I legionari bolognesi 4.0

A Bologna c’è un gruppo di persone che si allena e sostiene degli esami per diventare legionari romani. La Legio XIII Gemina nasce a Rimini nel 2011, ma dal 2019 si è accampata anche a Bologna. Merito del vicepresidente dell’associazione culturale Gabriele Gandolfi, in arte Marcus Caelius Felix. «La nostra è un’associazione di rievocazione e divulgazione – ci racconta -. È stata fondata da Denis Parisi e Marco Baiocchi. Prende il nome dalla legione che proprio in terra emiliano-romagnola cambiò la storia attraversando il Rubicone. Mi sono iscritto nel 2014. Galeotto un evento all’anfiteatro romano di Rimini. Mi sono innamorato di quel modo così dettagliato di raccontare la storia romana. Così poi insieme ad uno dei veterani del gruppo, il centurione Micheal Tebaldi (Oceanus), anche lui bolognese, abbiamo deciso di creare un gruppo anche in città. Bologna è per noi un’area molto vasta e interessante in cui crescere». 

Oggi sono in tutto 45 i legionari, di cui 15 bolognesi. Si allenano tutti i mercoledì nella palestra Don Bosco della bolognina (in origine si vedevano nelle strutture del Cusb). Durante gli allenamenti gli ordini vengono impartiti in latino e chi sbaglia paga pegno in flessioni. Un allenamento rigido, perché spiega Felix, «il legionario deve essere in forma» e non solo a livello fisico. Anche l’aspetto culturale è importante. Si studia sul testo di Giuseppe Casciarino, autore del Manuale del legionario romano. Dopo un periodo in cui si è sottoposti alla leva, tirones, si giunge all’esame, probatio, per diventare miles, soldati. «Chi partecipa ai nostri eventi deve essere capace di rispondere alle domande dei curiosi sulla storia romana, sui legionari e sulle armi in loro dotazione». Gabriele Gandolfi è anche autore di un libro: ‘Tredicesima, sulle orme della leggendaria legione romana’. «In palestra poi si impara l’arte gladiatoria, una scherma antica. Soprattutto si apprende come si combatteva in gruppo in una testuggine romana», spiega Gabriele. Diventare legionario costa 50 euro l’anno, ma la quota comprende l’allenamento in palestra.

Il più piccolo del gruppo ha 18 anni, fa parte della legione insieme ai suoi genitori. Il più grande ne ha 64. Tra di loro ci sono anche donne. «Molte altre associazioni, simili alla nostra, non permettono l’ingresso di donne. Noi cerchiamo di abbattere queste barriere. È donna la nostra aquilifera, la portatrice del nostro vessillo. Un unicum per questo tipo di realtà. Si chiama Romina Giovannini e il suo nome romano è Furia. Le donne e gli uomini che vogliono partecipare, ma che ritengono troppo pesante l’equipaggiamento da legionari, possono entrare a far parte del reparto arcieri», continua Gandolfi.

Cosa fanno, quando non indossano l’armatura, i legionari bolognesi? «Io lavoro in una società di consulenza – rivela Gandolfi -. Abbiamo tra i nostri a Bologna però anche tre archeologi: Daniele Alaimo, nome romano Numidicus; Gabriele Boi, in arte Victor; Federico Fornaro, per l’associazione Aleas. C’è poi un filologo: Fabrizio Lusiani, Sabinus». Effettivamente il gruppo di legionari aspira oltre che a fare rievocazione, anche all’archeologia sperimentale. «Ricostruiamo gli oggetti dell’era romana. Molti ci notano proprio per l’accuratezza. Solo i materiali a volte cambiano, ma le armi, gli strumenti e il loro funzionamento sono molto accurati. Tra di noi ci sono anche “civili”, soprattutto donne, che si occupano solo di divulgazione e sono loro a mostrare una delle nostre chicche: abbiamo ricostruito gli strumenti usati dai chirurghi dell’epoca romana, ridando vita agli studi e ai ritrovamenti archeologici. I nostri equipaggiamenti , inoltre, raccontano un periodo preciso della storia romana. Il I secolo dopo Cristo, in piena era imperiale. Si parla di almeno 35 equipaggiamenti completi. Abbiamo anche costruito una catapulta e stiamo costruendo uno scorpione, una sorta di grande balestra».

La crisi però rende più difficili questi investimenti. «Il prezzo di legno e metalli è cresciuto, questo implica una spesa maggiore per i soci. Noi abbiamo la fortuna che la nostra Furia ha insieme a suo fratello un’impresa di artigianato. Sono fabbri e ci aiutano a realizzare quel che occorre». Oltre alla super inflazione degli ultimi mesi, anche la pandemia ha messo in ginocchio l’associazione, che ha saputo però rialzarsi: «Non ci potevamo vedere. Gli eventi sono saltati. Abbiamo fatto qualche riunione online. Diverse sono state le defezioni. Intanto abbiamo partecipato a qualche seminario sul web. Con Gabriele Boi ho partecipato per esempio ad un seminario online dell’associazione Casus Belli – Alma Mater Studiorum. Se siamo sopravvissuti come realtà a quel durissimo biennio è per la tenacia dei veterani e l’entusiasmo dei nuovi».

Il fine principale dei moderni legionari è, come abbiamo già detto, fare rievocazione storica. Ogni anno partecipano agli eventi a Ozzano Emilia nel sito di Claterna e a San Benedetto Val di Sambro, in località Madonna dei Fornelli, lungo la via Flaiana militare. Sono molto attivi nelle scuole e sono stati invitati in una dozzina di istituti tra Bologna e Rimini. In particolare nell’ultimo periodo ci sono stati due eventi con scuole a Imola, mentre non è stata dimenticata una bella esperienza a Borgo Panigale. «È bellissimo vedere i bambini che ti martellano di domande, che scoprono una storia diversa da toccare e vivere. Ci vedono e incominciano a studiare storia. Li coinvolgiamo nella vita della romanità antica e dei legionari».

L’associazione ha portato in questi anni Gabriele in tanti luoghi bellissimi. È stato al Vallo di Adriano e a Nimes in Francia, durante i Grandi giochi romani. Una delle emozioni più grandi è stata quella del penultimo weekend: «Tra il 21 e il 22 maggio abbiamo potuto partecipare al primo evento davvero post pandemico, senza paure e restrizioni. Il Sub aquila è un evento rievocativo senza pubblico. Simuliamo una battaglia con i celti. Per me è stato un ritorno alla normalità». Per Gabriele, può far sorridere qualcuno perché sembra un ossimoro, la normalità è anche questo. Ritornare ad essere un legionario romano e ridare vita ad una antica battaglia contro i celti.

Gabriele Gandolfi e a destra Micheal Tebaldi

Thomas Buratti è l’autore della bellissima foto in copertina 

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