 

Lancio un messaggio chiuso in bottiglia nel gran mare dell’Università. Vi è un prepotente incremento della vocazione turistica di Bologna: dobbiamo assecondarla! Palazzo Poggi è arca di sapere, non esiste un luogo in Europa dove, fin dalla nascita dell’Istituto delle Scienze si sia costruita,  diffusa, conservata la conoscenza. Cataloghi, strumenti, suppellettili, tante storie per tutte le scienze, che andrebbero divulgate facendo confluire nel palazzo raccolte ancora disperse. Palazzo Poggi dovrebbe far sua l’idea che fu, in anni lontani, dell’amico Giuliano Pancaldi: acquisire statuto e rango internazionale di capitale per la storia di tutte le scienze. Il Comune si appresta a destinare tutto il palazzo del glossatore Accursio a funzioni museali e di rappresentanza. Perché non imitarlo in palazzo Poggi? Dando, così, finalmente, stabile dimora a tante inedite raccolte minacciate di dispersione e, peggio, inefficaci se private di crediti conoscitivi e scientifici. 

Si immagini il fuoco d’artificio di un futuro largo, che tenga compagnia ai progetti per il Millenario 2088 della più antica Università: Palazzo Poggi arca, teatro, acropoli del sapere e della storia della scienza europea

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