I soci Cubo alla scoperta dei luoghi del cuore di Morandi e le opere dell’architetto Alvar Aalto

Il fresco e il verde dell’Appennino bolognese hanno accolto i soci del Circolo Cubo – Università di Bologna lo scorso 12 settembre 2026, in una giornata all’insegna dell’arte e della buona compagnia. Accompagnati dalle spiegazioni dello storico dell’arte Pierluca Nardoni, i partecipanti hanno ripercorso le strade attraversate da due dei più grandi protagonisti della storia dell’arte e dell’architettura del Novecento: Giorgio Morandi e Alvar Aalto.

Il risveglio di buon mattino il sabato non ha di certo scoraggiato i nostri soci, che hanno accolto con grande entusiasmo e partecipazione la proposta della gita giornaliera da parte del Circolo Cubo. Raccolti tutti i partecipanti, alle 8:30 il pullman è partito alla volta della prima destinazione della giornata: Grizzana Morandi. Immerso nel cuore dell’Appennino bolognese, il paese ha una storia strettamente legata a quella di Giorgio Morandi, che parte da lontano. Non è un caso, infatti, che nel nome sia compreso anche il cognome del maestro bolognese: una scelta ben precisa, che dal 1985 suggerisce il legame profondo tra Morandi e quei luoghi. Tutto ha origine nel 1913, quando l’artista, insieme alla madre e alle tre sorelle Anna, Dina e Maria Teresa, soggiorna per la prima volta a Grizzana, ospite della famiglia Veggetti. Quello che nasce come un soggiorno estivo per poter respirare aria più salubre diventa presto un legame destinato a perdurare: Grizzana sarà per Morandi non solo un luogo di villeggiatura, ma un rifugio sicuro durante gli anni della guerra e, soprattutto, uno spazio privilegiato per osservare il mondo che lo circonda. La luce di Grizzana lo accompagna anche al ritorno nella casa di Bologna, tanto che, alla fine degli anni Cinquanta, quando ormai è un artista riconosciuto in Italia e all’estero, decide insieme alle sorelle di acquistare un terreno proprio di fronte a Casa Veggetti e di costruirvi un’abitazione.

Esterno di Casa Morandi (dett.), Foto di Chiara Saccani

La villetta viene edificata nel 1959 e rispecchia l’estrema semplicità di Morandi, con geometrie essenziali, ambienti pensati per essere funzionali e uno stile lontano dall’idea di una dimora rappresentativa dell’artista affermato. La casa di Grizzana non si impone sul paesaggio, ma si mette in relazione con esso; le numerose finestre, distribuite sui quattro lati dell’edificio, assicurano una grande quantità di luce e ampliano gli spazi fino alle colline circostanti, paesaggio d’elezione di Morandi che accoglie i Fienili del Campiaro, seconda meta della giornata. Nella geografia pittorica dell’artista, che comprende i Monti di Veggio, Casa Veggetti e Villa Tonelli, i Fienili possiedono una rilevanza particolare: ben lontani dall’essere semplicemente un “soggetto” della sua poetica, rappresentano un luogo attraverso cui comprendere meglio il suo modo di osservare il paesaggio. Da sempre poco interessato a tutto ciò che oggi si definirebbe mainstream, Morandi focalizza la sua attenzione su quanto normalmente si è portati a ignorare, rivelando la straordinarietà che si cela sotto la superficie dell’apparente banalità. Quello che a prima vista potrebbe sembrare un semplice complesso rurale fatto di case, stalle, porcilaie e fienili, attraverso il suo sguardo diventa un luogo sospeso nel tempo, plasmato dalla luce e dal colore.

Le colline di Grizzana Morandi (dett.), Foto di Chiara Saccani

Sottratti all’ambiente rurale e contadino, i Fienili di Campiaro diventano la sede del Museo degli Allievi di Giorgio Morandi, istituzione pensata per custodire la memoria dell’eredità culturale del maestro bolognese, la cui eco riecheggia nella ricerca dei pittori che hanno seguito le sue orme. Dopo aver riempito gli occhi dell’arte di Morandi, una veloce pausa pranzo e la ripartenza, nel primo pomeriggio, alla volta di Riola di Vergato, per visitare uno dei luoghi più significativi dell’architettura del Novecento: la Chiesa di Santa Maria Assunta dell’architetto finlandese Alvar Aalto. Realizzata tra il 1976 e il 1978 e affacciata sul fiume Reno, è un’opera particolarmente significativa, perché rappresenta l’unico esempio di edificio religioso cattolico di Aalto e la sua unica architettura realizzata in Italia.

Esterno di Chiesa di Santa Maria Assunta di Alvar Aalto (dett.), Foto di Chiara Saccani

La sua presenza, in un piccolo paese come Riola, è tutt’altro che casuale: la chiesa è infatti parte di un progetto di rinnovamento dell’architettura religiosa promosso a Bologna dal cardinale Giacomo Lercaro. L’obiettivo del progetto è proprio quello di ripensare gli spazi del culto alla luce di una più aggiornata concezione della liturgia, in un rapporto di rinnovata sinergia tra comunità, spazio sacro e natura. Dopo aver visitato personalmente Riola nel 1966, Aalto concepisce l’edificio non come un volume estraneo al paese e a ciò che lo circonda, ma come un’architettura in grado di dialogare con il fiume e i profili delle montagne dell’Appennino bolognese.

Interno di Chiesa di Santa Maria Assunta di Alvar Aalto (dett), Foto di Chiara Saccani

Il risultato, che Aalto non ha potuto apprezzare perché scomparso poco prima dell’avvio del cantiere, è un edificio che si lega profondamente al territorio, dalla scelta dell’utilizzo dei materiali, come l’arenaria e il marmo bianco di Carrara, fino alle forme della facciata, che richiamano i profili dei rilievi circostanti. Grande rilievo viene dato anche alla luce naturale, che scolpisce gli spazi entrando dalle ampie vetrate degli archi della copertura, contribuendo a costruire l’esperienza dello spazio sacro. Lontana dal volersi imporre sul paesaggio, la Chiesa di Santa Maria Assunta ne sottolinea il valore, attraverso la valorizzazione delle peculiarità del territorio.

Interno di Chiesa di Santa Maria Assunta di Alvar Aalto (dett.), Foto di Chiara Saccani

Un filo invisibile sembra legare le ricerche di Morandi e Aalto, sicuramente diverse nel risultato finale, ma vicine negli intenti: entrambe non cercano di sovrastare con la loro voce il contesto in cui operano, ma, al contrario, ne valorizzano le specificità, creando un dialogo tra l’opera e il luogo per cui è stata concepita. Un concetto profondo, su cui i soci hanno avuto modo di riflettere durante il viaggio di ritorno verso casa.

Foto copertina: interno di Casa Morandi

Sara Cosimini

Sara Cosimini

Storica dell'arte specializzata in Beni Storico-Artistici all'Università di Bologna. I suoi interessi principali sono incentrati sull'arte contemporanea.

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