Giorgio Morandi in mostra al Museum of Art Pudong di Shanghai

Giorgio Morandi. Solo è il titolo della grande retrospettiva che porta il “poeta del silenzio” oltre i confini italiani. Un evento unico — il primo interamente dedicato alla ricerca di Giorgio Morandi all’estero — riunisce nelle sale del Museum of Art Pudong (Map) di Shanghai, la più importante istituzione museale asiatica, quasi 150 opere tra dipinti, acquerelli, incisioni e acqueforti, offrendo al pubblico una visione completa della poetica di uno dei maggiori protagonisti dell’arte del Novecento. La mostra, a cura di Lorenzo Balbi e Francesco D’Arelli, sarà visitabile fino al 28 ottobre 2026 e rappresenta un importante traguardo per la città di Bologna, che si conferma un ponte privilegiato tra Italia e Cina, contribuendo a rafforzare il dialogo culturale tra i due Paesi.

Quella tra Bologna e Shanghai è una storia d’amore fondata sulla quiete e sul silenzio: un bisogno di riflessione e una lentezza meditativa che, in un mondo che corre veloce, si fanno ogni giorno più necessari. Per Bologna e per l’Italia, Giorgio Morandi (1890-1964) rappresenta un’istituzione: un artista completo, la cui poetica è così salda da non aver bisogno di essere messa a confronto con quella di altri per risuonare.

Giorgio Morandi. Solo, Museum of Art Pudong (Map), Shangai (CN), Inaugurazione 16 giugno 2026, © 浦 美东 术馆, © Museum of Art Pudong

Da questa convinzione nasce il titolo della mostra: Solo. «Questa mostra nasce dal desiderio di restituire Morandi nella sua forma più pura. Non abbiamo voluto costruire confronti, genealogie o percorsi paralleli. (…) Abbiamo scelto di lasciare che fosse la sua opera a occupare da sola lo spazio della mostra. Morandi è solo perché basta a sé stesso». Con queste parole Balbi racchiude il vero cuore del progetto. Nella sua arte, come nella quotidianità, Morandi rifugge i confronti; la sua vita segue un ritmo lento, scandito dal trascorrere delle ore. Tra le mura della sua casa-studio di via Fondazza, Morandi studia le minime variazioni tonali della luce, al riparo dal mondo esterno, scegliendo consapevolmente di restare distante dai grandi movimenti d’avanguardia che, nel frattempo, stanno modellando un mondo destinato a cambiare per sempre. Morandi basta, appunto, a sé stesso; non teme la solitudine, anzi la ricerca. Per lui, stare da solo sembra essere qualcosa di necessario, quasi vitale.

Giorgio Morandi Solo, Museum of Art Pudong (Map), Shangai, Inaugurazione 16 giugno 2026, © 浦 美东 术馆, © Museum of Art Pudong

Il susseguirsi serrato della contemporaneità e l’avvicendarsi delle nuove correnti artistiche rimangono fuori dal suo spazio. In Morandi tutto è silenzio, una particolare forma di stoica quiete. Il suo mondo, abitato da poche presenze, si fonda su un delicato equilibrio tra colore, luce e sottrazione, in un ritmo silenzioso ma deciso. Il rigore formale rappresenta il nucleo attorno al quale si modella la sua visione, in un processo che dall’arte si riflette nella vita. Le variazioni, minime, si fondano su una sobrietà compositiva quasi assoluta: una pratica sottrattiva che richiama quella francescana, fatta di gesti reiterati e affinati nel tempo fino al raggiungimento della perfezione formale.

Attraverso 35 sezioni espositive, la mostra accompagna il visitatore in un percorso approfondito che lo conduce nel vivo della poetica morandiana. Le opere, accanto a documenti d’archivio e oggetti d’epoca appartenuti all’artista, riecheggiano negli spazi del Map, dando vita a una sinfonia equilibrata, composta da un’unica voce. Sola, eppure capace di incantare il pubblico con la forza di un lungo assolo. Per la prima volta, l’eco di Morandi risuona in Cina attraverso un corpus di opere — alcune raramente esposte — che restituisce al pubblico non solo la sua produzione artistica, ma anche il metodo, l’ambiente e il pensiero che ne hanno guidato la ricerca.

Il viaggio ha inizio con le celebri nature morte degli anni Venti, nelle quali la fermezza del segno e i contorni netti e spigolosi richiamano la lezione di Paul Cézanne e dei maestri postimpressionisti. Il tratto saldo e la presenza nello spazio che caratterizzano le prime iconografie cedono progressivamente il passo ai paesaggi degli ultimi decenni, sempre più eterei e rarefatti, restituendo la complessità del percorso introspettivo compiuto da Morandi. Il progetto espositivo riflette l’evoluzione artistica e morale del maestro bolognese, evidenziando come la sua visione del mondo riesca a trasformare semplici oggetti in vivi contenitori di memoria, capaci di sospendere il tempo e lo spazio in una dimensione autre, quasi metafisica.

Museum of Art Pudong (Mao), Shanghai, © Museum of Art Pudong

Assume particolare rilievo anche una sezione dedicata all’approfondimento del lascito dell’artista nel presente, che raccoglie le fotografie delle case-studio di Bologna e Grizzana realizzate da Gianni Berengo Gardin, un lungometraggio girato appositamente per l’occasione da Germano Maccioni, che ripercorre le strade e i luoghi cari a Morandi, e un’opera di Tacita Dean, testimonianza dell’influenza esercitata dall’artista sulle generazioni successive. L’intero progetto è pensato e studiato attraverso la luce, utilizzata non come mero attributo, ma come dispositivo attivo di visione. Pura, priva di effetti costruiti e teatrali, è la luce stessa a chiedere al visitatore di rallentare per immergersi nella dimensione di Morandi, lasciandosi avvolgere dal silenzio. Una modalità che, come sottolinea Balbi, ben si sposa con la cultura visiva cinese, da sempre sensibile ai temi del vuoto, del ritmo, della sintesi e della concentrazione dello sguardo. Il dialogo tra Morandi e la Cina appare, quindi, spontaneo e naturale, portando oltre i confini italiani quel senso di riflessione che invita a sostare, per tornare a vedere e ad ascoltare quella straordinarietà che solo l’arte più pura sa trasmettere.

Giorgio Morandi, Natura morta, 1939, © Giorgio Morandi, by Siae 2026

Foto copetina:Giorgio Morandi, Natura morta, 1956, © Giorgio Morandi, by Siae 2026

Sara Cosimini

Sara Cosimini

Storica dell'arte specializzata in Beni Storico-Artistici all'Università di Bologna. I suoi interessi principali sono incentrati sull'arte contemporanea.

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