Il “27”, giorno di San Paganino

Marco Bortolotti

C’era una volta… lo stipendio fatto di buone banconote odorose, fruscianti e desiderate, estratte da antica cassaforte di fabbrica austriaca – preda bellica con i cannoni del bollettino Diaz – ed ora cimelio dell’Archivio storico universitario. Piccola cerimonia mensile celebrata dall’economato universitario il 27 di ogni mese, ora sostituita da invisibili procedimenti elettronici. Il “27” non è più sinonimo di stipendio, così registrato nel dizionario, e san Paganino, non è più invocato e benedetto da piccoli travet. La prima attestazione del “27” la troviamo nel romanzo Demetrio Pianelli di Emilio De Marchi, edito in rivista nel 1888. Esaurita la sentimentale, lessicale premessa, resta una domanda; perché il 27 e non il 1° o l’ultimo del mese, che paiono date più ragionevoli per uffici di contabilità e per riscuotere lo stipendio? A stabilire quella data per il pagamento degli stipendi a tutto il personale civile e militare dello Stato, fu il bolognese Marco Minghetti, ministro delle Finanze del regno d’Italia, con circolare del 23 aprile 1864. Minghetti era uomo di soda cultura umanistica, corrispondeva con la regina Margherita e le insegnava il latino. Esponente di spicco di un governo che stava adeguando la burocrazia sabauda ai compiti della giovane nazione appena costituitasi unitaria. Ferrovie, codici, scuole, poste, esercito erano cantiere e tutto il neonato apparato statale, con la sua burocrazia, era chiamato alla costruzione di uno Stato dalle forti volontà pedagogiche. Lo stipendio in quegli anni di fervore edificatorio, toglieva dall’indigenza, premiava e spronava, nobilitando la classe dei piccoli burocrati. Nei trattati delle imprese del nostro Cinquecento, rappresentazioni simboliche della morale e condotta di vita, compare l’impresa descritta da un rebus crittografico in numeri romani così disposti . “ XX . VII” da interpretare “ vinti (i) sette” vizi capitali. L’impresa figura in più luoghi e in bella vista, nello studiolo di Isabella d’Este, in Corte Vecchia a Mantova. Da qui forse il “27” ,data stipendiale caricata di significati edificanti.

L’immagine “XX VII” è contenuta nell’opera curata dall’amica Alessandra Rizzi , Parola silenzio musica, Clueb 2016 , p. 143, mi ha suggerito la burocratica “stravaganza” , qui sottoposta al giudizio di Raffaella Gherardi, scienziata politica e studiosa principe di Minghetti.

Letto 57 volte

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookie per fornirti la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito o cliccando su "Accetto" acconsenti al loro utilizzo. Maggiori informazioni.

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi