Concetto Pozzati a Palazzo Fava

Inaugurata il 27 ottobre a Palazzo Fava – Palazzo delle esposizioni (via Manzoni, 2) – la mostra dedicata a Concetto Pozzati: Concetto Pozzati xxl.

L’esposizione, curata dalla figlia Maura Pozzati (critica d’arte, docente dell’Accademia di Belle Arti e curatrice e direttrice dell’Archivio Concetto Pozzati) si presenta come la prima grande antologica dell’artista realizzata negli spazi di un museo dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 2017. Le prestigiose sale affrescate di Palazzo Fava sono la cornice perfetta per le 58 opere esposte (alcune totalmente inedite o non visibili da tempo), che comprendono: dipinti di grande formato, lavori tridimensionali, collages e opere su carta. I pezzi provengono tutti dall’Archivio Pozzati, associazione culturale senza scopo di lucro nata nel 2020 per volontà dei figli Maura e Jacopo Pozzati, che si propone di custodire, tutelare e divulgare l’opera dell’artista. Il titolo della mostra, scelto di comune accordo dai figli, porta con sé più di un significato: xxl, prima di tutto, perché tanti dei lavori esposti sono di grandi dimensioni, ma non solo. La taglia extra extra large è necessaria soprattutto per contenere la personalità forte e sfaccettata di Concetto Pozzati, che si identifica nell’intellettuale impegnato, nel docente universitario, nello scrittore d’arte e tanto altro ancora, oltrepassando la definizione di solo pittore.

Concetto Pozzati, veduta sala, Foto di Sara Cosimini, Palazzo Fava, Bologna

La scelta di esporre le sue opere nelle sale di un palazzo storico così importante per la città non è di certo casuale; Maura Pozzati coglie l’invito di Genus Bononiae e realizza un sogno nel cassetto del padre: quello di esporre i cosiddetti quadri “fuori misura”, realizzati tra il 1963 e il 2014 e mai condivisi con il pubblico, per i quali l’artista ha già pensato un percorso di mostra. A questa selezione, Maura Pozzati aggiunge l’ultimo solo ciclo di opere realizzato nel 2016. Per volere della curatrice, le opere instaurano un dialogo con gli elementi architettonici e con gli affreschi delle sei sale del Piano Nobile realizzati da Annibale, Agostino e Ludovico Carracci, da Francesco Albani e da Bartolomeo Cesi, dando vita ad uno scambio infinito e ricco di suggestioni tra antico e contemporaneo. La mostra non segue un andamento cronologico, bensì tematico: le opere selezionate attraversano le principali fasi della carriera dell’artista. Nella prima sala, affrescata dai Carracci e dedicata al mito di Giasone e Medea, ci accolgono i quattro dittici dedicati al rapporto d’amore con la moglie Roberta. Realizzate tra il 2007 e il 2010, le opere raccontano con intimità e tenerezza la vita quotidiana ed il lutto per la perdita instaurando un dialogo con i fregi, che descrivono anch’essi una storia d’amore. Ciao Roberta (2007), dittico che fa parte della serie dedicata alla moglie scomparsa nel 2006, parla di lei attraverso gli oggetti che più la rappresentano: il sellino di bicicletta con il pon pon arancione (portafortuna preferito di Pozzati), la camicia, le pantofole, la borsetta e il cappellino restituiscono un’immagine chiara della persona di Roberta, anche se non rappresentata direttamente. La mano di Concetto Pozzati, con indosso la doppia fede che simboleggia la vedovanza, rappresenta la condizione di dolore.

Concetto Pozzati, Ciao Roberta, 2007, Foto di Sara Cosimini, Palazzo Fava, Bologna

Il percorso procede con una selezione di tele che appartengono a due cicli più recenti: Occupato del 2014 e Sottochiave del 2016. Queste opere ritornano alla fase più pop (e più iconica) di Pozzati e la pittura si fa più accesa e materica. Nella sala dedicata a Enea, affrescata da Ludovico Carracci, il registro cambia totalmente: le cinque opere degli anni Settanta, le stesse presenti alle mostre antologiche che Pozzati realizza nel 1976 al Palazzo delle Esposizioni a Roma ed al Padiglione d’Arte Contemporanea di Ferrara, riflettono un periodo di grande creatività e fervore intellettuale. Pozzati sperimenta con tecniche miste e strumenti inediti: utilizza l’aerografo, il collage e si avvale di una materica scrittura corsiva all’interno dei quadri per comunicare, realizzata con pittura bianca su sfondo bianco. Queste tele strizzano l’occhio all’arte concettuale e trasmettono un senso di ariosità e di libertà. In Analysis of Beauty da e per William Hogart (1974), la raffigurazione della statua di Venere, madre di Enea e Dea della Bellezza, richiama il protagonista dei fregi. Nella sala Albani, Maura Pozzati sceglie di posizionare tre lavori con gli specchi realizzati tra il 1967 e il 1970, amplificando il gioco di riflessi con gli specchi più antichi; sono le opere che consacrano Pozzati come uno degli interpreti più significativi della Pop Art italiana. Il percorso procede con A che punto siamo con i fiori (1988), ciclo che omaggia la pittura a tema floreale instaurando un dialogo senza tempo con tutti gli artisti che hanno dedicato quadri ai fiori: da Van Gogh a Monet, da Redon a Morandi. Qui, il registro cambia ancora, diventando quasi espressionista e la pittura si fa più riflessiva e fluida. Nella sala dedicata al suicidio di Didone, la curatrice sceglie di esporre i lavori a tema femminile, partendo dall’opera più vecchia esposta in mostra, J. ovvero la sottomissione (1964), per giungere all’ultima folgorante serie, Vulv’are (2016), omaggio all’organo femminile.

Concetto Pozzati, Vulvare, 2016, Foto di Sara Cosimini, Palazzo Fava, Bologna

Il Pozzati, ormai anziano ed indebolito del 2016, ritorna alla sua comfort zone e ritrova la potenza pittorica tipica del periodo pop degli anni Sessanta nei tratti stilizzati e decisi delle figure. Le stanze del Piano Galleria sono dedicate alle opere su carta, con una selezione di disegni che vanno dalla fine degli anni Cinquanta al 2016, appesi alle pareti come una sorta di Quadreria. Da questi lavori, si percepisce il profondo amore e il rispetto di Pozzati nei confronti del disegno, oltre alla sua attitudine particolare votata al recupero di supporti inusuali, come buste o vassoi in cartone. In occasione di questa antologica, la curatrice decide inoltre di riallestire Dopo il tutto, monumentale ciclo eseguito nel 1980, composto da 301 disegni a tecnica mista e dedicato alla madre dell’artista. È possibile considerare questa opera come il testamento artistico di Pozzati, dove il disegno primeggia e si fa ponte tra segni del passato e segni non ancora conosciuti. Numerosi i riferimenti a pittori del passato, le autocitazioni e le immagini provenienti dalla natura; il tutto, reso possibile da una tecnica tanto cara all’artista, il collage.

Concetto Pozzati, Analysis of Beauty da e per William Hogart, 1974, Foto di Sara Cosimini, Palazzo Fava, Bologna

Concetto Pozzati nasce a Vo’ Vecchio, in provincia di Padova, nel 1935. Lo zio Sepo, noto cartellonista, lo introduce al mondo dell’arte, trasmettendogli la passione per la grafica pubblicitaria. Dopo aver conseguito la laurea in Architettura e Pubblicità, Pozzati diventa professore ordinario della cattedra di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna e successivamente, Assessore alla Cultura per il Comune dal 1993 al 1996. Definito “il corsaro della pittura”, instaura un collegamento tra le diverse correnti del dopoguerra, dal Surrealismo all’Informale, dall’arte concettuale alla Pop Art. Di indole provocatoria ed indipendente, è uno dei pochi a Bologna a non accettare il magistero di Giorgio Morandi, ammettendo senza vergogna di non amarlo, seppur riconoscendo il valore indiscutibile della sua opera. Partecipa alle più importanti rassegne internazionali, tra cui diverse edizioni della Biennale di Venezia, delle Quadriennali di Roma e Documenta di Kassel. Le sue opere vengono esposte nei più importanti musei e gallerie in Italia e all’estero e riceve numerosi riconoscimenti ufficiali ad ulteriore conferma dell’importanza del suo lavoro, tra cui il Sigillo d’Ateneo dell’Università di Bologna nel 2005. Dopo aver dedicato la sua intera esistenza all’arte, Concetto Pozzati si spegne nella propria casa a Bologna nel 2017, all’età di 82 anni. 

Concetto Pozzati, 132 Pom (part.), 1968, Foto di Sara Cosimini, Palazzo Fava, Bologna

 

Foto di copertina Concetto Pozzati, veduta sala, Foto di Sara Cosimini, Palazzo Fava, Bologna

Sara Cosimini

Sara Cosimini

Storica dell'arte specializzata in Beni Storico-Artistici all'Università di Bologna. I suoi interessi principali sono incentrati sull'arte contemporanea.

Lascia un commento