Faïence-Faenza: dall’antico Egitto al contemporaneo

Il Circolo propone una visita di gruppo

accompagnati dalla dott.ssa Daniela Picchi, curatrice della Mostra 

Apre la mostra la sezione “La faenza silicea ovvero la faïence nell’Egitto antico” con l’ushabti del faraone Sethi I. Gli ushabti sono statuette funerarie attestate dal Medio Regno all’Epoca Tolemaica (2046-306 a.C.). Sempre dall’antico Egitto, anche i pettorali e gli scarabei del cuore: prodotti soprattutto in faïence, erano appoggiati sulla mummia per indurre il cuore a non tradire il defunto nel tribunale dell’Oltretomba.

Perché ‘faïence’?  Il nome della città romagnola, famosa da secoli in tutto il mondo per la produzione delle maioliche, è stato traslato per pura convenzione ad indicare anche un genere di ceramica a pasta colorata, porosa, rivestita con uno smalto bianco, brillante, a base di ossido di piombo e di stagno. Le varianti degli impasti, argillosi (dette faenze), silicei (chiamati faenze silicee) e dei rivestimenti, trasparenti o opachi,  hanno determinato nel corso dei secoli una grande pluralità di prodotti, di sviluppi tecnologici e di aree di diffusione.

Il percorso è articolato in cinque sezioni, partendo dalle faenze silicee dell’antico Egitto, definite appunto faïence, percorre gli sviluppi che di questo materiale ne fece il mondo islamico fino agli esiti rinascimentali in maiolica, detta faenza smaltata e all’arte contemporanea di ambito faentino.

 

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