I giorni del fango

I giorni del fango è il titolo della nuova mostra inaugurata lo scorso 23 maggio negli spazi  della Raccolta Lercaro (Via Riva di Reno, 57) e visitabile fino al 28 luglio 2024. La rassegna fa parte del ciclo di incontri di approfondimento e divulgazione artistica “Giovedì della Lercaro”, inserito nel contesto di Bologna Estate 2024, il ricco programma di iniziative culturali della città di Bologna previsto da maggio a settembre.

Il nuovo allestimento celebra due importanti avvenimenti per il territorio regionale: il felice ritorno nella collezione permanente della Raccolta di due opere del noto ceramista e scultore Carlo Zauli (Faenza, 1926-2002) e il ben più triste anniversario dell’alluvione, che nel maggio 2023 ha colpito duramente l’Emilia-Romagna.

Adriano Zanni per I giorni del fango, Courtesy Sara Cosimini
Adriano Zanni per I giorni del fango, Courtesy Sara Cosimini

Levento nasce dalla collaborazione tra la Raccolta Lercaro e il Museo Carlo Zauli di Faenza, istituzione fondata dai figli dell’artista nel 2002. Ad un anno da quel tragico evento, le opere dell’artista faentino ripercorrono tutta la vicenda dialogando con una selezione di scatti dei fotografi Adriano Zanni, Andrea Bernabini, Richard Betti e Marco Parollo. Tutti coloro che hanno vissuto quel drammatico evento in prima persona hanno ancora davanti agli occhi le distese di fango, le case sommerse, i ricordi di una vita inghiottiti da quel mare nero e persi per sempre.

Marco Parollo per I giorni del fango, Courtesy Sara Cosimini
Marco Parollo per I giorni del fango, Courtesy Sara Cosimini

Gli scatti dei 4 fotografi restituiscono a chi osserva una narrazione per immagini di quei momenti, ognuno con il proprio sguardo e la propria sensibilità. Nei suoi scatti Adriano Zanni, fotografo e musicista nato a Ravenna nel 1964, rinuncia al colore, contribuendo così a dare una visione nitida e quasi brutale della realtà, senza edulcorarne per niente l’aspetto; il ravennate Andrea Bernabini, classe 1961, restituisce allo spettatore una visione prevalentemente aerea, in una prospettiva che a prima vista può sembrare distaccata, ma che in realtà è alla disperata ricerca di speranza e armonia di fronte a quei paesaggi feriti; il faentino Richard Betti indaga la dimensione del ricordo affettivo, presentando al pubblico una serie di scatti di altrettante fotografie appartenute alla sua cerchia familiare ed inesorabilmente danneggiate durante l’alluvione; infine, Marco Parollo, artista ravennate nato nel 1978, indaga i cumuli di oggetti e le macerie con uno sguardo quasi reportagista, alla ricerca di dettagli che possano raccontare qualcosa delle persone alle quali sono appartenute prima della tragedia.

I giorni del fango, veduta sala (2), Courtesy Sara Cosimini
I giorni del fango, veduta sala (2), Courtesy Sara Cosimini

Sicuramente, ognuno di questi fotografi ha un metodo tutto personale di raccontare la vicenda, ma c’è un fil rouge che li unisce: dai loro scatti traspare un profondo dolore e un forte attaccamento a quei luoghi così drammaticamente colpiti dall’evento, per quanto, in certi casi, tentino di mantenere uno sguardo distaccato per arrivare ad una sorta di estraneità documentaristica. Come molte abitazioni private, anche svariate istituzioni pubbliche hanno subito le conseguenze disastrose dell’alluvione. Purtroppo, è anche il caso del già citato Museo Carlo Zauli: il fango ha invaso cantine, piano terra, giardino e spazi adibiti a esposizioni, oltre a compromettere in modo permanente numerose opere della collezione. In questo caso, come in molti altri, lo sforzo dei volontari è stato cruciale per recuperare ciò che poteva essere recuperato nel più breve tempo possibile, anche se il lavoro non è ancora finito e la strada è ancora lunga e impervia. Le due opere di Carlo Zauli, con i loro colori terrosi e le forme curvilinee, somigliano quasi a dei cumuli di fango e potenziano il messaggio che l’esposizione vuole trasmettere: l’arte, oltre ad essere veicolo di contenuti e temi molto delicati e importanti, può e sopratutto, deve essere possibilità di incontro e farsi memoria storica.

I giorni del fango, veduta sala, Courtesy Sara Cosimini
I giorni del fango, veduta sala, Courtesy Sara Cosimini

A rafforzare l’idea di condivisione, lo scorso 13 giugno la Raccolta Lercaro ha organizzato un incontro aperto al pubblico con i 4 fotografi, dal titolo Parole d’artista – Conversazione sulla mostra “I giorni del fango”, al quale hanno partecipato, tra gli altri, anche Matteo Zauli, uno dei figli del ceramista faentino e Giovanni Gardini, il direttore della Lercaro. Grazie a questo scambio, le parole e le riflessioni personali degli artisti si sono aggiunte al racconto per immagini degli scatti fotografici, evidenziando così sguardi e sensibilità differenti. L’incontro è stato una buona opportunità per riflettere sulle potenzialità taumaturgiche dell’arte, vista come mezzo per elaborare un evento disastroso e come apertura verso una prospettiva di speranza, evidenziando come anche dal fango, si possano trovare nuove opportunità di crescita.

Foto copertina: immagine mostra Richard Betti per I giorni del fango, Courtesy Sara Cosimini

Sara Cosimini

Sara Cosimini

Sara Cosimini è una storica dell'arte, specializzata in Beni Storico-Artistici all'Università di Bologna. I suoi interessi principali sono incentrati sull'arte contemporanea.

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