Eccentriche Nature

Dal 5 giugno al 5 ottobre 2024, Cubo, il Museo d’impresa del Gruppo Unipol, presenta Eccentriche Nature, nelle due sedi distaccate del museo, in quella di Porta Europa (Piazza Sergio Viera de Mello, 3/5) e nella Torre Unipol (Via Larga, 6b). La mostra, a cura di Pasquale Fameli, in collaborazione con Valentina Rossi, riunisce 10 artiste di origini bolognesi (o comunque strettamente legate al territorio ed alla città) accomunate tra loro da una maniera peculiare di analizzare la natura, o più precisamente, la vegetazione.

Ci racconta della mostra, che inaugurerà a breve, il curatore Pasquale Fameli, classe 1986, ricercatore senior presso il Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna, dove ha conseguito il dottorato in Arti visive, performative, mediali. Specializzato in Beni storico artistici, è direttore artistico della Fondazione Sabe per l’arte di Ravenna e responsabile scientifico del Centro Arti Opificio Siri di Terni.

La mostra Eccentriche Nature mira a restituire allo spettatore un punto di vista diverso e totalmente inedito sulla natura e in particolare, sulla vegetazione. Le dieci artiste, tutte di origini bolognesi, che faranno parte di questa rassegna sono state selezionate secondo precisi e diversi criteri stilistici. Quali sono state le motivazioni che l’hanno portata a volere proprio loro?

«Parto da una precisazione relativa all’identità geografica delle artiste, che è anche uno dei criteri metodologici alla base della mia selezione: alcune di loro sono effettivamente nate e cresciute a Bologna, altre invece no, ma sono attive sul territorio da tanti anni e perciò il loro lavoro è legato alla scena artistica di questa città. Il criterio non è quindi quello della provenienza, ma quello dell’appartenenza al territorio. Fattore determinante per la scelta dei nomi, tra i tanti possibili e parimenti validi, è stata la ricorrenza dell’elemento vegetale nelle rispettive ricerche, sul piano morfologico, materiale o concettuale. Ho preferito evitare preclusioni di stile, di tecnica o di linguaggio proprio per mostrare l’incredibile varietà dei processi formativi della contemporaneità in un colloquio intergenerazionale tra artiste che hanno dato contributi significativi alle poetiche emerse dagli anni Ottanta in poi. Il termine cronologico di partenza ha due ragioni storiche: la dissoluzione delle gerarchie stilistiche propria della postmodernità più matura e il rilevante incremento delle presenze femminili nel mondo dell’arte. A queste si aggiunge poi la volontà di valorizzare la creatività locale, nell’idea che non esistano più centri dominanti o dominatori ma innumerevoli angolazioni di una realtà artistica sempre più complessa e diversificata».

Sabrina Mezzaqui, Appunti per autobiografia del rosso, 2017-2018, Courtesy Sabrina Mezzaqui e Galleria Continua
Sabrina Mezzaqui, Appunti per autobiografia del rosso, 2017-2018, Courtesy Sabrina Mezzaqui e Galleria Continua

Per tutto l’Ottocento e buona parte del Novecento, le forme vegetali hanno assunto un ruolo di primo piano nelle correnti naturaliste e neonaturaliste. Tutte queste ricerche artistiche, come anche le più recenti, declinano il paesaggio in rivelazioni vicine alla pittura informale, tipiche di una visione statica che, in un certo senso, possiamo definire “maschile”. In che modo invece la visione tutta al femminile di Eccentriche Nature può essere considerata innovativa?

«L’aspetto innovativo di questa visione inevitabilmente varia e sfaccettata risiede innanzitutto nel superamento di un vecchio stereotipo che vuole la creatività femminile legata di necessità a un atteggiamento intimista, cioè connesso alle sfere della soggettività e dell’emotività. Smentiscono questo stereotipo le soluzioni scultoree votate allo schematismo geometrico, le installazioni tese a una diretta relazione con lo spazio, le elaborazioni concettuali sviluppate mediante il disegno, la fotografia o il collage. Nel mettere a fuoco queste idee mi tornava in mente una storica mostra di Lucy Lippard, Eccentric Abstraction (Fischbach Gallery, New York 1966), in parte evocata anche nel titolo dell’esposizione bolognese. È una delle prime mostre internazionali a coinvolgere in pari numero artisti e artiste dimostrando una perfetta consonanza di soluzioni, a prescindere dal genere dei loro autori o autrici. I temi, le forme e l’impianto critico della mostra bolognese sono ovviamente molto diversi da quelli di Eccentric Abstraction, che rispondeva a esigenze storiche e culturali del tutto differenti, ma l’idea che la creatività femminile vada ben oltre l’emotività e l’intimismo è già ravvisabile in quella lontana esperienza. Essa peraltro è stata indicativa di un nuovo modo di intendere la scultura e l’installazione in relazione allo spazio: le opere di quella mostra si distinguevano infatti per l’adozione di forme morbide, elastiche e flessuose che sono alle origini di molte delle soluzioni formali presenti nella mostra bolognese. C’è poi un altro aspetto innovativo, connesso alla storia artistica cittadina, per troppo tempo condizionata dalla vicenda neonaturalista degli anni Cinquanta. L’operato di tutte le artiste selezionate dimostra il netto superamento di quel condizionamento e nuove possibilità di relazione con la natura e con la vegetazione, secondo soluzioni capaci di misurarsi con il panorama creativo internazionale».

Francesca Pasquali, Origami, 2022, Courtesy Museo Macro Roma e Cfpa Archive
Francesca Pasquali, Origami, 2022, Courtesy Museo Macro Roma e Cfpa Archive

Eccentriche Nature è una mostra che intende stabilire un collegamento tra arte e natura ma anche tra dimensione naturale e dimensione artificiale. Pensa che l’artigianalità e la manualità possano convivere con la dimensione più tecnologica e da essa trovarne anche giovamento e stimolo?

«Sono pienamente convinto della possibilità di una felice convivenza tra la manualità artigianale e le più recenti tecnologie. Ciò che conta sono le forme e le idee, ma soprattutto la loro aderenza alle trasformazioni del presente, a prescindere dalle tecniche, dai mezzi e dai materiali adottati. Esiste un rapporto profondo tra arte e cultura materiale: queste due dimensioni si intrecciano da sempre e si alimentano reciprocamente, stabilendo relazioni più o meno scoperte. Un’artista può scegliere di impiegare direttamente gli strumenti del presente, ma ciò non basta a decretare l’attualità delle sue soluzioni: sono le scelte stilistiche e morfologiche a determinarla; e queste possono soddisfare le esigenze culturali odierne anche se ottenute mediante tecniche e materiali più tradizionali».

Greta Schodl, Senza titolo, 2000, Courtesy Cubo Unipol
Greta Schodl, Senza titolo, 2000, Courtesy Cubo Unipol

Qual è l’augurio che, da curatore, fa a questa nuova mostra che inaugurerà tra pochi giorni e quali sono le sue aspettative? 

«Mi auguro che questa mostra possa essere l’occasione per conoscere meglio forze creative tra le più interessanti del territorio e comprendere la vitalità dell’arte contemporanea nelle molteplici forme che essa sa assumere. Proprio questa molteplicità è la chiave per comprendere il presente e per accedere alle sue diverse sfaccettature. La natura esiste da sempre, ma l’arte non smette di vederla, ripensarla, reinventarla. Mi interessa dimostrare che non vi è alcunché di nostalgico o romantico nel volersi confrontare con le forme naturali, ma evidenziare quante risorse possano ancora fornire».

Foto copertina Francesca Pasquali, Setole, 2021, Courtesy Fpa Archive e Urlich Egger

Sara Cosimini

Sara Cosimini

Sara Cosimini è una storica dell'arte, specializzata in Beni Storico-Artistici all'Università di Bologna. I suoi interessi principali sono incentrati sull'arte contemporanea.

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