Ghirri, Zone di passaggio
Luigi Ghirri. Zone di passaggio. Discrete semioscurità nelle opere di Mario Airò, Gregory Crewdson, Paola De Pietri, Paola Di Bello, Stefano Graziani, Franco Guerzoni, Armin Linke, Amedeo Martegani, Awoiska van der Molen è il titolo della mostra inaugurata a Palazzo dei Musei (Via Spallanzani, 1, Reggio Emilia) lo scorso 26 aprile 2024 e aperta al pubblico fino al 2 marzo 2025.
La retrospettiva allestita nell’ex convento francescano adibito a mostre e sede della collezione privata del naturalista Lazzaro Spallanzani, è stata presentata in occasione della 19° edizione di Fotografia Europea, il festival culturale internazionale dedicato alla fotografia contemporanea che, ormai da quasi 20 anni, raduna esperti e appassionati del settore a Reggio Emilia, proponendo un ricco calendario di mostre, eventi, conferenze e incontri. Luigi Ghirri. Zone di passaggio, a cura di Ilaria Campioli (funzionario dei Servizi culturali del Comune di Reggio Emilia), è un progetto promosso dal Comune di Reggio Emilia, in collaborazione con l’Archivio Eredi Luigi Ghirri, ente ufficiale di gestione e tutela dell’opera del maestro.

Il viaggio in questo universo di ombre e luci inizia con un volume del 1914 di Albert Londe (1858-1917) dall’evocativo titolo: La photographie à la lumière artificielle. Nelle pagine di questo saggio, esposto in mostra, il fotografo e ricercatore francese si interroga sui tanti utilizzi della luce artificiale in fotografia, riconoscendone un potenziale fino a quel momento inesplorato e illustrando in maniera scientifica le diverse modalità di illuminazione di luoghi angusti quali grotte e catacombe, dove la luce solare non penetra mai. Ponendosi come una tra le prime pubblicazioni di storia della fotografia a trattare l’argomento, il pionieristico volume di Londe apre la strada alle numerose sperimentazioni che, a partire da quegli anni, si fanno sempre più ambiziose.

La paura del buio è insita in ogni essere vivente che non riesce a vedere nell’oscurità: senza luce, è facile perdere la cognizione del tempo e dello spazio e si è più esposti e vulnerabili. È proprio per questo motivo che l’uomo ha sempre cercato di dominare il buio, restandone tuttavia affascinato in maniera atavica. Allo stesso modo, l’oscurità può farsi anche rifugio sicuro, se sorprende in un posto familiare ed è necessaria per sopravvivere; il trucco è saperla dominare. Grazie agli studi e agli esperimenti rivoluzionari come quello di Londe, oggi il buio è diventato un alleato prezioso sia dell’uomo che del medium fotografico.

Le molteplici applicazioni della luce artificiale hanno contribuito ad ampliare gli utilizzi della macchina anche in luoghi inospitali e poco illuminati. La mostra propone una riflessione su questi ambienti e sulla rilevanza fondamentale che il buio detiene nell’immaginario collettivo. Così, i famosi notturni di Ghirri dialogano con i luoghi di “semioscurità” degli altri artisti in mostra, indagando le fratture generate da improvvisi bagliori di luce nel buio che rivelano una natura arcana e magnifica, seppure per un tempo limitato.
Per Ghirri, i bagliori, i lampi e le luci intermittenti, come quelle emesse dalle lucciole, sono tra i modi più efficaci di illuminare il buio, perché ne mantengono intatta la percezione preservando le zone d’ombra. Questi lampi di luce contribuiscono inoltre a ricollegare l’essere umano alla dimensione più spirituale e sacrale della natura andata ormai perduta, come sottolinea lo storico e critico dell’arte Aby Warburg nel suo celebre intervento Il rituale del serpente del 1923, nel quale denuncia una società contemporanea sempre più persa e scollegata dalla natura.

Sulla scorta delle sperimentazioni sul medium fotografico fatte sul finire degli anni Sessanta da Luigi Ghirri insieme a Franco Guerzoni e Franco Vaccari, anche Mario Airò, Gregory Crewdson, Paola Di Bello, Paola De Pietri, Stefano Graziani, Armin Linke, Amedeo Martegani e Awoiska van der Molen, nella loro eterogeneità di tecniche, approcci e visioni, sondano le moderne configurazioni che si presentano nelle zone transitorie tra luce e oscurità, caratterizzate sempre da un’essenza fortemente precaria, in cui la condizione perfetta, quella dell’improvvisa rivelazione, dura appena un flash. Con le loro opere, questi artisti offrono diverse visioni generate da improvvisi bagliori, in grado di rivelare il rapporto tra luce e buio celato nella natura più primitiva.

Foto copertina:Luigi Ghirri, Bologna, 1987, Courtesy Patrimonio Culturale Regione Emilia Romagna

