Conferita la laurea ad honorem a Jhumpa Lahiri

di Medea Calzana.

È stata conferita la laurea ad honorem in Specialized Translation alla scrittrice americana, di origine indiana, Jhumpa Lahiri. Una delle più raffinate ed eleganti scrittrici contemporanee, saggista, traduttrice e docente di scrittura creativa all’università di Princeton. 

Sono molti i riconoscimenti ricevuti in questi anni alla sua carriera, tra cui anche il prestigioso premio Pulitzer per la sua prima raccolta di racconti brevi “L’interprete dei malanni”. Un libro straordinario è anche “L’omonimo”, pubblicato nel 2003, e che riflette su identità, immigrazione e ricerca delle proprie radici.  La scrittrice si è trasferita a Roma nel 2012 e da allora, oltre a utilizzare l’inglese, ha scelto di esprimersi in italiano. Questo segna una tappa fondamentale nella sua produzione narrativa. Nel 2015 pubblica l’autobiografico “In altre parole”, vincitore nello stesso anno del Premio internazionale Viareggio-Versilia. E’ il suo primo scritto in italiano. Nel 2019, invece, pubblica  “Dove mi trovo” il suo primo romanzo in italiano. 

«La scoperta della traduzione è stata fondamentale: alimenta il mio lavoro creativo. Consiste nella lettura e rilettura di qualcosa in modo molto profondo. Esplorare questo territorio tanto nuovo per me è molto stimolante», dichiara la scrittrice americana. L’inglese, da lingua madre, è diventata lingua matrigna che la vincolava, mentre la nuova lingua – cioè l’italiano – le ha dato una nuova possibilità di espressione e anche, come lei stessa ha affermato «una seconda vita». Jhumpa Lahiri è anche autrice di profonde riflessioni sul processo traduttivo, sul rapporto tra identità, lingua e traduzione, e sul senso di straniamento e (non) appartenenza che il vivere tra più culture e lingue procura. Voce limpida che interpreta il vivere al crocevia tra culture e lingue, la sua predilezione per l’italiano, eletto anche come mezzo di espressione artistica, testimonia il profondo legame con il nostro Paese e la nostra cultura. La scelta del Dipartimento di Interpretazione e Traduzione dell’Alma Mater di conferire la sua prima Laurea Honoris Causa a questa scrittrice e traduttrice americana ha dunque motivazioni profonde: Lahiri si muove tra lingue e culture diverse, facendo della traduzione una pratica che sovverte i rapporti gerarchici tra lingue e culture per lasciare spazio a un modo di dire, vedere e sentire altro, spiazzante, ma anche fecondo, stimolante e creativo, presente e resistente negli interstizi tra realtà e immaginari culturali.

«Per le mie origini mi sono trovata a cavallo tra due lingue e culture diverse (quella inglese e quella indiana). Da adulta, però, ne ho scelto addirittura una terza (quella italiana) – racconta Jhumpa Lahiri – Scrittura lettura e traduzione sono le tre attività principali della mia vita, quelle a cui dedico più tempo e passione. Negli ultimi anni ho iniziato a scrivere in italiano e tradurre. In questa fase ho potuto studiare e mi sono affezionata molto ad altri autori e traduttori: uno fra tutti Antonio Gramsci».

«Lahiri si muove tra lingue e culture diverse – riflette l’ex Magnifico rettore Francesco Ubertini – I suoi testi riflettono anche l’auspicio che si possa superare il concetto di letteratura nazionale e che si possano aprire spazi letterari fondati sulla traduzione. Tradurre non è mai un atto linguistico finito, ma è sempre un processo culturale e comporta il riconoscere le differenze come ricchezza e mai come limitazione. Il dialogo con la lingua dell’altro è un modo per arrivare a una identità più evoluta».

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