Ghirri e Celati al Mambo

Nella Project Room del Mambo — Museo d’Arte Moderna di Bologna (Via Don Giovanni Minzoni 14) si confrontano le ricerche visive di due grandi protagonisti della cultura del Novecento. Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la foce è il titolo della mostra, a cura di Lorenzo Balbi e Giulia Pezzoli, che mette in dialogo il fotografo Luigi Ghirri (1943-1992) e lo scrittore e regista Gianni Celati (1937-2022). A partire da un nucleo di fotografie realizzate da Ghirri, il progetto, visitabile fino al 4 ottobre 2026, ripercorre il sodalizio intellettuale e creativo nato dalla collaborazione tra i due artisti, accomunati da uno sguardo originale e profondamente affine sul mondo.

Quello tra Ghirri e Celati sembra un sodalizio intellettuale e creativo destinato a compiersi ancora prima di concretizzarsi. Pur attraverso strumenti espressivi diversi, Ghirri e Celati giungono a una medesima conclusione, che riguarda il modo di percepire il paesaggio: non come qualcosa da conquistare, ma come un’esperienza dello sguardo, da attraversare con lentezza e da osservare lasciandosi sorprendere dalla straordinarietà nascosta in luoghi solo apparentemente asettici.

Gianni Celati, Il mondo di Luigi Ghirri, 1998, Courtesy Archivio Pierrot e la Rosa

Il rapporto di profonda affinità tra Ghirri e Celati si manifesta alla fine degli anni Ottanta, quando i due iniziano a collaborare alla realizzazione di Strada provinciale delle anime, prima esperienza cinematografica del poliedrico scrittore e regista. Il film rappresenta la naturale prosecuzione dell’esplorazione del paesaggio padano avviata con Verso la foce (1989), il libro in cui Celati raccoglie i quattro itinerari compiuti tra il 1981 e il 1986 lungo il corso del Po, fino alla sua foce nell’Adriatico. Durante i sopralluoghi, condotti tra il 1989 e il 1991, anno di uscita del film, Ghirri realizza un corpus di 81 fotografie destinato a confluire nella serie Blu infinito. È proprio questo nucleo fotografico a costituire il punto di partenza della narrazione della mostra. Negli ultimi anni della sua vita — Blu infinito è l’ultimo lavoro realizzato da Ghirri prima della sua prematura scomparsa, avvenuta nel 1992 — il fotografo accompagna Celati in un viaggio che dalle campagne conduce al mare, compiendo una sorta di cammino spirituale attraverso paesaggi che si trasformano in visioni sublimate.

Luigi Ghirri, dalla serie Blu infinito (dett.), 1991, Foto di Sara Cosimini, Mambo, Bologna 

Per la prima volta, la cifra metafisica di Ghirri, che ha contribuito a ridefinire l’immaginario del paesaggio emiliano, si apre al ritratto: negli scatti compaiono figure umane, segnando un nuovo capitolo della sua ricerca. Sullo sfondo del Delta del Po, amici, studenti, colleghi scrittori e parenti di Celati danno forma a quella che si potrebbe definire, a tutti gli effetti, un’epopea contemporanea del quotidiano. Fedele alla propria poetica, fondata sull’equilibrio e sulla deliberata rinuncia a ogni spettacolarizzazione, Ghirri non si limita a documentare il “dietro le quinte” del film; al contrario, prosegue la sua ricerca sul paesaggio, lasciandosi guidare dagli stessi luoghi che ispirano Celati. Fotografia e cinema procedono su binari paralleli: anziché sovrapporsi, si affiancano e si arricchiscono reciprocamente, contribuendo a definire una nuova modalità di osservazione della realtà. Il paesaggio padano si trasforma in un luogo mentale, riflesso nel blu del cielo e dell’acqua evocato dal titolo stesso del nucleo fotografico: un colore mai troppo appariscente né forzatamente saturo, che restituisce tutta la misura e la sobrietà del linguaggio di Ghirri. Le tonalità granulose e tenui sembrano avvolgere le figure come un velo leggero, richiamando la nebbia e la foschia tipiche della Pianura Padana, che lo sguardo del fotografo trasforma in un elemento identitario e profondamente poetico.

Luigi Ghirri, dalla serie Blu infinito (dett), 1991, Foto di Sara Cosimini, Mambo, Bologna 

Come in tutta l’opera di Ghirri, anche in questi scatti il paesaggio non è mai una semplice veduta, ma diventa un luogo di memoria, immaginazione ed esperienza. Il percorso espositivo nella Project Room permette alle fotografie di instaurare un dialogo ancora più profondo con l’opera cinematografica di Celati grazie alla presenza di tre tra i suoi film più significativi, prodotti e realizzati dalla casa di produzione Pierrot e la Rosa: la già citata Strada provinciale delle anime (1991), Il mondo di Luigi Ghirri (1998), commovente omaggio al fotografo a pochi anni dalla scomparsa, e Case sparse. Visioni di case che crollano (2003), documentario che riflette sulla potenza visiva e poetica di quelle architetture anonime che abitano i margini del territorio al di fuori dei centri urbani. Il fil rouge che unisce i tre film, considerati capitoli di una vera e propria trilogia, è la convinzione di Celati che il tempo sia una condizione mentale: una patina opaca che si deposita sulle costruzioni disabitate e sulle campagne nebbiose, trasformandole in luoghi della memoria.

Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la Foce, veduta di allestimento, Courtesy Mambo, Settore Musei Civici, Foto di Ornella De Carlo

Ciò che accomuna davvero Ghirri e Celati è la convinzione che il paesaggio sia l’assoluto protagonista: scevro da qualsiasi retaggio romantico o nostalgico, lo sguardo dei due autori restituisce al pubblico le tracce che il tempo lascia sul territorio, portando con sé gli echi di tutti coloro che lo hanno abitato.

Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la Foce, veduta di allestimento, Courtesy Mambo, Settore Musei Civici, Foto Ornella De Carlo

Foto copertina: Luigi Ghirri, dalla serie Blu infinito, 1991, Collezioni private in deposito presso Marv | Museo d’Arte Rubini Vesin, Gradara Rete Museale Marche Nord

Sara Cosimini

Sara Cosimini

Storica dell'arte specializzata in Beni Storico-Artistici all'Università di Bologna. I suoi interessi principali sono incentrati sull'arte contemporanea.

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