Carlotta Gargalli al Museo Ottocento Bologna
Prorogata fino al prossimo 25 febbraio, la mostra dedicata a ‘Carlotta Gargalli (1788-1840). Una pittrice bolognese nella Roma di Canova’, al Museo Ottocento Bologna (Piazza San Michele, 4C) a cura di Francesca Sinigaglia ed Ilaria Chia.
All’interno delle sale del Museo Ottocento Bologna rimarranno esposte fino al 25 febbraio, una ventina di opere, che comprendono le opere più rappresentative di Carlotta Gargalli ed una selezione di tele di altri artisti a lei coevi. Alcune di queste opere sono state restaurate appositamente per la mostra e sono state esposte per la prima volta, altre provengono da importanti istituzioni bolognesi e non (Pinacoteca Nazionale di Bologna, Biblioteca comunale dell’Archiginnasio, Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna, Mambo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Accademia di Belle Arti di Bologna, Gallerie degli Uffizi di Firenze) ed altre ancora appartengono a collezioni private.

Il percorso si mostra arricchito da una rassegna di documenti d’epoca presi in prestito dall’Archivio Storico dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. L’intento dell’iniziativa museale è quello di dare la giusta rilevanza alla figura di Carlotta Gargalli, prima donna nella storia a frequentare l’Accademia di Belle Arti di Bologna ed allieva prediletta di Antonio Canova. Donna determinata e talentuosa, Carlotta Gargalli riesce ad affermarsi in un contesto artistico quasi totalmente dominato da uomini. Nasce nel 1788 a Bologna in una famiglia benestante e si avvicina alla pittura grazie al padre, il ritrattista Filippo Gargalli, che le permette di studiare insieme a lui.
Nonostante gli ottimi presupposti, il percorso artistico della pittrice inizia in salita. Nel 1804 viene ammessa alla neonata Accademia di Belle Arti (sorta nel 1803 dopo la soppressione dell’Accademia Clementina) ed assegnata alla Pinacoteca Nazionale, ma ad una condizione: quella di non realizzare copie dal vero, come fanno i suoi colleghi uomini, ma solo copie dall’antico. Nel 1807, dopo appena tre anni di corso, Carlotta Gargalli inizia a farsi notare vincendo il concorso indetto dall’Accademia di Belle Arti di Bologna (l’esame annuale che gli allievi devono sostenere per verificare il livello iniziale ed i progressi raggiunti nel tempo) con il suo saggio di pittura Artemisia, una tela raffigurante la figura femminile colta mentre si appoggia malinconica sull’urna del marito Mausolo. Nel 1811 partecipa all’esame per entrare all’Accademia del regno italico di Palazzo Venezia a Roma, l’istituzione diretta da Giuseppe Tambroni (un noto diplomatico di origini bolognesi) e supervisionata da Antonio Canova, pensata per ospitare gli studenti più brillanti provenienti dalle accademie di Milano, Venezia e Bologna. La giovane artista riceve il sostegno e le lodi dello scultore di Possagno, che la considera una tra gli allievi più meritevoli dell’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Sfortunatamente, il talento di Carlotta Gargalli non è sufficiente e l’ambiente artistico in cui si trova a lavorare le resta sempre molto ostile, non reputandola mai al pari dei suoi colleghi uomini. Nel 1814, quando ancora si trova a studiare a Roma, dopo aver superato dei problemi di salute, la pittrice realizza il suo Aiace (1814) e si scontra con il disappunto dei colleghi accademici bolognesi, che criticano ampiamente il suo lavoro a causa delle proporzioni non proprio perfette. L’iconografia della scena vuole l’eroe greco raffigurato nell’atto di aggrapparsi ad uno scoglio ma rispetto ad altre rappresentazioni del tema (come quella di Francesco Hayez del 1822), Carlotta Gargalli enfatizza molto la ribellione del personaggio che, con il braccio proteso verso l’alto, sfida senza timore gli dèi, nel disperato tentativo di salvarsi.
Durante il soggiorno romano, la pittrice felsinea realizza le tre opere più conosciute (Ritratto di ecclesiastico, Aiace e Pirro che minaccia di uccidere Astianatte) e dà prova dei grandi progressi raggiunti durante gli anni di studi all’Accademia del regno italico. Nel 1815 torna a Bologna portandosi dietro un curriculum senza eguali per una donna dell’epoca, tanto da poter fare della pittura la sua professione ed essere annoverata tra le artiste più affermate. Negli anni a venire, Carlotta Gargalli è sempre più stimata e le vengono commissionati importanti lavori, come il restauro dello Sposalizio di Maria Vergine per i Padri Cappuccini. Nel 1821, la pittrice sposa Carlo Luigi Rovinetti, un uomo non laureato e quindi inferiore a lei di lignaggio, predisponendosi la dote con i guadagni della propria attività lavorativa e dando prova nuovamente di un’emancipazione non comune per l’epoca. Nel 1827, all’età di 39 anni, Carlotta Gargalli viene nominata Accademica d’Onore dall’Accademia di Parma, un titolo che le fa guadagnare altre rilevanti commissioni.

Negli anni successivi, viene colpita da una serie di lutti, prima quello del marito e poi quello della figlia appena avuta, che ne rallentano l’attività artistica. Nonostante tutto, la pittrice non si disanima e si trasferisce di nuovo a Roma, dove acquista un “gabinetto di quadri” in via del Corso. Nel 1836 sposa in seconde nozze l’ebanista e negoziante di mobili di origini faentine Antonio Bassi. Carlotta Gargalli si spegne a Roma nel 1840.

Foto copertina Carlotta Gargalli, Ritratto della famigli De’ Bianchi, 1817, ph. Sara Cosimini

