Come valorizzare i siti Unesco?

All’importante convegno organizzato lo scorso 11 ottobre nel Campus di Ravenna UniBo, era presente anche il nostro presidente Rocco Mazzeo, il quale oltre ad essere professore ordinario di Chimica dell’ambiente e dei beni culturali al Dipartimento di Chimica ‘Giacomo Ciamician’ è anche responsabile dell’unità organizzativa di sede (Uos) di Ravenna. Nonché membro del comitato scientifico UniBo organizzatore degli eventi per celebrare i 50 anni della Convenzione Unesco. 

Sono 55 i siti Unesco in Italia. Le città dell’Emilia-Romagna che hanno ottenuto il titolo di patrimonio dell’umanità Unesco sono Ferrara, Modena, Ravenna e Bologna, custodi di opere dallo straordinario valore storico, culturale, artistico e naturalistico. Ravenna, sede del primo evento per celebrare i 50 della Convenzione Unesco, rappresenta da sempre la patria del mosaico. Il suo glorioso passato, infatti, ha lasciato in eredità un patrimonio musivo eccezionale; non a caso, nel 1996 i suoi otto monumenti paleocristiani (V-VI secolo), sono diventati patrimoni Unesco. Parliamo della Basilica di San Vitale, il Mausoleo di Galla Placidia, il Mausoleo di Teodorico, la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo e di Sant’Apollinare in Classe, il Battistero degli Ariani, il Battistero Neoniano e della Cappella di Sant’Andrea.

Questo immenso patrimonio dell’umanità, dunque, deve essere conservato, restaurato e valorizzato. Ma come? A spiegarcelo è il prof. Rocco Mazzeo.

«Questo convegno è molto importante perché vede la partecipazione di tutti i docenti e gli istituti universitari che operano sui siti patrimonio Unesco. La città di Ravenna, naturalmente, ha un grande interesse. Quello che stiamo scoprendo durante questo congresso è che c’è una varietà di interventi che riguardano i vari aspetti, sia materici che di valorizzazione, conservazione e restauro che non erano noti. Quindi la grande utilità di questo convegno è stato quello di mettere in luce tutto questo patrimonio di conoscenze che prima invece rimaneva confinato nei diversi dipartimenti, istituti che avevano prodotto questa  conoscenza. Ora qual è il passo futuro? Il passo futuro è che tutto questo patrimonio venga incanalato per essere di ausilio all’attuale piano di gestione dei siti Unesco di Ravenna. Il quale dovrà, necessariamente, essere reso un po’ più upgrade, rispetto al precedente piano di gestione che risale a circa 10 anni fa. E’ un’occasione importante per fare in modo che tutto questo patrimonio di conoscenze possa essere di ausilio allo sviluppo di un nuovo piano di gestione. Ed è questo quello che vedo, ovvero una collaborazione molto forte tra il Comune di Ravenna, l’Università e gli istituti che si occupano della valorizzazione e il restauro del patrimonio Unesco cittadino. Credo che per far questo l’ideale sarebbe organizzare un evento a livello nazionale di discussione a cui possano partecipare i rappresentanti accademici e delegati dei vari comuni che ospitano i vari siti patrimonio dell’umanità. Poiché, credo, sia molto probabile che esistano dei piani di gestione più avanzati che possano essere messi a confronto, facendo diventare questo convegno un momento di crescita, condivisone ed identificazione di soluzioni alle problematiche di gestione del patrimonio Unesco di ciascuna di queste città».

 

 

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