I gioielli di Nino Migliori: tra sperimentazione artistica e poesia tridimensionale

Dal 7 novembre 2024 il Museo Civico Archeologico di Bologna ospita un’esposizione dedicata a un lato inedito della creatività di Nino Migliori, tra i più autorevoli protagonisti della fotografia internazionale. Curata da Lorenzo Balbi nell’ambito della biennale do ut do 2025, Nino Migliori – I miei gioielli, la mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 10 febbraio 2025.

Nino Migliori (Bologna, 1926) è riconosciuto come un pioniere della fotografia, capace di attraversare decenni e movimenti artistici con una ricerca istantanea su materiali, tecniche e linguaggi. Dai lavori neorealisti alle sperimentazioni concettuali, dalla fotografia off-camera alle opere astratte e materiche, ogni produzione di Migliori è un invito a ripensare il ruolo dell’immagine. Ma la sua creatività non si ferma alla fotografia: i gioielli, protagonisti di questa mostra, rappresentano una dimensione inedita e tridimensionale della sua poetica artistica. Realizzati tra gli anni Settanta e Ottanta come dono alla sua compagna di vita, questi braccialetti, collane, anelli e spille in oro, argento e plastica testimoniano un’estetica capace di reinterpretare la tradizione orafa con l’ironia e la forza sperimentale che contraddistingue l’artista. Non semplici ornamenti, ma vere e proprie sculture in miniatura, i gioielli di Migliori sono stati realizzati partendo da una fotografia, nel periodo in cui Migliori cominciò a sperimentare le ossidazioni. Opere uniche, intrise di una profonda ricerca formale e materica, per la prima volta vengono esposte al pubblico.

Allestita nella suggestiva corte vetrata del Museo Civico Archeologico di Bologna, accessibile dalla sezione egizia, l’esposizione si inserisce nel programma di Art City Bologna 2025. Le opere di Migliori sono presentate in teche disposte su tavoli in marmo disegnati da Mario Cucinella, accompagnate da cinque lightbox che reinterpretano fotograficamente i gioielli esposti. Attraverso queste immagini, Migliori torna al suo linguaggio primario, trasformando i gioielli in oggetti di un racconto visivo carico di significati. I gioielli sono il cuore pulsante di una narrazione che si intreccia con il tema del desiderio, cornice tematica di do ut do, biennale di arte, architettura e design fondata a Bologna nel 2012 per sostenere le attività della Fondazione Hospice MT. Chiantore Seràgnoli di Bologna e in cui la mostra di Migliori rientra.

I gioielli di Migliori si inseriscono perfettamente nella sua incessante esplorazione artistica. Come scrive Marina Truant, direttrice della Fondazione Nino Migliori, «bruciature, combustioni, scritture col fuoco» caratterizzano tanto i suoi lavori fotografici quanto questi oggetti tridimensionali, che esplorano le origini della forma e il rapporto tra significato e funzione. Ogni gioiello è una testimonianza della capacità dell’artista di far dialogare tradizione e avanguardia, contaminando materiali preziosi e plastica, design e arte contemporanea.

Elisabetta Sgarbi, che ha dedicato due film a Migliori, lo definisce un «genio assoluto, universale», capace di attraversare i secoli con invenzioni che sfidano le regole e ridefiniscono i confini dell’arte.

L’innovazione di Migliori trova anche una nuova dimensione nel Metaverso. Scansioni 3D dei gioielli permetteranno di interagire con le opere attraverso dispositivi digitali (tablet, visori ecc.) e piattaforme digitali come Google Arts & Culture. Questa iniziativa proietta la poetica dell’artista verso nuovi orizzonti, rendendo le sue creazioni accessibili a un pubblico globale e creando un ponte tra arte tradizionale e tecnologie immersive.

Le opere di Migliori, esposte nei più importanti musei del mondo – dal Moma di New York al Museo d’Arte Moderna di Bologna – rappresentano un patrimonio inestimabile per l’arte contemporanea. I suoi gioielli, piccoli capolavori di sperimentazione e poesia, aggiungono una nuova dimensione a una carriera già straordinaria, confermando il ruolo di Migliori come un «architetto della visione», capace di reinventare costantemente il linguaggio artistico.

Accanto ai pezzi originali, la mostra include una serie limitata di riproduzioni d’autore realizzate da una nota gioielleria bolognese, la cui assegnazione, unitamente alle opere retroilluminate, permetterà di raccogliere fondi a favore di attività di assistenza per la Fondazione Hospice MT. 

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