Francesca Boni e la moda etica ed ecosostenibile de ‘Il Vestito Verde’

Francesca Boni è la fondatrice de ‘Il vestito verde’, portale che consiglia marche, brand e negozi di abbigliamento orientati alla produzione e alla vendita di abiti nel senso della sostenibilità. Un progetto partito dalle interazioni su Facebook tra una comunità di utenti diventata sempre più grande, e che oggi offre un’alternativa ai problemi etici posti dall’industria del fast-fashion. Nella quale i bassi prezzi dei capi nascondono molto spesso aspetti etici discutibili della loro realizzazione.

Francesca Boni

Negli ultimi tempi il successo di progetti come Vinted e Wallapop, piattaforme per scambiarsi vestiti di seconda mano, ha fatto emergere l’attenzione di gran parte della popolazione intorno ai temi della sostenibilità e del riuso nel campo dell’abbigliamento. Dopo aver visto documentari, letto libri e ascoltato le voci dei lavoratori del settore, in tanti notano oggi il lato oscuro delle principali catene di fast-fashion, che da anni sfoggiano nelle principali vie commerciali delle nostre città i loro capi. Venduti molto spesso a prezzi irrisori. Troppo irrisori.

Simili dubbi sull’impatto dell’industria della moda se li è posti Francesca Boni, giovane studentessa bolognese fondatrice de ‘Il Vestito verde’. Si tratta di un portale dove poter trovare negozi e boutique che producono e vendono vestiti in maniera sostenibile a Bologna e in tante città d’Italia. Ma su ‘Il Vestito verde’ si possono trovare anche articoli e riflessioni con cui ampliare il proprio bagaglio di informazioni su un tema così importante. 

“Dietro questa produzione di massa c’è spesso un grande sfruttamento dei lavoratori, in particolare di minori e di donne, abusi in fabbrica, inquinamento prodotto dalla coltivazione di fibre come il cotone”, spiega Boni, sottolineando che “si calcola che l’industria della moda sia responsabile di circa l’8% della produzione mondiale di Co2.”  

L’idea di Boni è partita dalla considerazione per cui l’impatto del fast-fashion sul pianeta “fosse un fenomeno sempre più difficile da ignorare, ma non risolvibile nemmeno con un semplice boicottaggio”. Da quel momento Boni ha iniziato a cercare marche, brand e negozi di abbigliamento che avessero come primo valore  la sostenibilità. “Ne è nato subito un gruppo Facebook, che ha agito da piazza virtuale per scambiarsi idee su dove trovare capi sostenibili. Subito moltissime persone si sono iscritte, suggerendo marche e negozi. Questi ultimi però era spesso di dimensioni microscopiche e difficilmente competitivi con le grandi catene”, spiega. 

Da qui l’idea di lanciare un nuovo sito, che si definisce orgogliosamente ‘la prima piattaforma italiana per scoprire negozi fisici ed e-commerce di moda sostenibile’. ‘Il Vestito verde’ cerca infatti di dare visibilità a queste piccole esperienze, che nel corso degli anni si sono moltiplicate sempre di più. Solo su ‘Il Vestito Verde’ sono presenti oggi più di 1600 negozi, segnalati su una mappa integrabile a Google Maps. I capi sono esposti in base alla fascia di prezzo, alla provenienza, allo stile, alle certificazioni e alla sostenibilità generale della loro produzione. Obiettivo, dare un’alternativa a un bisogno fondamentale spesso dai costi insostenibili: se di vestirsi ci sarà sempre necessità, l’importante è trovare soluzioni per farlo nel rispetto del pianeta e dei suoi abitanti.

 

 

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