Forlì: Emanuele Menegatti

di Francesca Montuschi.

Emanuele Menegatti è il nuovo presidente del Consiglio di Campus di Forlì. Una candidatura nata dalla volontà, da parte delle principali aree presenti nella sede, di ricompattarsi in una comunione di intenti. Giurista, persona moderata, originario della bassa bolognese, di Molinella per la precisione. Dalla sua precedente esperienza di presidente della Scuola di Economia e Management ha affinato la capacità di ascolto, in altre parole, a mediare. 

È docente nella sede di Forlì da 12 anni, insegna Diritto del Lavoro al Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia. Abbiamo parlato con lui di visioni, di approcci organizzativi, di nuovi percorsi di concertazione, prospettive e snodi tra Campus, territorio e sede Centrale.  Piglio calmo, passo dosato ma deciso. Se è vero l’assunto che a parlare di noi sono anche i nostri interessi personali desta certamente curiosità il fatto che il professore suoni in una rock band, sin dai tempi della gioventù. È chitarrista e cantante e ne parla divertito. 

Complimenti professore, è stato da poco eletto presidente del Consiglio di Campus di Forli. Il Campus di Forlì è stato l’unico, in questa tornata elettorale, che non ha espresso un’unica candidatura. Quale sua caratteristica crede abbia influito di più su questo risultato?  

Mi sono posto come persona che lavorerà per unire i diversi interessi e visioni che hanno le varie anime che insistono nel Campus. Viviamo un momento in cui l’Alma Mater è in fase di transizione, ha un nuovo rettore ed è imminente una revisione dello Statuto che darà, lo speriamo, più poteri e più funzioni ai Campus. Sono stato presidente della Scuola di Economia e Management, una realtà molto articolata dove è importante fare sintesi tra diversi interessi.  Da questa esperienza ho imparato un elemento fondamentale: la capacità di ascolto. La necessità di lavorare su fattori comuni di crescita è ancora più lampante in una realtà di Campus, che spazia su temi molto distanti tra loro (da Ingegneria aerospaziale a Medicina) per i quali il Campus deve necessariamente assurgere al ruolo di perno e stabilizzatore. Serve capacità di percepire le diverse istanze e riuscire a mediare, perché spesso le spinte sono raramente convergenti, più solitamente accade siano divergenti“.  

Lei è un giurista. Un giurista è in linea generale un conoscitore delle regole e dei vocabolari del diritto. Il suo profilo accademico crede possa favorire il nuovo incarico politico di presidente di Campus?

“In generale l’utilità del giurista, in un ruolo di governance, è legata alla sensibilità verso le regole. Non solo in quanto comprensione di quello che non si può fare, ma anche rispetto a quello che si può fare. Il problema è spesso l’interpretazione molto difensiva delle norme, che di fatto finiscono per ingessare l’apparato amministrativo. Forse a volte bisognerebbe azzardare un po’ di coraggio, se la lettura delle norme lo consente; credo che un giurista possa aiutare, in un certo senso, a tranquillizzare l’avvio e l’operato di iniziative di sviluppo e crescita”.  

Lei è Ordinario di Diritto del Lavoro. Tra le misure di emergenza previste dal Decreto sulla gestione della pandemia da Coronavirus, lo smart working è stato adottato nella PA per rafforzare la prevenzione dei contagi. Più in generale la pandemia ha imposto una modifica dell’organizzazione del lavoro; cosa pensa della regolamentazione del lavoro agile e delle opportunità che questo strumento può offrire? 

“Bella domanda. L’Italia ha una regolamentazione dello smart working abbastanza avanzata, che molti altri Paesi non hanno, tuttavia alcune resistenze culturali non hanno permesso un’applicazione diffusa. Durante la pandemia, il lavoro agile è stato una misura importante di prevenzione. Ora, dopo due anni, abbiamo maggiori elementi di consapevolezza delle potenzialità, dei rischi, delle modalità e condizioni migliori perché possa essere uno strumento per l’organizzazione e di beneficio per il lavoratore. Il lavoro agile ha un grande futuro, tanti sono i suoi punti di forza: conciliazione dei tempi vita-lavoro, incrementi della produttività, oltre alle esternalità positive, quali sostenibilità e maggiori tempi per la cura familiare. Le mansioni però devono essere adatte al lavoro agile, il lavoro ovverosia deve essere organizzato per obiettivi, fasi, cicli. Io personalmente sono molto favorevole all’uso dello smart working diffuso (in modalità mista), purché il dipendente sia non solo indipendente, ma anche autonomizzabile”. 

Siamo al Campus di Forlì. Riesce a descrivere il Campus con un linguaggio accademico e poi con un linguaggio di tipo più divulgativo?

“L’Ateneo si caratterizza nel suo assetto MultiCampus. Il Campus di Forlì è il più grande, come numeri, dei Campus della Romagna ed è il più bello (ride). Il Campus di Forlì si è sempre contraddistinto per la apertura internazionale. Qui sono nate Scienze Politiche Internazionali e la Scuola di Interpreti e Traduttori. È un Campus ancora più importante con l’attivazione di Medicina, e di questo bisogna dare merito al Rettore precedente, Francesco Ubertini, e al professore Luca Mazzara, che hanno creduto e lavorato per ottenere questo risultato. In termini più divulgativi: siamo la istituzione culturale più importante sul territorio forlivese, non solo sotto il versante della didattica, ma anche della ricerca, soprattutto se riusciremo a creare una ricerca residenziale. Infine, nel Campus si realizzano già iniziative di Public Engagement, che forse andrebbero valorizzate”.

Campus come luogo privilegiato di interazione con il territorio. A che punto siamo secondo lei? Quali sono i punti di forza e di attenzione su cui insistere?

“Il territorio e gli stakeholder sono di grande supporto al Campus. E’ importante avere un rapporto onesto, trasparente con tutti gli attori locali; ovverosia occorre condividere le nostre scelte a monte, prima di assumere decisioni o realizzare azioni. Una concertazione delle parti sociali al fine di far emergere eventualmente ragioni, punti di vista che suggeriscano di correggere, migliorare l’impostazione delle nostre azioni future”. 

Nuova Governance, Rettore, Pnrr. In queste partite di nuove opportunità i Campus come si dovranno inserire? 

“Il Rettore Giovanni Molari ha annunciato una revisione dello Statuto, un’occasione, secondo il mio punto di vista imperdibile, per i Campus di ottenere un ruolo più forte. Quello che immagino, e spero, è che i Campus possano ricoprire un ruolo di raccordo, che vada a rafforzare le competenze dei Dipartimenti. Ad esempio, penso alla possibilità di chiedere al CdA risorse umane, risorse finanziarie, spazi, ora richieste di prerogativa dei Dipartimenti, ma che potrebbero essere in futuro del Campus nel ruolo di collettore tra i Dipartimenti.  In altre parole, sarebbe utile portare ad un livello più alto e più ampio certe competenze che potrebbero essere meglio esercitate ad un livello superiore. Legato alle opportunità date dal Pnrr, potremmo cercare di costituire, tra le diverse aree, una task force di Campus che vada a mappare le diverse competenze presenti, cosicché possa essere possibile elaborare proposte progettuali di Campus”. 

Siamo in chiusura, la ringrazio di questa piacevole chiacchierata. Un’ultima domanda: siamo agli inizi dell’anno, in un periodo in cui si suole stilare una lista di buoni propositi, di speranze per l’anno appena iniziato, e via via le relative spunte. Quale è la sua visione di Campus per il 2022, un suo desiderio, anche personale? 

“Guardandoci al nostro interno, lavoro convintamente per una comunità di intenti, di azione, per una armonia tra le aree, e anche tra il personale amministrativo e docente. Credo sia importante investire anche su progetti di lunga durata; a tal proposito, mi piacerebbe favorire, con il sostegno di tutti gli attori da coinvolgere, una maggiore residenzialità studentesca. L’attrattività del nostro Campus si traduce anche dalla capacità di offrire più residenze per gli studenti. Un mio proposito personale? Con una battuta semiseria: mi piacerebbe smettere di fumare, ma non sono affatto certo di centrare l’obiettivo (sorride)”. 

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