Gajè Gipsy Swing, il genere jazz-gitano che incanta gli studenti Unibo

di Medea Calzana.

Contrabbasso, violino e chitarra: tutto quello che serve, oltre al talento, per fare della musica swing con venature gipsy. 

È la formazione dei Gajè Gipsy Swing, un trio bolognese composto da Alessandro Cosentino (al violino), Alessandro De Lorenzi (chitarra) e Francesco Cervellati al contrabbasso. Il gruppo ricerca le proprie sonorità in una miscela di swing e musiche popolari e permette di viaggiare, almeno con le emozioni, al tempo della Francia gitana degli anni ’30. 

Questo esperimento musicale, questo corpo a corde fatto di note e di sudore, è nato proprio con la scoperta da parte di Francesco Cervellati, il contrabbassista, del genere gitano-swing durante i suoi studi di antropologia all’Università di Bologna. Una sera va in un locale e rimane folgorato da ritmi tradizionali  miscelati dallo swing più irriverente. Il suo orecchio, già sensibile per lo studio proprio degli usi, costumi e tradizioni delle diverse comunità, non ha potuto che innamorarsene.

Un caso? «Forse, ma non credo – riflette il musicista – Era destino che facendo questo corso incontrassi queste sonorità». 

Una curiosità per le tradizioni delle popolazioni che, oltre che nella scelta degli studi, si è declinata anche nella predilezione per uno stile musicale che affonda le sue radici nelle sonorità balcaniche più antiche. Ritmi che ricordano riti antichi e celebrazioni, il tutto alleggerito dallo spirito swing del jazz anni ‘30. 

«Il mio primo incontro con questa musica è stato mentre frequentavo i corsi di antropologia. Tra la preparazione di un esame e l’altro, una sera andai con una ragazza in un locale, che probabilmente ora nemmeno esiste più. Lì facevano rivisitazioni del jazz anni ‘30. E questo concerto bellissimo mi catturò a tal punto da cercare di approfondire il genere, la sua storia, e ho voluto mettere in piedi un progetto mio», racconta Francesco, detto Cesko, Cervellati.

Il genere è anche detto jazz Manouche e si caratterizza per essere uno stile musicale melodico molto ritmato in cui trovano la massima espressione gli strumenti a corda, come appunti chitarre, bassi e violini, tipico delle sonorità gitane. «Sono sonorità easy listening anche per un pubblico che non è esperto – sottolinea Cervellati – Questo genere musicale trae la sua origine dall’irripetibile esperienza artistica del chitarrista Django Reinhardt, che ne è considerato l’ideatore e il suo massimo esponente».

«Ci sono tutti strumenti in acustico, non ci sono percussioni come batteria o simili – spiega il chitarrista Alessandro de Lorenzi – Il manouche è come se fosse il blues europeo. Negli Stati Uniti il blues è proprio la musica tradizionale, in Europa si è invece sviluppato questo genere. Le sue radici sono nella musica popolare e tradizionale dell’Est-Europa e la fonde con quella che era la musica contemporanea di allora».

Il frutto di questa unione è un genere che coniuga la sonorità e la creatività espressiva dello swing degli anni venti-trenta con il filone musicale del valse musette francese ed il virtuosismo eclettico gitano. 

 

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