Cineca, i Big Data per la sanità predittiva

di Valerio Castrignano.

«La sanità sta cambiando: stiamo passando da una situazione basata sull’osservazione, a una basata sulla predizione. Una rivoluzione che sarà guidata dai Big data, e a cui dobbiamo prepararci». Annuncia una grande trasformazione David Vannozzi, direttore generale di Cineca, il più grande centro di calcolo in Italia e tra i più importanti del mondo con sede a Bologna, a Casalecchio di Reno.

La sede Cineca a Casalecchio di Reno

È attraverso la conservazione di grandi quantità di dati e la loro utilizzazione, grazie ai potenti mezzi informatici a nostra disposizione, che possiamo creare modelli predittivi importantissimi per costruire il nostro futuro e salvaguardare anche la nostra salute: «Il Covid – spiega Vannozzi – ha fatto emergere l’importanza della capillarità del servizio sul territorio e della prevenzione, ampliando a livello nazionale la condivisione dei dati. Così abbiamo capito che raccogliere dati, integrarli, utilizzarli, il tutto in modo anonimo, per attività di sorveglianza, è un passaggio decisivo».

Vannozzi racconta una iniziativa importante avviata da Cineca in questo campo, un protocollo siglato con il Ministero della Salute: «L’accordo consentirà di sviluppare modalità di monitoraggio delle condizioni di salute della popolazione, utilizzando i dati provenienti dal Fascicolo Sanitario Elettronico. Una piattaforma tecnologica a supporto del Servizio sanitario nazionale, per avviare progetti sperimentali di analisi della popolazione». Un progetto importantissimo perché, come spiega Vannozzi, «se avessimo avuto questi dati a disposizione all’inizio del Covid sarebbe stato agevole costruire le mappe delle fragilità per capire quali erano i soggetti da proteggere, perché più di altri esposti alla pandemia»

Roberta Turra

Roberta Turra, a capo del team Big data analytics di Cineca, ritiene dunque che sia importante un lavoro di sensibilizzazione per eliminare le diffidenze che intralciano la ricerca: «Ci sono ancora tanti ostacoli alla condivisione dei dati, di cui le aziende spesso sono gelose. Ci sono però anche dei passi avanti dal punto di vista legislativo. Per esempio la Commissione Europea sta predisponendo un Data governance act. Tante sono le iniziative volte a disciplinare lo scambio dei dati, ma bisogna che si crei quel consenso, quella fiducia e quella adesione determinanti per questa causa».

Un cambio di mentalità che avrebbe magari permesso di rendere efficace l’app Immuni, spiega Turra: «Sarebbe stata efficace se i dati raccolti fossero stati inviati al Ministero e al governo. Però in questo caso ci sarebbe potuta essere una forte resistenza da parte dei cittadini. Forniamo dati a chiunque, a grandi colossi privati, ma poi siamo fortemente spaventati dall’idea che i dati giungano nelle mani del governo. Purtroppo le informazioni venivano così inviate ai singoli cittadini che poi si regolavano in modo arbitrario su come utilizzare l’informazione di pericolo».

Cineca nasce nel 1969, dalla collaborazione tra gli atenei di Bologna, Firenze, Venezia e Padova. La scelta di portare la sede del Consorzio a Bologna, soprattutto per la posizione facilmente raggiungibile dai ricercatori, si è rivelata particolarmente strategica. «Dal 2014 in particolare, il territorio ha cominciato a dar vita ad azioni di collaborazione di lungo periodo – racconta Turra -. È nata così l’Associazione big data promossa dall’attuale ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. Sono state agevolate le sinergie con enti privati come Unipol ed Eni, permettendo di raccogliere fondi per la ricerca. Si è consolidato il rapporto con le università di Modena e Bologna, vere eccellenze nel campo dell’intelligenza artificiale, e con l’istituto Rizzoli sui temi sanitari. Viviamo in un contesto locale vivace e intraprendente. Ritengo che la nostra realtà possa aiutare nella creazione di posti di lavoro e nella crescita economica del territorio. Per esempio a livello locale nascono tanti progetti con piccole e medie imprese nell’ambito dell’industria 4.0».

Una realtà importante soprattutto per l’Italia: «Ha aiutato a costruire il Paese così come lo conosciamo, supportando la ricerca e contribuendo a scoperte importanti, consentendo di raggiungere traguardi di livello internazionale nella scienza e nell’innovazione tecnologica», conclude Turra.

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