Dedicata al tema della casa la VII edizione di Foto Industria
Home è il filo conduttore della VII edizione di Foto/Industria 2025 che chiama una selezione di artiste e artisti internazionali a riflettere sul delicato tema della casa. La Biennale di fotografia dell’industria e del lavoro – organizzata da Fondazione Mast (Via Speranza, 42) sotto la direzione artistica di Francesco Zanot – si snoda in un articolato percorso tra alcuni degli edifici storici più suggestivi di Bologna, con dieci progetti espositivi ad ingresso libero. La Biennale si tiene dal 7 novembre al 14 dicembre 2025 ed è accompagnata da Living, Working, Surviving, la monografica a cura di Urs Stahel dedicata all’artista canadese Jeff Wall, allestita in contemporanea nelle Galleries del Mast.
La casa come rifugio, protezione e appartenenza, ma anche simbolo di prigione e condanna senza appello. Gli artisti e le artiste restituiscono al pubblico una panoramica a tutto tondo sul tema dell’abitare, in un racconto per immagini che dagli inizi del Novecento arriva fino a oggi, attraversando ogni angolo del mondo. Nell’immaginario collettivo, la casa rappresenta le radici: il punto da cui tutto nasce, si sviluppa e a cui inevitabilmente si ritorna. È il luogo degli affetti e dei ricordi d’infanzia, dove ciò che siamo stati rimane sospeso nel tempo, anche quando non siamo più bambini. Nella percezione comune, l’abitazione assume quasi un valore materno: una comfort zone in cui rifugiarsi per ritrovare protezione e consolazione.

Tuttavia, la casa rappresenta anche uno status symbol, lo specchio della gerarchia sociale contemporanea e, proprio per questo, può diventare inconsapevole generatrice di differenze e disparità. Prima di tutto, però, la casa è una costruzione e, in quanto tale, rappresenta una grande sfida industriale e contribuisce alla definizione di una nuova anatomia del vivere. Dalle abitazioni ecologiche realizzate con materiali all’avanguardia a quelle dotate di sistemi tecnologici avanzati che le rendono più sicure da eventuali incursioni, la casa è un “manufatto culturale” il cui sviluppo scaturisce dalle esigenze pratiche ed estetiche di chi la abita. Le dieci mostre di Foto/Industria rivisitano queste interpretazioni attraverso le visioni e le specifiche accezioni di ciascun artista, costruendo una sovrastruttura concettuale in cui la casa assume un significato non solo materiale ma anche spirituale.

Nei sotterranei di Palazzo Bentivoglio (Via del Borgo di San Pietro, 1), Matei Bejenaru esplora i luoghi marginali del mondo rurale romeno con Prut, un progetto avviato nel 2011 che ha per soggetto i villaggi situati sulle due sponde dell’omonimo fiume, luogo che per l’artista coincide con le proprie radici; A Small Guide to Homeownership di Alejandro Cartagena – ospitata negli spazi di Alchemilla a Palazzo Vizzani (Via Santo Stefano, 43) – mette in luce le contraddizioni del mercato abitativo contemporaneo attraverso un surreale percorso che simula l’acquisto di un immobile nella città di Monterrey, in Messico; Nel Sottospazio – Palazzo Bentivoglio Lab (Via Mascarella, 2) il collettivo londinese Forensic Architecture presenta Looking for Palestine, un’indagine rigorosa che documenta i processi di trasferimento forzato subiti dalla popolazione palestinese e le forme di resistenza e ricostruzione messe in atto dalle comunità colpite nonostante il persistente tentativo di cancellazione operato dallo Stato d’Israele; i suggestivi spazi della Fondazione Collegio Venturoli (Via Centotrecento, 4) ospitano My Dreamhouse is not a House, progetto della fotografa austriaca Julia Gaisbacher che mette al centro il tema dell’edilizia sociale partecipata, indagando la realizzazione del complesso residenziale Gerlitzgründe di Graz e le storie dei suoi abitanti; la dimensione affettiva e simbolica è al centro della ricerca di Vuyo Mabheka, giovane artista sudafricano che per Fondazione Collegio Venturoli presenta Popihuise, un racconto per immagini in cui la fotografia diventa traccia per ricostruire un passato segnato dai numerosi traslochi vissuti dalla famiglia dell’artista; Södrakull Frösakull è il titolo dell’ultimo progetto ospitato nelle stanze di Fondazione Collegio Venturoli, nel quale l’artista svedese Mikael Olsson riflette sul significato di abitazione geometricamente perfetta (ma non esente da fragilità) a partire da due costruzioni emblematiche dell’architetto e designer Bruno Mathsson

A Moira Ricci è dedicata la retrospettiva ospitata nella Sala delle Ciminiere del Mambo (Via Don Giovanni Minzoni, 14) dal titolo Quarta casa, in cui l’abitazione si identifica con i ricordi della famiglia e del luogo d’origine; Some Homes è il titolo della mostra dell’artista tedesca Ursula Schulz-Dornburg, che nel Salone degli Incamminati della Pinacoteca Nazionale di Bologna (Via delle Belle Arti, 56) presenta un percorso documentaristico dedicato a una serie di abitazioni costruite con materiali ecologici e naturali, destinate a dissolversi nel giro di pochi anni; con Microcosmo Sinigo, mostra allestita presso la Fondazione Del Monte di Bologna e Ravenna (Via delle Donzelle, 2), Sisto Sisti racconta al pubblico la vita delle famiglie che, tra il 1935 e il 1950, hanno vissuto nel villaggio aziendale della Montecatini a Sinigo, nei pressi di Merano; infine, il percorso espositivo si conclude nelle sale di Spazio Carbonesi (Via de’ Carbonesi, 11) con No Rest for the Wicked dell’inglese Kelly O’Brien, un viaggio nell’universo del lavoro domestico che intreccia la storia della famiglia dell’artista alle questione di classe e genere, dando rilievo alle vicende delle donne lavoratrici e alle loro lotte. Anche in questa edizione, Foto/Industria si conferma una grande mostra diffusa essenziale per stimolare riflessioni su tematiche urgenti e attuali della contemporaneità.
Foto copertina: Kelly O’Brien, Self Portrait in Nanas Bathroom, 2010, Courtesy Mast e Kelly O’Brien



