G. Malacarne, Architetture
Fino al 22 marzo, la Manica Lunga della Biblioteca Classense di Ravenna ospita la mostra, promossa dal Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna, dal titolo “Gino Malacarne. Architetture”, una selezione di progetti dell’architetto nel panorama contemporaneo.
L’allestimento ripropone e amplia la mostra presentata al Palazzo della Gran Guardia a Padova nel 2022. Alla prima edizione ne sono seguite altre cinque. Questo settimo appuntamento a Ravenna diviene l’occasione per poter vedere un numero maggiore di progetti.
«L’obiettivo che accompagna la ricerca e che diventa comune denominatore dei progetti è sempre lo stesso: rispondere alle necessità, perseguendo la costruzione di una bellezza utile. I disegni presentati riguardano edifici e spazi pubblici, ideati in occasioni di lavoro, di concorsi e attività di ricerca tra il 1983 e il 2023. L’architettura è la messa in forma di un’idea e deve guardare al mondo, al giorno d’oggi. Deve confrontarsi con i temi di adesso: l’energia, la salvezza del pianeta, la sostenibilità. Ma prima viene quella che è l’essenza dell’architettura, cioè dare forma ai luoghi per la vita dell’uomo». E’ questa la visione di Gino Malacarne, professore ordinario di Composizione Architettonica all’università di Bologna, che ha affiancato alla sua carriera accademica, lunga e intensa, l’attività di progettista, attraverso la partecipazione a concorsi, progetti di ricerca e realizzazioni di opere pubbliche e di edilizia residenziale sociale.

I progetti presentati riguardano, nella maggior parte dei casi, interventi in luoghi urbani marginali, periferici, abbandonati che attendono trasformazioni sostanziali, alla ricerca di nuovi usi e nuove identità formali, che hanno smarrito il loro ruolo urbano o addirittura non ne hanno mai avuto uno.
In mostra anche alcuni progetti per la città di Cesena, dove ha sede il Dipartimento di Architettura che fin dal primo insediamento nel ‘99 ha avanzato proposte nell’ambito del territorio romagnolo con la sperimentazione e la ricerca sul campo.
Proprio a Cesena, il progetto realizzato di Piazza della Libertà. Si legge nella scheda del catalogo: «Questo luogo non ha mai avuto un proprio ruolo urbano; è un’area centrale per localizzazione, ma marginale per importanza all’interno della città, che attende trasformazioni sostanziali alla ricerca di usi e di nuove identità formali. Il progetto vorrebbe costituire un luogo pubblico per eccellenza, dunque, dove oltre alla funzione e all’uso, il ritrovarsi sia una delle attività fra le tante previste, e dove l’invadenza dell’opera possa essere ridotta a una sorta di scena fissa delle vicende che lì potranno accadere, un luogo che si offre alla rappresentazione che il progetto può solo auspicare ma non determinare».
L’intervento di Piazza della Libertà a Cesena, che era frutto di uno sventramento avvenuto negli anni ’50, ha restituito alla città un punto di incontro e di aggregazione che oggi ospita anche manifestazioni pubbliche. Un esempio di come l’università può svolgere un ruolo di servizio nei confronti delle amministrazioni locali e dei diversi aspetti legati alla gestione e trasformazione del territorio.


