Gio Ponti: ceramiche 1922-1967, a Faenza si celebra il Made in Italy

All’interno del programma di valorizzazione dei personaggi che hanno portato in alto la fama internazionale del Made in Italy, il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza dedica una mostra a Gio Ponti, architetto, designer e intellettuale tra i massimi esponenti nel panorama italiano delle arti decorative. Fino al 13 ottobre. 

«Impari le cose fatte con le mani. Nulla che non sia prima nelle mani»: questa celebre citazione di Gio Ponti (Milano, 1891 – 1979), racchiude il suo pensiero che, fin dagli esordi, ha raccolto la tradizione classica e l’alto artigianato adattandoli al gusto moderno e alla produzione seriale. Una figura emblematica per la definizione dello stile italiano nato con l’avvento del gusto Decò e ancora attualissimo nelle nostre case e nelle vetrine dei negozi di arredamento e decor. 

Il lavoro di Gio Ponti non è unico soltanto da un punto di vista progettuale, peculiare è anche la fitta rete di relazioni che lo legava ad artisti, industriali e artigiani dell’epoca, e soprattutto è fondamentale la sua opera di divulgazione in larga scala del design e dell’artigianato grazie alla creazione delle due riviste – ormai storiche – Domus e Stile.

Gio Ponti, Vaso Agata, 1925 ca, ceramica 51,5x26,5 cm. Società Ceramica Richard Ginori, Courtesy Raffaello Pernici 
Gio Ponti, Vaso Agata, 1925 ca, ceramica 51,5×26,5 cm. Società Ceramica Richard Ginori, Courtesy Raffaello Pernici

Curata da Stefania Cretella, l’esposizione Gio Ponti. Ceramiche 1922-1967 presenta oltre duecento opere che testimoniano le collaborazioni del designer con diverse realtà ceramiche italiane: oltre al celeberrimo sodalizio con la Richard Ginori è possibile ammirare stupendi manufatti prodotti dalla Cooperativa Ceramiche di Imola, Pietro Melandri e il contesto faentino (famose le cartepeste realizzate con i Dalmonte), le Ceramiche Pozzi, Joo e Gabbianelli. Si tratta di un progetto espositivo che intende ripercorrere le tappe e i successi di Ponti nel campo dell’arte e del design, con un’attenzione particolare rivolta alla ceramica, con la quale Ponti inizia a produrre dopo essersi laureato tra il 1921 e il 1922. Sono gli anni in cui giunge alla Richard – Ginori e comincia il processo di rinnovamento del repertorio storico della manifattura, proiettandola verso il nascente gusto déco. La Richard-Ginori, che attualmente è controllata dal gruppo Gucci che l’ha acquisita nel 2013 in seguito al fallimento dell’azienda, nasce dall’antica “Manifattura della doccia” negli anni 30 del Settecento, fondata dai marchesi Ginori nella zona di Sesto Fiorentino, zona in cui è ancora localizzata la sua produzione. Alla fine dell’Ottocento la Ginori si fonde con il gruppo industriale milanese di Augusto Richard divenendo di fatto ciò che è ancora oggi.

Gio Ponti, Tommaso Buzzi, Italo Griselli, Centro per le ambasciate d’Italia, 1925-1927, Museo Ginori, Sesto Fiorentino, dimensione variabile. Courtesy Museo Ginori
Gio Ponti, Tommaso Buzzi, Italo Griselli, Centro per le ambasciate d’Italia, 1925-1927, Museo Ginori, Sesto Fiorentino, dimensione variabile. Courtesy Museo Ginori

Successivamente, terminati i rapporti con Richard Ginori nel 1933, Ponti torna a collaborare con l’azienda proponendo saltuariamente idee e progetti di grande estro creativo e inizia a stringere rapporti con il mondo delle arti decorative e del design. 

Conclude il percorso una sezione dedicata all’eredità e alle influenze che ebbe su autori, come: Alessandro Mendini ed Ettore Sottass, per giungere ai contemporanei Pol Polloniato, Diego Cibelli, Bertozzi&Casoni e Andrea Salvatori.

In molti dei manufatti presenti in mostra è evidente il richiamo estetico e formale all’estetica della Secessione Viennese, anche se Ponti è stato sempre un fermo sostenitore del possibile dialogo tra classicità e innovazione. Del resto è proprio con l’Art Déco l’espansione di quel fenomeno del gusto che caratterizzava varie categorie merceologiche, dall’ebanisteria agli accessori di moda, espressione del gusto francese degli anni a cavallo tra il 1919 ed il 1930, i cosiddetti “anni ruggenti” che mediavano tra le rivoluzioni formali delle avanguardie storiche (le Secessioni mitteleuropee, il Cubismo e il Fauvismo, il Futurismo) e la spinta propulsiva della nascente industria, che si sostituisce prepotentemente al mito della natura esaltando lo spirito della macchina, le geometrie degli ingranaggi, le forme prismatiche dei grattaceli, le luci artificiali della città.

Gio Ponti, veduta della mostra Gio Ponti. Ceramiche 1922-1967 Oltre duecento opere dell’inventore del Made in Italy. Courtesy MIC Faenza
Gio Ponti, veduta della mostra Gio Ponti. Ceramiche 1922-1967 Oltre duecento opere dell’inventore del Made in Italy. Courtesy MIC Faenza

https://www.micfaenza.org/ 

Immagine di copertina: veduta della mostra Gio Ponti. Ceramiche 1922-1967 Oltre duecento opere dell’inventore del Made in Italy. Courtesy Mic Faenza.

Lara De Lena

Lara De Lena

Laureata in Lettere moderne, si specializza nel 2017 in Beni storico artistici con una tesi in arte contemporanea. Dallo stesso anno collabora con il CUBo, di cui è nel direttivo dal 2021. Ha collaborato con la Pinacoteca Nazionale di Bologna, il MAMbo e ha partecipato al progetto internazionale ADM - Art Market Dictionary. È impegnata nella realizzazione dell’Archivio digitale Roberto Daolio.

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