Ho paura torero

Milano in inverno, una giornata di sole, luce e cielo inaspettati, sfavillanti. Lasci che il ritmo della città ti prenda e ti conduca lontano fino a fermarti, di sera, forse un po’ stanco, davanti al Teatro Grassi, dove a breve andrà in scena ‘Ho paura Torero‘, spettacolo teatrale tratto dal romanzo ‘Tengo medio torero’ dello scrittore cileno (ma non solo) Pedro Lemebel.

Dai un’occhiata veloce al programma di sala, per farti un’idea, e ti chiedi se 185 minuti di durata, incluso un intervallo, siano difficili da reggere; ci pensi e concludi che hai pur sempre una poltroncina, che speri comoda, in cui lasciarti andare alla bisogna; entri e, dopo appunto tre ore, non vorresti più uscirne perché semplicemente ‘Ho paura Torero’ è uno spettacolo bellissimo.

Claudio Longhi, regista (ma già e ancora professore ordinario di Discipline dello Spettacolo presso il Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna, nonché, dal 1° dicembre 2020, direttore del Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa), ha reso possibile il pieno coinvolgimento, sonoro e visivo prima e poi sempre più emozionale, nella vicenda raccontata, che da storia intima e personale si fa Storia, feroce e brutale.

Francesco Centorame (Carlos) e Lino Guanciale (Fata dell'Angolo) ©Masiar Pasquali
Francesco Centorame (Carlos) e Lino Guanciale (Fata dell’Angolo) ©Masiar Pasquali

Siamo nella primavera del 1986, a Santiago del Cile, il Cile del Generale Pinochet (e sappiamo come andava da quelle parti a partire dall’11 settembre 1973, anno del colpo di stato che portò alla deposizione di Salvador Allende), e la Fata dell’angolo (l’angolo è la casetta macilenta in cui la Fata abita), personaggio principale e “mammoletta dalle sopracciglia increspate” nonché travestito, apre le porte (della casa e del cuore) a Carlos, studente militante del Fronte patriottico Manuel Rodriguez (ma anche “ragazzo così bello e dal tono così macho”) che le riempie casa di compagni e di casse dal contenuto incerto (libri censurati, come dice Carlos, o altro?).

La Fata dell’angolo all’inizio inventa nuovi mobili con queste casse, decorandoli con federe e cuscini, perché non ha testa per la politica, ed è oltremodo spaventata dai comunicati dell’ultimo minuto lanciati da Radio Diario de Cooperativa, ma con il passare del tempo, acquisisce lentamente una consapevolezza che purtroppo non diventerà mai del tutto politica per lo stigma, a volte autoimposto, di essere una “Fata ignorante” capace solo di ricamare (ma molto bene) tovaglie per le ricche mogli dei generali del regime e di frequentare le sue sorelle checche, la Rana, la Fabiola e la Lupe (“checcha filomilitare, così di destra e così per stracci”), mentre la radio passa le canzoni di Violeta Parra e Lucho Gatica.

'Ho paura torero' Mario Pirrello (Generale Pinochet) Arianna Scommegna (Doña Lucía) ©Masiar Pasquali
‘Ho paura torero’ Mario Pirrello (Generale Pinochet) Arianna Scommegna (Doña Lucía) ©Masiar Pasquali

La storia si dipana così tra picnic dissimulati a Cajón del Maipo, in cui la Fata indossa il suo cappello giallo e i suoi guanti a pois sempre gialli mentre Carlos raccoglie erbe per l’esame di botanica  (ma sarà poi vero?), tra compleanni in stile cubano per Carlos (che sempre più sembra condividere il sentire sentimentale della sua Fata) e canzoni nostalgiche (“Ho paura torero, ho paura che stasera il tuo sorriso svanisca”), nel perimetro urbano di una Santiago violata, nel corso di “Un anno marchiato a fuoco dai copertoni fumanti per le strade di Santiago, schiacciata dal pattugliamento. Una Santiago che si svegliava al suono delle pentole sbattute nei cortei, ai lampi dei black out, per i cavi elettrici scoperti, esposti alle catene, alle scintille. Poi il buio pesto, le luci di un camion blindato, i Fermo lì stronzo, gli spari e le corse a perdifiato, come nacchere di metallo che frantumavamo le notti di feltro” (estratto da Lemebel); una Santiago di cui la Fata dell’angolo prende sempre più coscienza, divenendone parte attiva se non apertamente militante.

Una scena di 'Ho paura torero' ©Masiar Pasquali
Una scena di ‘Ho paura torero’ ©Masiar Pasquali

E la bellezza narrativa del testo e della narrazione scenica risiede proprio nella perfetta rappresentazione di questa presa di coscienza, nella descrizione precisa del mutarsi del destino individuale della Fata dell’angolo, feroce e crudele, nel destino collettivo di una nazione, altrettanto feroce e violento: la Fata diventerà donna e madre assieme alle altre donne e madri che, con in mano le foto dei loro familiari desaparecidos, protestano contro il regime sulle scale della cattedrale di Santiago.

Questo è il contesto, ma non si pensi assolutamente che il tono del racconto sia funereo o depressivo, anzi si respira quasi sempre leggerezza, anche nelle parti più concitate, e, strano a dirsi, si ride (o forse si sorride) anche, cosa che diresti inaspettata se il regista fa diffondere in sala, subito all’inizio, il sonoro dell’ultimo appello radiofonico di Salvador Allende mentre il palazzo presidenziale de La Moneda veniva assaltato dai golpisti; ti aspetti insomma la catastrofe. Ma non è così: la famigerata coppia composta dal Generale Pinochet e Donna Lucia che irrompe sulla scena a più riprese, tra incubi e conati omofobici del primo e grida garrule e à la page della seconda, è strepitosa e divertentissima (anche se sempre di quei due si tratta, del dittatore cileno e di sua moglie, e tu continui a tifare per Carlos sperando che riesca in quell’attentato che sta preparando con il Fronte patriottico nella soffitta della Fata).

Una scena di 'Ho paura torero' ©Masiar Pasquali
Una scena di ‘Ho paura torero’ ©Masiar Pasquali

Ma del resto irridere il potere è cosa buona e giusta e renderlo grottesco serve ad esorcizzarlo. Metti così assieme le due storie, la Fata e Carlos, il Generale Pinochet e Donna Lucia, e ti viene da riflettere che forse il gioco è anche quello di far pensare ad una Storia vera come immaginaria (forse sperando che non sia mai esistita) e ad una storia immaginaria come vera (pensa se la Fata fosse esistita davvero, ma forse è esistita davvero, chissà).

Di nuovo, spettacolo bellissimo. Come bellissimi o, meglio, strepitosi sono le attrici e gli attori. Li cito tutti: Lino Guanciale, meravigliosa Fata dell’angolo e dramaturg, Daniele Cavone Felicioni (la Lupe) Francesco Centorame (Carlos) Michele Dell’Utri (la Rana), Diana Manea (la Signora dell’emporio), Mario Pirrello (Generale Pinochet) Arianna Scommegna (Doña Lucía), Giulia Trivero (Laura).

E così te ne esci, ora nella notte milanese, sfavillante anch’essa.

Foto copertina; una scena di ‘Ho paura torero’ con gli attori Francesco Centorame (Carlos) e Lino Guanciale (Fata dell’Angolo) ©Masiar Pasquali

    

Per approfondimenti 

https://www.unibo.it/sitoweb/claudio.longhi2/cv 

https://www.piccoloteatro.org/it/2023-2024/ho-paura-torero 

https://marcosymarcos.com/libri/ho-paura-torero-2/ 

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