Crisi energetica

L’Università di Bologna sta mettendo a punto sue specifiche linee di intervento. Di questo abbiamo avuto l’opportunità di discutere con il prof. Giacomo Bergamini, delegato del rettore per la Sostenibilità, in modo da tratteggiare quella che potrebbe emergere come la visione di medio-lungo periodo del nostro Ateneo: “Verranno elaborate linee guida energy friendly e interventi strutturali finalizzati a ridurre i consumi e aumentare la quota di energia autoprodotta da fonti rinnovabili. Il ruolo dell’Università non si esaurisce in azioni estemporanee per fronteggiare l’emergenza energetica: attraverso la ricerca scientifica abbiamo l’oneroso e affascinante compito, e allo stesso tempo sfida, di studiare nuove soluzioni innovative”.

Il tema dell’aumento vertiginoso dei costi legati alle fonti energetiche è diventato in queste settimane di strettissima attualità anche per l’Università di Bologna e ha imposto indubbiamente una accelerazione nei piani di riqualificazione energetica degli edifici e di potenziamento dell’autoproduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, e nella realizzazione di una campagna di sensibilizzazione sui cosiddetti comportamenti energy friendly da parte di tutta la comunità: studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo.

Anche gli Atenei, dunque, sono ovviamente mobilitati su questo fronte. E’ proprio di pochi giorni fa l’allarme lanciato in un documento redatto da una commissione di esperti (Tavolo tecnico per lo studio di proposte in tema di risparmio energetico) a cui hanno partecipato attivamente anche il prof. Matteo Mura e il prof. Gian Luca Morini, delegato all’Edilizia del nostro Ateneo. In estrema sintesi – da quanto si legge in questo documento – la spesa totale per l’energia nelle Università italiane nel 2022 potrebbe addirittura raddoppiare rispetto al 2021, toccando il valore allarmante di 500 milioni di euro.  

In questo momento il nostro Ateneo sta valutando sue specifiche linee di intervento. Di questo abbiamo avuto l’opportunità di discutere con il prof. Giacomo Bergamini, delegato per la Sostenibilità, in modo da tratteggiare quella che potrebbe emergere come la visione di medio-lungo periodo. Il punto di partenza è stato comprendere quanto e come l’Ateneo stia spendendo per fonte energetica (elettricità, gas, acqua, ecc.).  Nel documento ministeriale è emerso che in media, al netto delle spese per il personale, una quota parte pari al 5% del Fondo per il finanziamento ordinario delle Università (Ffo) viene già ora assorbita dalle spese per l’energia. UniBo si assesta attorno ad un valore del 4%. “Partendo da questi dati e seguendo la dinamica degli aumenti dei costi legati alle fonti energetiche – osserva il prof. Bergamini – diviene possibile elaborare una proiezione abbastanza realistica, anche se non incoraggiante, di quanto ci possiamo aspettare in prospettiva. Dalla proiezione ministeriale è emerso che qualche ateneo corre il rischio di dover spendere tutto ciò che rimane del Ffo, al netto degli stipendi del personale, in approvvigionamento energetico. Sarebbe uno scenario davvero preoccupante, perché significherebbe eliminare o limitare fortemente moltissime attività ed iniziative attualmente finanziate attraverso il Ffo, per esempio le borse di studio”.

Prof. Giacomo Bergamini

Una volta individuati retrospettivamente i consumi e le spese, il nostro Ateneo sta predisponendo il bilancio di previsione per il 2023, in modo da stimare quanto spenderemo per energia, gas, elettricità, ecc. “Verrà sicuramente messa a punto anche una linea comunicativa rivolta a tutto il personale, in sintonia con quanto già sviluppato dal ministero della Pa – prosegue il delegato per la Sostenibilità  allo scopo di sensibilizzare la comunità dell’Alma Mater, condividere le linee di intervento previste e suggerire comportamenti virtuosi volti alla riduzione dei consumi”. La governance di Ateneo sta lavorando attivamente all’efficientamento del patrimonio edilizio e dell’illuminazione artificiale (attraverso la sostituzione di tutte le lampade con un miglioramento/ammodernamento degli impianti). Un altro obiettivo, sul quale si è iniziato a lavorare, riguarda la digitalizzazione dei sistemi di regolazione e di controllo degli impianti tecnici. Grazie al monitoraggio ed al controllo anche da remoto, una volta che il sistema sarà a regime, si potrà conseguire un grande risparmio sulle spese. Un miglior controllo dovrebbe infatti comportare una migliore gestione, e quindi un risparmio. Infine, un ulteriore progetto in cantiere è relativo all’aumento progressivo della quota di energia autoprodotta, ovvero derivante da fonti rinnovabili. Commenta a questo proposito il prof. Bergamini: “Ci piacerebbe installare, laddove possibile, molti più pannelli solari, fotovoltaici e termici, e valutare la possibilità di fare ricorso anche ad altre fonti di energia rinnovabile. Tutte queste ulteriori forme di energia alternativa andranno nella direzione dell’autoconsumo, in modo da far sì che il nostro piano energetico abbia un aumento significativo della quota autoprodotta”. 

A luglio il CdA ha inoltre deliberato l’acquisto di 4 impianti fotovoltaici già installati su immobili dell’ateneo (a Fisica, Agraria, Ingegneria e Veterinaria) da F.b.m., con la contestuale retrocessione del relativo diritto di superficie sui lastrici solari. Questi impianti possono avere una resa fino a 1,4 megawatt. Ora saranno riconvertiti in autoproduzione, e quindi gli edifici dove sono posizionati potranno auto consumare l’energia prodotta. Infine, grazie a specifici finanziamenti del Miur, è prevista la realizzazione di due Net Zero Energy Building: si tratta di edifici, da insediare in via del Battiferro a Bologna, totalmente autosufficienti da un punto di vista energetico.

Progetto Geco – Gestione energia e controllo remoto

Foto copertina: impianto fotovoltaico sul tetto del Dipartimento di Fisica

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