Das Rehingold di Wagner

Lo scorso 12 giugno, l’Auditorium Manzoni del Teatro Comunale di Bologna ha dato il via alla più audace rappresentazione delle opere presenti nel suo programma, il Das Rheingold di Richard Wagner. Nelle due date previste del 12 e 13 giugno è stato avviato il ciclo teatrale della tetralogia wagneriana Der Ring des Nibelungen, il cui progetto vedrà, dopo il prologo rappresentato in giugno, la prima giornata pianificata nelle due date (17 e 19 ottobre) a chiusura della prima parte dell’opera per quest’anno. Il progetto, che si basa sulla rappresentazione integrale dell’Anello del Nibelungo, è stato dedicato a Marino Golinelli e si affianca alla sua fondazione con l’intento di realizzare una proposta culturale integrata ed articolata per il pubblico bolognese.

Presentare l’opera maggiore di un poliedrico personaggio della storia operistica tedesca quale è Wagner presenta senza dubbio i suoi angoli spinosi, ma in un contesto come quello della serata di apertura del progetto biennale per la realizzazione della Tetralogia, realizzato sotto l’alma filantropica della fondazione Golinelli, vengono meno i biechi risvolti della storia di questo dramma musicale.

Gesamtkunstwerk, opera d’arte totale, questa è la direttrice da seguire per osservare e partecipare consapevolmente alla rappresentazione di una cosmogonia musicale quale è il Das Rehingold. La parola gesamtkunstwerk indica quella forma ideale di teatro in cui convergono musica, drammaturgia, coreutica, poesia, arti figurative, al fine di realizzare una perfetta sintesi delle diverse arti. Nel teatro attuale è arduo riuscire a riproporre una messinscena ricca di ciascuno degli elementi che ne farebbero perfetta erede dei modi wagneriani, ma il Teatro Comunale di Bologna è riuscito a portare sul palcoscenico dell’Auditorium Manzoni un concerto che, senza presunzione alcuna, ha ricalcato quanto più possibile le orme del maestro. Infatti, nonostante la forma concertistica scelta fosse priva degli elementi di scena, sullo schermo posto dietro l’orchestra, assieme alle parole in tedesco ed alle traduzioni italiane e inglesi del cantato, la direzione ha pensato di proiettare brevi estratti derivati dall’originale partitura wagneriana del Das Rehingold, che descrivessero le scene ad ogni momento. Questo innovativo sfruttamento dello schermo posteriore l’orchestra, atto a supplire la complessità della scena per come Wagner la immaginava, ha operato sul pubblico un effetto di notevole coinvolgimento durate l’esibizione, oltre che a favorire una migliore comprensione delle circostanze di scena. La portata dell’intreccio ben si presta, in quanto scaturigine di un corposo panorama mitico, ad incentivare l’immaginazione nel pubblico in senso personalizzato, piuttosto che guidato dagli effetti visivi che oggetti di scena, costumi dei cantanti ed eventuali effetti ambientali susciterebbero in uno spettatore. Sfruttare questo aspetto, per così dire ‘’fantasy’’, dell’opera di Wagner ha reso questo esperimento multimediale un successo, ovviamente l’originale scenico eserciterà sempre un ascendente più stupefacente che le sole scritte su schermo, ma l’intuizione del Teatro Comunale di attivare e nutrire l’immaginazione del pubblico attraverso quelle brevi descrizioni è stata utile ed efficace.

Das Rehingold - Finale
Das Rehingold l’applauso finale tributato dal pubblico del Manzoni

La storia che il prologo dell’Anello del Nibelungo propone è molto ricca e affonda le sue radici in lectio medievali sia Islandesi che Tedesche, le quali narrano la vicenda del ratto dell’oro magico del Reno perpetrato dal nano Alberich ai danni delle figlie del fiume, le Ondine. Da questo primo evento, narrato nella prima scena dell’opera, scaturiscono una serie di altre vicissitudini che vedono coinvolti in maniera trasversale anche gli dei del pantheon nordico, da Wagner rinominati in alto tedesco: quindi avremo per il padre degli dei Odino la sua controparte alto tedesca Wotan; per Loki il dio dell’inganno Loge e così a seguire per tutti quanti i personaggi che animano le quattro scene del Das Rehingold.

Durante la messinscena a cui abbiamo assistito, della durata complessiva di due ore e mezza, tutti questi personaggi obbedivano alla partitura in maniera impeccabile e venivano diretti dalle sapienti mosse della direttrice ucraina Oksana Lyniv, un profilo di spicco nell’operistica internazionale. La Lyniv ha condotto, lungo tutto il percorso steso da Wagner, ogni strumento dell’orchestra con un’impeccabile precisione e una poliedrica capacità di adattamento alle numerose voci dei cantanti. La sua attenzione nel dare il giusto spazio, come configurato dall’autore, ad ogni variazione canora è la risultante di uno studio ed un lavoro senz’altro accurati e meticolosi che coinvolgono una componente strumentistica immensa e sei voci liriche che occupano tutto lo spettro canoro sfruttato da Wagner.

Relativamente ai personaggi ed i loro interpreti è bene cominciare dalle tre Ondine, le prime a salire sul palco dopo la direttrice. Senz’altro studiato per una migliore resa scenica, il primo effetto che ha compiaciuto il pubblico, che leggeva le descrizioni della scena proiettate a schermo, è stata l’armocromia rispettata dai vestiti delle Ondine (Woglinde, Wellgunde e Flosshilde) mentre le tre cantanti (Yuliya Tkachenko, Marina Ogii e Egle Wyss) si disponevano sulla sinistra del palco. Una sequenza di tre differenti colori, dalla più chiara tonalità dell’azzurro alla più scura, evocava l’immagine del fiume, visione pronta ad essere corrotta dalla presenza del nibelungo Alberich. Questi era interpretato da Claudio Otelli interamente vestito d’abiti neri, colore che riprende la tinta corvina della chioma e della barba del nibelungo descritta nei racconti epici. Durante questa prima scena la forza ossimorica evocata dei vestiti dei cantanti e della descrizione proposta a schermo, oltre che dalle parole poetiche del cantato, contribuiva a rendere sensazionale l’esibizione, che oscillava dalle tenui e soavi voci delle figlie del fiume al profondo lamento del nano. Una contrapposizione sensibile che dall’idillico leitmotiv delle Ondine muoveva in direzione di quello della rinuncia all’amore di Alberich, accompagnato da un’eccellente espressività dei cantanti sul palco che contribuivano da un lato a trasmettere un senso di lieta armonia naturale e dall’altro a rendere l’idea della cocente ambizione che infiammava il nibelungo.

Das Rehingold - Wotan
Das Rehingold – Wotan (Thomas Johannes Mayer)

Il passaggio alla seconda scena vede comparire gli dei nordici, un Wotan perfettamente rappresentato da Thomas Johannes Mayer in frac e farfallino bianco, si risveglia dal lieto sonno sul prato al fianco della sua amata Fricka, interpretata da Atala Schock. I due cominciano a dirigersi verso il Walhalla al passo del rispettivo leitmotiv, giungendo alla futura dimora degli dei che è stata ultimata dai due giganti Fastolt e Fafner. Come nella prima scena, anche i cantanti che interpretano gli dei ed i giganti riescono ad innestare nei loro ruoli una parte recitata che contribuisce alla resa dell’opera. Il processo di immedesimazione che tutti gli artisti, nelle quattro scene del Das Rheingold, sono riusciti a sviluppare e mostrare al pubblico è stato grandemente apprezzato. Fra tutti, i due che meglio hanno gestito questi aspetti, sono stati senz’altro il brillante Wolfgang Abilinger-Sperrhacke, che ha recitato nei panni del dio dell’inganno Loge e Sorin Coliban, che ha interpretato il gigante innamorato della figlia degli dei, Fastolt. A questi due va un particolare elogio alle qualità artistiche: la forza espressiva dei loro volti, unita al peso del ruolo che hanno portato sul palcoscenico ed alla loro abilità nel canto, che sono riusciti a conservare entro i limiti della perfezione, hanno incantato il pubblico che per tutta la serata dipendeva dalle loro parole e anelava di sentirne e vederne il canto e la recitazione.

Questi effetti evocati come una magia antica sul palco dell’Auditorium Manzoni hanno contribuito a rendere la serata del 12 giugno dedicata all’opera di Wagner, un unicum nel repertorio delle rappresentazioni previste per quest’anno dal Teatro Comunale di Bologna, una sorta di reinterpretazione della gesamtkunstwerk, come soltanto l’innovativa direzione del Teatro Comunale di Bologna avrebbe saputo orchestrare. Nell’attesa della prima giornata della Tetralogia, il Die Walküre si ricordano le due date in cui verrà realizzata presso l’Auditorium Manzoni, il 17 ottobre la prima ed il 19 ottobre.

Das Rheingold - Copertina
Das Rheingold – Locandina

Foto copertina, la direttrice Oksana Lyniv con l’orchestra che ha eseguito il Das Rehingold Das Rheingold di Richard Wagner.

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