Ferrara, Palazzo Diamanti ospita la mostra di Mucha e Boldini

Dal 22 marzo al 20 luglio 2025, le porte di Palazzo dei Diamanti di Ferrara (Corso Ercole I d’Este, 21) si aprono per due dei più grandi protagonisti dell’arte europea tra Otto e Novecento: Alphonse Mucha (Ivančice, 1860 – Praga, 1939) e Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 – Parigi, 1931). Sono circa 150 le opere di Mucha presenti in mostra, tra dipinti, disegni, fotografie e oggetti, accompagnate da una selezione ben più ridotta (ma altrettanto degna di interesse) di 40 opere di Boldini, che includono dipinti ad olio, pastelli, acquerelli, disegni e incisioni. 

Grandi protagonisti della Belle Époque, Mucha e Boldini, con il loro stile inconfondibile, hanno segnato un’epoca raffigurando, meglio di chiunque altro, il fascino e la bellezza femminile, con esiti diversi e caratteristici. Il primo elemento che accomuna Mucha e Boldini è l’attività nella scintillante e vivace Parigi di fin de siècle, simbolo europeo di progresso industriale, crescente ottimismo e grande fiducia nel futuro.

Alphonse Mucha, Le quattro stagioni, Estate (part.), 1896, Courtesy Sara Cosimini
Alphonse Mucha, Le quattro stagioni, Estate (part.), 1896, ph. Sara Cosimini

Quando nel 1888, il giovane Alphonse Mucha approda nella Ville Lumière per frequentare la prestigiosa Académie Julian – finanziato dal suo primo mecenate, il conte Karl Khuen-Belasi – Boldini, più anziano di lui di 17 anni, è un artista già affermato nel panorama europeo, vantando una lunga e soddisfacente carriera alle spalle. Se non abbiamo testimonianze che confermino (né tuttavia smentiscano) la loro conoscenza diretta, è indubbio che i due artisti frequentino gli stessi salotti e partecipino alle stesse manifestazioni, come accade nel 1900, quando Mucha e Boldini espongono le loro opere alla stessa Esposizione Universale. È fortemente probabile che Mucha, incaricato dal governo austro-ungarico di decorare il Padiglione della Bosnia-Erzegovina, veda dal vivo le 12 opere presentate da Boldini, definito in quegli anni dalla critica un “ritrattista di alto valore”.

Alphonse Mucha, Reverie (part.), 1897, Courtesy Sara Cosimini
Alphonse Mucha, Reverie (part.), 1897, ph. Sara Cosimini

Sono gli anni in cui Mucha, reduce dal travolgente e inaspettato successo dell’affiche Gismonda, realizzato in occasione di uno spettacolo teatrale della “divina” Sarah Bernhardt nel dicembre del 1894, rivoluziona le regole della cartellonistica pubblicitaria, elevandola a vera e propria forma d’arte. È la rivoluzione di Alphonse Mucha: il cartellone, nato come semplice strumento per diffondere informazioni e pubblicità, acquista un valore culturale, diventando veicolo di un’arte raffinata ed elegante. Ben presto, seguendo le orme del parallelo Arts and Crafts londinese, lo stile di Mucha viene trasferito dal cartellone ad altri linguaggi espressivi, infondendo della stessa dignità sia le pregiate stampe su seta a tiratura limitata (i celebri Panneaux Décoratifs) che le riproduzioni a larga scala delle sue opere, sicuramente più economiche. La produzione del grafico ceco diventa così à la page da definire un vero e proprio stile, passato alla storia con il nome di Style Mucha.

Sono gli anni d’oro dell’Art Nouveau e della diffusione di un rinnovato linguaggio artistico che porta una ventata di modernità nel presente e che rispecchia, inoltre, l’umore gioioso e spensierato di un’epoca di grande prosperità economica come la Belle Époque. Mucha non si limita ad aderire alla corrente, ma ridefinisce gli stessi standard figurativi della cartellonistica; i colori tenui, i tipici “colpi di frusta” tondeggianti, i caratteri cubitali, il formato allungato, la presenza di poco testo e una rappresentazione accattivante, contribuiscono a dar forma ad uno stile unico e gradevole alla vista perfino oggi.

Giovanni Boldini, La contessa Berthier de Leusse in piedi, 1889 (sinistra) e Fuoco d'artificio, 1892-95 (destra), Courtesy Sara Cosimini
Giovanni Boldini, La contessa Berthier de Leusse in piedi, 1889 (sinistra) e Fuoco d’artificio, 1892-95 (destra), ph. Sara Cosimini

Come Mucha, anche Boldini lascia un segno tangibile nella storia. Diventato noto sia in Italia che all’estero grazie alla sua straordinaria capacità ritrattistica, Boldini ha contribuito in modo influente ad elevare il ritratto a genere nobile, oltre a dettare le leggi della moda. Sia Mucha che Boldini, sono i grandi narratori di un’epoca sfarzosa e forse, con lo sguardo di oggi, leggermente eccessiva. Seppur con modalità e mezzi differenti – Mucha è un grafico pubblicitario, Boldini un pittore – trovano un linguaggio congeniale intriso di forte personalità per celebrare la figura femminile in tutte le sue sfaccettature.

Nelle affiche di Mucha, la donna viene investita da un’aura sacra che la rende quasi una creatura ultraterrena. Ninfe, dee, muse dalla pelle eterea e i capelli biondi di gusto preraffaellita, seducono lo spettatore con sguardi languidi e sorrisi appena accennati. Nello sguardo di Mucha non c’è traccia di volgarità; le sue donne sono, piuttosto, la materializzazione di un sogno, una trasposizione idealizzata e poetica. Più carnale è lo sguardo di Boldini; le sue nobili signore, strette in abiti chic e sfarzosi, esplodono come fuochi d’artificio in un vortice di sensualità e seduzione, pronte ad avvolgere e catturare lo spettatore. Le pennellate di Boldini riescono a trasporre su tela l’immagine interiore della protagonista ritratta, non più dea ma donna in carne ed ossa, pulsante di vita e di colore.

Alphonse Mucha Chocolat Idéal (part.), 1897, Courtesy Sara Cosimini
Alphonse Mucha Chocolat Idéal (part.), 1897, ph. Sara Cosimini

Come dopo ogni bel sogno, arriva anche il brusco risveglio: siamo nel 1939, la Germania invade l’appena nata Cecoslovacchia e la Gestapo inizia a seminare il germe del terrore. Il clima di entusiasmo e benessere è gradualmente sostituito dalla generale rassegnazione di chi ha vissuto una guerra e sente di essere sul punto di subirne un’altra. Con la morte di Boldini avvenuta nel 1931 e, otto anni dopo, quella di Mucha, si conclude la seppur breve e già in declino, sfavillante avventura della Belle Époque.

Giovanni Boldini, Busto di donna bionda (part.), 1912 circa, Courtesy Sara Cosimini
Giovanni Boldini, Busto di donna bionda (part.), 1912 circa, ph. Sara Cosimini

Foto copertina: Giovanni Boldini, La signora in rosa, Olivia Concha de Fontecilla (part.), 1916, ph. Sara Cosimini

Sara Cosimini

Sara Cosimini

Storica dell'arte specializzata in Beni Storico-Artistici all'Università di Bologna. I suoi interessi principali sono incentrati sull'arte contemporanea.

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