«Fare lezione è come salire su un palco»: due docenti Unibo raccontano la loro esperienza
Intervista alla professoressa Angela Carpi del Dipartimento di Scienze Giuridiche e del professor Davide Gori del Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie. I due docenti fanno parte della Compagnia dell’Argine.
Sono vari i docenti e tecnici amministrativi Unibo che hanno solcato le scene del teatro Itc di San Lazzaro. Tra di loro, ormai di lungo corso, la professoressa Angela Carpi del Dipartimento di Scienze Giuridiche, che è stata una delle prime allieve della Compagnia dell’Argine, e il professor Davide Gori del Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie.
Come nasce la passione per il teatro?
Professoressa Carpi: «C’è sempre stata. Mi ricordo una recita alle scuole elementari dove ero esaltata e felicissima. Diversamente dal professor Bonazzi, non mi sono mai avvicinata al cinema, sono sempre stata fruitrice di teatro. Durante il liceo ho fatto un’esperienza all’estero, in Canada, dove ho partecipato al corso Drama e quando sono tornata il caso ha voluto che il professor Bonazzi avesse creato la Compagnia. Ho fatto il primo corso di teatro che avevano organizzato ed ero la più piccola del gruppo, avevo 17 anni. Mi ricordo che alla prima lezione il docente ci invitò a fare un’improvvisazione e io mi dissi “O mi alzo adesso o non lo faccio mai più” perché mi vergognavo da morire. Da lì divenni la mascotte del gruppo. L’impegno inizialmente era molto intenso (3 sere a settimane per 4 ore), perché l’intento era di creare una scuola di teatro. Ora invece l’impegno è 1 volta a settimana. Ho condotto per molti anni laboratori di teatro nelle scuole superiori, e questo è stato fonte di enorme soddisfazione. Questa esperienza è stata fondamentale per molti aspetti, mi ha dato una grande spinta anche per l’insegnamento accademico. Tutte le volte che faccio una lezione è come salire su un palco».
Professor Gori: «Credo che per tutti e tre come docenti, anche se di settori scientifici diversi, ci sia quel filo rosso che ti lega: quando sali in cattedra ti senti un attore che deve educare ed istruire, ma che deve anche intrattenere. L’esperienza del teatro aiuta nello stile comunicativo. Mi sento attore, ma la mia professione è quella del medico e docente Unibo. Sono 20 anni che faccio teatro. Il primo palco che ho calcato è stato quello del teatro Laura Betti di Casalecchio di Reno dove ho fatto un corso. Al liceo guardavo con disprezzo il teatro e chi lo faceva, avevo già in testa di fare il docente. Quando ho iniziato a fare Medicina, che forse non era del tutto la mia strada visto che faccio l’igienista, ho avuto un momento, in cui ho iniziato ad analizzare me stesso, e ho iniziato a capire che non avevo tutte queste doti comunicative, e quindi ho marcato su questo punto, continuando a fare teatro. Il primo spettacolo all’Itc è stato 12 anni fa con il professor Bonazzi».

Come conciliate la vita di docenti Unibo e quella da attori?
Professoressa Carpi: «Fino a quando ho avuto assegni di ricerca ho continuato a fare tutto, anch’io con tanta fatica. Il problema era a giugno quando c’erano saggi perché ero costantemente in teatro. Sempre con allegria. Quando è diventata troppo mi sono fermata per qualche anno. L’Itc l’ho visto crescere, all’inizio era solo un esperimento, poi è diventato una macchina. Ad un certo punto dovevo decidere se associarmi alla cooperativa e diventare parte della Compagnia dell’Argine. O lo facevo di mestiere o dovevo allontanarmi per un po’».
Professor Gori: «La mia specializzazione mi consente di fare teatro. È sicuramente un momento per te, ma è anche un lavoro di gruppo; quindi, l’impegno che ci devi mettere lo devi fare con un certo grado di serietà, sempre divertendoti, ma ricordandoti che la riuscita e la soddisfazione della messa in scena dipende da tutti; quindi, non lo fai solo per te, ma per il gruppo. Quando la macchina funziona bene dà soddisfazione collettiva. Da medico di sanità pubblica mi sento di dirlo: è un lavoro del singolo, ma anche di gruppo».
Cosa vi sta dando il teatro?
Professoressa Carpi: «Quando devo fare qualcosa per me torno al teatro, è il mio porto sicuro. Mi dà la possibilità di fare qualcosa per me».
Professor Gori: «C’è il senso di comunità, di sentirsi parte di qualcosa. È come una famiglia, uno strumento di coesione. Il teatro parla alla società e dei problemi della società e può fare tanto, specialmente nella nostra Regione, dove dobbiamo riconoscere il ruolo del terzo settore, di cui fa parte anche il teatro: attività terapeutica, all’interno delle carceri, nelle scuole e in tanti contesti di fragilità. Da medico di sanità pubblica sono convinto che investire nella cultura e nel teatro significhi investire anche nella salute delle persone: creare relazioni e coesione sociale, combattere l’isolamento e rafforzare il senso di appartenenza a una comunità sono elementi fondamentali per il benessere collettivo. Tutto l’opposto di quello che pensavo a 20 anni, quando avevo un grande pregiudizio nei confronti del teatro».


