Eco, dieci anni dopo

«A me è piaciuto di più il film», «Macché, il libro è migliore» (o viceversa, a parti invertite). Conversazioni insensate ma reali: possono confrontarsi tra di loro manufatti diversi, di autori diversi, solo perché raccontano, forse, la stessa storia? Mi domando questo dopo aver visto, in libreria, il fumetto (o graphic novel che sia), di Il nome della rosa, disegnato da Milo Manara. Si sa, Il nome della rosa è uno dei romanzi fra i più conosciuti e tradotti di Umberto Eco, ma è anche un film di Jean-Jacques Annaud, una serie televisiva, un riadattamento radiofonico e molto altro: diversi mezzi espressivi, diversi autori, diverse letture della medesima storia, diversi modi di appassionarsi alla storia narrata.

Alla fin fine, la mia è solo un’oziosa domanda usata da pretesto per introdurre la figura di Umberto Eco nell’anno, il 2026, in cui terminano i dieci anni di silenzio sulla sua persona, da lui chiesti: il suo invito era quello di non organizzare convegni, giornate di studio o eventi pubblici a lui dedicati, nei dieci anni successivi alla sua morte (avvenuta il 19 febbraio 2016), un tempo necessario “per distinguere ciò che merita di essere dimenticato da ciò che è destinato a durare”.

Per i lettori di tutto il mondo, Umberto Eco è innanzitutto uno scrittore, l’autore di libri ormai parte dell’immaginario collettivo, Il nome della rosa appunto, Il pendolo di Foucault, L’isola del giorno prima (per citarne solo alcuni), ma Eco era anche un critico letterario, un medievista, un semiologo, un professore dell’Università di Bologna (a lui si deve, ad esempio, la fondazione del corso di laurea in Scienze della Comunicazione, della Scuola Superiore di Studi Umanistici e del Master in editoria cartacea e digitale; dopo il ritiro dall’insegnamento nel 2007, Unibo gli conferì il titolo di professore emerito e nel 2015 il Sigillum Magnum), oltre ad essere un ironico opinionista sulle sorti d’Italia con la sua Bustina di Minerva, rubrica pubblicata sull’ultima pagina di l’Espresso a partire dal marzo 1985, che Eco intitola «alla bustina di Minerva, senza riferimenti alla dea della sapienza, bensì ai fiammiferi. Quando capita che la bustina abbia il lembo interno vergine di pubblicità, gli uomini pensosi usano appuntarvi idee vaganti, numeri di telefono di donne che un giorno sarà opportuno amare, titoli di libri da comperare, o da evitare. (…) Per intanto bustine: sull’ultimo libro non letto, sull’intuizione che ci ha attraversato la mente in autostrada mentre si frenava per non finire in coda a un Tir, sull’essere e il nulla, sui passi celebri di Fred Astaire. Poi si vedrà.» (1)

E molto comincia a vedersi in questo 2026, anno della fine del silenzio.  

Alle ore 12 del 18 febbraio 2026 è iniziata Eco Eco Eco. A World-Wide Talk for Umberto (2), una maratona digitale in diretta streaming sui canali YouTube della Fondazione Umberto Eco e della Fondazione Bottega Finzioni, che ha preso simbolicamente il via dalle isole Fiji (dove Eco lavorò al romanzo L’isola del giorno prima), concludendosi il giorno successivo, sempre alle ore 12: «La diretta ha dato voce a ogni Paese che è stato toccato dall’influenza e dalla presenza di Umberto Eco: dalle università asiatiche a quelle europee, fino alle Americhe e all’Africa e l’Oceania, coprendo l’intero raggio d’azione di un pensiero che ha parlato ogni lingua. Hanno partecipato traduttori, editori e narratori, come Eshkol Nevo, giornalisti internazionali, come l’iraniano Maziar Bahari, incarcerato e torturato nel 2009 e liberato anche grazie all’interessamento di Umberto Eco, artisti e fumettisti come Milo Manara e Igort, accademici dei Lincei come Carlo Ossola e Lina Bolzoni, membri de l’Académie française, come Pierre Rosenberg, la direttrice generale Unesco (2009-2017) Irina Bokova. Ha partecipato, inoltre, la rete degli Istituti Italiani di Cultura, coordinata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale» (3) 

Inoltre, a fine maggio (dal 27 al 29), presso la nostra Università, attraverso il Centro internazionale di Studi umanistici “Umberto Eco”, si terrà il convegno internazionale Ereditare Eco. Umberto Eco, l’Università di Bologna e tutti i saperi del mondo. Al convegno parteciperanno studiosi nei molteplici ambiti di sapere in cui Eco si è distinto (narrativa, interpretazione e traduzione, semiotica, filosofia e storia delle idee, medioevo, media) che, con le loro relazioni, sapranno dare nuova vita all’eredità intellettuale di Eco. (4) 

Nel 2026 troverà anche casa, all’interno dell’ala novecentesca della Biblioteca Universitaria che si affaccia su piazza Puntoni, la “Biblioteca Moderna Umberto Eco”, che ospiterà i circa 44.000 volumi della sua casa milanese, volumi di letteratura italiana e straniera, poesia, narrativa popolare e di genere, feuilleton, fumetto, storia e critica letteraria, stampa, comunicazione e mass media, arte e iconologia assieme a volumi di filosofia, scienza, storia, filologia, mnemotecniche, enigmistica, editoria, linguistica e semiotica.

Insomma, ci sarà molto da leggere nel 2026. 

«E allora tanto vale star qui, attendere, e guardare la collina. È così bella.» (5) 

 (ultime righe di Il pendolo di Foucault)

Note:

1) Estratto dalla prima Bustina di Minerva

2) Eco Eco Eco – A World-Wide Talk for Umberto (1 out of 3) – YouTube 

3) https://fondazioneumbertoeco.org/news_detail?id=ecoecoeco-aworldwidetalk-seguiladiretta  

4) https://eventi.unibo.it/conference-umberto-eco-2026 

5) ultime righe di Il pendolo di Foucault

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