Diritto alla città. Il valore quotidiano e innovativo dei piccoli gesti

di Francesca Montuschi

Il valore quotidiano e importante dei piccoli gesti: la città della cura non smette mai di costruirsi, di trasformarsi, la complessità e la pluralità dei bisogni si aggiornano di continuo con nuovi stimoli e talenti… ripetendo quotidianamente piccoli gesti, procedendo per prove, per sensibilità, per gradi, con rispetto, si produce una crescita progressiva, si accompagna la crescita, individuale e collettiva…

La Cittadinanza è un diritto che viene confe­rito a coloro che sono membri a pieno diritto di una comunità (Marshall, 1950); come principio di uguaglianza tale diritto può evolvere nel concetto di diritto alla città in una declinazione spaziale del tema della cittadinanza che si sostanzia in una partecipazione diretta alla vita urbana e ai processi collettivi di formazione dello spazio, come bene comune. Pubblico.

L’azione degli attori locali (Comune, Università, Regione) non può che andare così nella costruzione di cittadinanza, ovvero di diritto-dovere alla coesione sociale,  e alla percezione della proprietà collettiva come patrimonio comune e condiviso; peraltro, la Carta Mondiale per il diritto alla città definisce quest’ultima come «… spazio pubblico formato da istituzioni e attori pubblici o istituzionalizzati, oppure spontanei e di movimento, nonché dalla comunità in generale …» focalizzandosi sul principio di equità nell’accesso a beni e spazi del territorio, sul valore dello scambio e della partecipazione.  

Con questa prospettiva il diritto allo studio può essere interpretato come parte di un processo più ampio, responsabile e profondamente votato al riconoscimento del diritto di cittadinanza e del diritto alla città. Una svolta di questo tipo implica, inoltre, una risignificazione dei tradizionali rapporti tra città ed Università, lasciando intravedere un diverso (e molto più ampio) modo di intendere il public engagement dell’U­niversità.

Ovverosia, se dobbiamo oggi guardare al diritto allo studio come lente per leggere altri diritti (all’accessibilità, all’espressione dei talenti, alla sostenibilità ambientale), ne consegue che la qualità dei rapporti tra Università e città influenza notevol­mente la capacità di garantire tali diritti di cittadinanza universi­taria e di diritto alla città.

Come affermato da Wiewel e Perry (2008), l’Università deve essere intesa come “istituzione urbana”, da cui si deduce che la realizzazione ed il mantenimento di un rapporto solido e conti­nuativo tra Università e città sia uno degli aspetti fondamentali del processo di rinnovamento del territorio e di coesione sociale.

In questa cornice di prospettiva, proprio nel 2017 l’Ateneo e il Comune di Bologna hanno istituito la Fondazione Innovazione Urbana, frutto della trasformazione del Comitato Urban Center, ad espressione di un impegno stabile nella creazione di una visione condivisa su cui avviare e sostenere progetti di valorizzazione e gestione collaborativa dell’area universitaria di via Zamboni.

La consapevolezza che l’Università al tempo stesso sia condizio­nata dal sistema sociale in cui agisce e ne condizioni lo sviluppo, rende forte l’esigenza di un’azione di visione e progettazione territoriale coordinata tra i diversi attori sociali in un contesto di obiettivi condivisi. Inoltre, le continue e rapide mutazioni del panorama socio-economico esigono approcci di tipo flessibile che si possano adattare velocemente all’evoluzione dei rapporti tra questi diversi sistemi, attraverso percorsi graduali e adattabili alle mutevoli esigenze o opportunità.

Un percorso partecipato, graduale e inter istituzionale tra Ateneo e Comune di Bologna è nato l’anno scorso, quando piazza Scaravilli si è spogliata delle auto e si è vestita di aiuole e sedute realizzate con materiali di riciclo, e di “erbacce” (le malerbe) rigogliose, diventando una cornice insolita e stimolante all’interno di una più caotica e movimentata zona universitaria.

“La decisione di riconquistare lo spazio di piazza Scaravilli sottraendolo all’onnipresenza dell’automobile, concordata tra Comune e Università di Bologna come azione pilota del laboratorio U_lab all’interno del progetto “Rock” – interviene il professor Giovanni Leoni, responsabile per conto dell’Ateneo del progetto Rock – è un atto, letteralmente, di politica urbana poiché, con logica puramente sottrattiva, ripristina un’incertezza d’uso e riapre la progettabilità di uno spazio. Un’azione semplice, ma fortemente lungimirante, da parte dell’attuale governance di Ateneo, dal chiaro valore simbolico e vincente”.

L’obiettivo di ROCK, progetto del Comune di Bologna in collaborazione con l’Ateneo, finanziato dall’Unione Europea (Horizon 2020),  è rendere l’area di via Zamboni un laboratorio permanente in cui sperimentare azioni diffuse e costanti volte a migliorare le qualità del luogo. Le azioni di ROCK sono incentrate sul patrimonio culturale e sulle sue potenzialità nella trasformazione materiale, economica, sociale ed ambientale della città intesa come bene comune, attraverso metodologie di co-progettazione e di co-produzione.

A gennaio 2018 è partito un workshop di co-progettazione, “Utopia concreta”, che ha coinvolto studenti di Architettura, Design, Scienze politiche, Agraria. E infine a luglio la concretizzazione dell’intero disegno di Slab, guidato da Paolo Robazza, di Beyond Architecture Group. Il risultato è ora visibile e fruibile da tutti, a seguito di un cantiere in autocostruzione, che si è rivelato uno “strumento di comunità, con finalità sociali”: l’autocostruzione come modalità in grado di sviluppare e alimentare “il senso di appartenenza ai luoghi”.

Il nome SLAB, che indica un tipo di onda molto potente che si genera dalle acque profonde del mare e si rompe in acque basse, richiama la forma sinuosa della struttura che prevede fruizioni differenti: ora quinta teatrale per eventi performativi e iniziative di gruppi formali e informali, ora seduta che si integra con il resto della piazza.

Utopia concreta offre una affascinante riflessione sulla dimensione urbana attraverso un esercizio di straniamento rispetto alla visione abitudinaria degli spazi della città, delle sue architetture e delle relazioni che si instaurano tra le persone in questi luoghi e che gli stessi prescrivono. Utopia concreta svela le potenzialità̀ nascoste dei luoghi. Si tratta cioè̀ di andare alla ricerca nel presente di tutte le possibilità̀ inespresse che esso contiene, delle latenze, dei possibili sviluppi che ogni luogo e ogni momento può̀ dischiudere; la po­rosità e la permeabilità (delle strutture fisiche e architettoniche) permettono flussi continui, commistioni, mescolanze, conoscitive e per lo sviluppo”.

L’intensa attività urbana dell’Università non si limita, vale a dire, alla semplice produzione di spazi urbani, ma deve rappresentare anche un prezioso contributo alla riduzione delle profonde distanze che si sono determinate nel tessuto sociale; deve inoltre saper contribuire, attraverso le mission che le sono proprie, alla costruzione di buone pratiche, politiche pubbliche adeguate e progetti “consapevoli”, nonché al miglioramento delle relazioni sociali tra le sue componenti, spesso fragili, e al consolidamento del senso di appartenenza e affezione ai luoghi, contribuendo ad un rapporto virtuoso tra urbs e civitas.

Quello che sembra delinearsi, infatti, è un maggiore impegno da parte dell’Ateneo non solo nel trasferi­mento di conoscenza e costruzione di competenze, ma anche nel concreto supporto dei processi di mobilità sociale, veicolo strategico per la diffusione di cultura e di opportunità per la formazione di una specifica consapevolezza personale, in termini di valorizzazione delle proprie particolari attitudini; da ultimo, emerge come fattore favorevole alla socializzazione e all’integrazione.

Gli esperti della materia parlano di di una specifica capacità dell’Università “di generare beni comuni e discorso pubblico” che va sviluppata, anzi va promossa perché “oggi l’Università è invece chiamata ad assumere nuovi ruoli e nuove consapevolezze, come attore urbano impegnato nel trattamento di domande sociali sempre più articolate e complesse, e a garantire la costruzione di una comunità più aperta, competente, esperta, valoriale”.

La presenza dell’Università nelle città diventa così l’occasione per un ruolo maggiormente proattivo, non solo in termini di rigenerazione urbana ma anche di vero attore sociale, mediatore e fa­cilitatore, costruttore di azioni che agevolino processi di maggiore integrazione sociale. Il modo stesso in cui l’Università organizza e disloca le sue attività nel sistema urbano deve essere fortemente improntato ad un progetto di sviluppo condiviso con la comunità e finalizzato alla massima integrazione tra attività urbane e universitarie.

Utopia concreta e malerbe sono azioni utili ed opportune all’interno della ricerca di una nuova metodologia per consolidare le sinergie tra città ed Università e la partecipazione dei cittadini.

Nel curare la piazza Scaravilli i cittadini attivi curano l’insieme, ossia la comunità e il territorio, superano visioni settoriali integrando ambiti di intervento diversi. Si crea un ambiente in cui si sviluppa l'”humus civico”, dove si evidenziano connessioni e, quindi, l’identità del luogo.

In piazza Scaravilli abbiamo un esempio di un progetto che mette in evidenza il valore quotidiano e importante dei piccoli gesti: la città della cura non smette mai di costruirsi, di trasformarsi, la complessità e la pluralità dei bisogni si aggiornano di continuo con nuovi stimoli e talenti… ripetendo quotidianamente piccoli gesti, procedendo per prove, per sensibilità, per gradi, con rispetto, si produce una crescita progressiva, si accompagna la crescita, individuale e collettiva”.

La cura della città opera, attraverso la manutenzione ordinaria, un continuo ridisegno e adattamento ai bisogni plurali di una società che sente, o nasconde dentro di sé, la opportunità e necessità di essere coesa.

Su questo versante nella città di Forlì, la Fondazione cassa dei Risparmi di Forlì ha costituito nei mesi scorsi un comitato scientifico, che vede la partecipazione di alcuni docenti del Campus di Forlì, in un’ottica di coprogettualità della rigenerazione urbana della città.

Sempre nell’ambito del progetto Rock sono stati individuati luoghi chiave su cui mutuare la esperienza progettuale di piazza Scaravilli, ovvero piazza Rossini e l’area di via delle Moline e via Righi. Un progetto che muta così le relazioni esistenti, vuole riqualificare lo spazio di via Zamboni in un tessuto connettivo, diventa fulcro di riorganizzazione per favorire nuove relazioni e progettualità creative, che diano nuovi significati allo spazio pubblico come sintesi tra spazio fisico e spazio dei flussi, luogo della coesione sociale, interscambio, elemento chiave per il benessere e l’integrazione sociale, ovvero la cosiddetta felicità urbana. 

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Utopia concreta – Malerbe

A cura di Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Fondazione Teatro Comunale di Bologna, U-Lab, in collaborazione con il Comune di Bologna nell’ambito del progetto ROCK, con la collaborazione di Cineteca Bologna, Centro Antartide, Fondazione Rusconi, Utopia Concreta è una fra le azioni di ROCK, progetto Horizon 2020 finanziato dall’Unione Europea e finalizzato alla riqualificazione della zona universitaria, e rientra nell’ambito delle iniziative legate al cinquantesimo anniversario del ’68.

Il progetto è dunque l’occasione per approfondire e sviluppare uno dei temi più importanti legati al movimento giovanile, l’Utopia, e permette di avvicinarsi alle motivazioni positive più profonde del Movimento per trasferirle alle nuove generazioni ed usarle come pretesto per una riflessione sul futuro della nostra società.

Durante le settimane di workshop gli studenti di ingegneria (DICAM), di architettura e design (DA), di Sociologia e diritto dell’economia (SDE), di storia (DISCI) e di Scienze agrarie ospiti negli spazi del Teatro Comunale, hanno progettato insieme la trasformazione di Malerbe, l’installazione temporanea verde presente in Piazza Scaravilli dall’estate del 2017, in un allestimento permanente di giardino spontaneo.

Contestualmente viene realizzato dagli studenti nello stesso spazio aperto un padiglione effimero, che rappresenta l’ultima fase del progetto Utopia e ospita parte della rassegna di performance ed installazioni che prendono vita nei luoghi principali della zona universitaria.

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