Editoriale n. 18

di Vito Contento

La programmazione TV, e non solo quella italiana, propone i seguenti esperti che, con pochi margini di errore, possono elencarsi in: uno psichiatra (ad occorrenza anche psicologo e perfino sociologo), una pedagogista (direttrice di un carcere minorile), un criminologo, un filosofo, quattro ex cantanti pop divenuti critici musicali, quasi tre critici d’arte, uno di cinema,nessuno di teatro, dieci cuochi che non cucinano più da secoli, un dietologo, nessun astronomo (ma ben di più sono gli astrologi), due astronauti, un pornodivo (assurto quasi a sessuologo), dopo le olimpiadi calcano il pro-filmico televisivo un bel po’ di spadaccini. A questi, logorati anche fisicamente dal presenzialismo, camuffati da giornalisti, si aggiunge un plotoncino di opinionisti, tuttologi, improvvisatori che nulla hanno a che fare con comunità scientifica, le sue specializzazioni e la sua vita interdisciplinare. Assente in TV, diluita nel web, la comunità scientifica ci ricorda l’importanza della pluralità di fonti, la condivisione degli studi. È garante, sia per quanto riguarda i modelli assodati, sia per le “divergenze e le ipotesi”, i metodi, i tempi, i valori della ricerca e sperimentazione. Il Palazzo Poggi, cuore pulsante della cultura della città, richiama l’attenzione dei nostri redattori, nonostante io solleciti recensioni su luoghi ed eventi UniBo più distanti. Simbolo di una Università che si rinnovava inoltrandosi nell’età dei lumi, l’Istituto delle Scienze nasce dal progetto (un complesso composto da biblioteca, musei, laboratori, osservatorio, stamperia e accademie) di Luigi Ferdinando Marsili a cui si dà il via con Le Costituzioni del 12 dicembre 1711. È bellissima la coincidenza della nascita di Laura Bassi proprio nello stesso: la seconda donna laureata d’Italia (dopo la veneziana Elena Lucrezia Cornaro) e la prima al mondo ad ottenere una cattedra universitaria (tuttavia, va ricordato che oggi, tre secoli più tardi, la pari opportunità fra uomini e donne è un problema persistente). È simbolica questa concomitanza del millesettecentoundici: il pluralismo è connaturato, istitutivo della scienza.

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